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Italy

A caccia del misterioso male che uccise Francesca all’età di 14 anni

Francesca si spense il 9 luglio 2015, all’età di quattordici anni, per le conseguenze di una forma sconosciuta di leucemia assai aggressiva e capace di resistere a ogni cura. Quattro anni dopo, i suoi genitori — Giuseppe Martini, fisico specializzato in biologia molecolare, ex direttore del Dipartimento Scienza della Vita del Cnr che si occupa proprio di quelle malattie, e Donatella Capone, manager nel settore delle biotecnologie — sono alla guida di una onlus il cui scopo è studiare la patologia che portò alla scomparsa della figlia e di trovarne le cure. Accadde tutto in sei giorni di luglio. All’indomani dell’esame di terza media Francesca, che viveva a Roma e che Donatella adesso ricorda dicendo che era «sana, bella, brillante», andò a Gaeta dove i genitori avevano una casetta. La sera del venerdì 4 raggiunse la spiaggia assieme alla comitiva del mare. Appassionata di musica, aveva con sé la chitarra che spesso suonava per gli amici. D’un tratto disse che stava male e si sdraiò sul lettino: aveva freddo, si sentiva stanca. Poi chiamò la mamma, raccontandole di quella febbriciattola apparentemente da nulla, 37 e mezzo.

Febbre

Solo all’indomani Donatella andò a prendere Francesca. Nel frattempo la febbre era salita, quasi 38, e a preoccupare erano quelle piccole emorragie agli occhi. È una forma con cui la leucemia si mostra «ma ancora non si sapeva: i globuli bianchi si moltiplicano invadendo i capillari e rompendoli».
Domenica i genitori portarono Francesca al pronto soccorso oculistico dell’Umberto I. Dopo il prelievo del sangue si capì che bisognava trasferirla alla Divisione ematologia. La diagnosi arrivò subito. Appunto: leucemia mieloide acuta. «Sapevamo che nell’80 per cento dei casi — racconta ancora Donatella, tenuta per mano dal marito — con le cure adatte si guariva, eravamo fiduciosi». Ma la malattia che colpì Francesca era di un ceppo strano, anomalo. Al mercoledì la quattordicenne si spense e la mamma ricorda così gli istanti successivi: «Una catastrofe totale, non sapevo neanche più camminare». Eppure, sconvolti dal dolore, Giuseppe e Donatella trovarono forza e lucidità per chiedere ai medici di conservare in vitro le cellule di Francesca. Che sarebbero servite poi.

La onlus

Quattro anni dopo quella tragedia, Donatella e suo marito conducono una onlus il cui obiettivo è studiare a fondo la forma di leucemia che colpì la figlia. Partendo proprio dall’analisi del suo Dna. Per farlo, però, servono soldi. Almeno 60 mila euro per pagare una borsa di studio triennale a un ricercatore che si dedichi esclusivamente all’analisi di quelle cellule ammalate. Ecco perché ieri e oggi a Milano, nell’ex chiesa di San Carpoforo, in collaborazione con l’Accademia di Brera, si tiene una vendita di beneficenza di 32 quadri dipinti da scienziati del calibro di Edoardo Boncinelli (genetista), Pablo Amati (ex presidente dell’Istituto Pasteur) e Antonio Siccardi (ricercatore al San Raffaele).

Il padre

Con la voce che ogni tanto si ferma per la commozione, il papà di Francesca spiega l’obiettivo della ricerca: «In questi casi rari serve andare a vedere cosa sia accaduto alle singole persone cercando i segnali “predittivi”. Le eventuali cure che troveremo serviranno ad evitare ad altri quello che ci ha portato via Francesca».

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