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L'Ue spinge per gli aiuti a Gaza, ma è ancora divisa sulla formula della "pausa umanitaria"

Consiglio europeo / Israele

I leader dei Ventisette faticano a trovare una posizione decisa e forte sul conflitto tra Israele e Hamas e rischiano di rimanere spettatori di eventi rispetto ai quali non riescono a muoversi in maniera compatta

L'Unione europea è intenzionata a mostrarsi finalmente compatta e unita nella sua posizione sulla guerra tra Israele e Hamas. Ma alla vigilia del Vertice di Bruxelles previsto per domani (giovedì 24) e venerdì, le cancellerie sono ancora impegnate in una frenetica discussione sulle parole da utilizzare nel testo in riferimento al conflitto, nello specifico riguardo la richiesta di una pausa umanitaria. Quello che non è ancora chiaro è se i leader useranno il singolare o il plurale, se chiederanno "una pausa umanitaria", o delle "pause umanitarie" (come vorrebbe anche l'Italia), per dare più tempo agli aiuti per arrivare alle popolazioni della Striscia di Gaza.

"Può sembrare una differenza sottile, ma le parole hanno un significato e sono importanti. Quello che conta soprattutto e su cui si cercherà di trovare un consenso, è sul come migliorare le cose in pratica" per la popolazione civile, ha affermato un alto funzionario Ue. Di sicuro non si chiederà un "cessate il fuoco". "Quello si ottiene tra due parti belligeranti, e Hamas non lo è, è un'organizzazione terroristica", ha spiegato una fonte diplomatica europea.

Questioni linguistiche a parte, i 27 capi di Stato e di governo reitereranno la loro condanna "con la massima fermezza" dell'attacco di Hamas del 7 ottobre, in cui sono stati uccisi più di 1.400 israeliani, per la maggior parte civili. Ma esprimeranno anche "grave preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria a Gaza", e condanneranno anche "tutte le violenze e le ostilità contro i civili", si legge in una bozza del testo delle conclusioni. I tre obiettivi principali, dal punto di vista dell'Ue, sono "come migliorare la situazione a Gaza sotto il profilo umanitario; come evitare un'escalation regionale; come rilanciare il processo di pace" basato su una soluzione a due Stati, ha continuato il funzionario Ue.

Le dure parole del segretario generale dell'Onu, António Guterres, che ha condannato le "punizioni collettive" contro i palestinesi, e chiesto di contestualizzare l'attacco di Hamas all'interno dei "56 anni di soffocante occupazione" della Palestina, hanno portato il dibattito internazionale a un livello differente, con le Nazioni Unite che stanno spingendo affinché anche l'Occidente alzi a voce in maniera più decisa per chiedere a Israele di fermare, o quantomeno ridurre, i bombardamenti che dall'inizio del conflitto hanno già ucciso più di 6.500 persone, secondo le autorità sanitarie di Gaza. Ma i Paesi membri sono divisi tra quelli che vogliono una linea più morbida e mettono al centro il diritto di Israele a difendersi, con ogni messo necessario, e quelli che vogliono essere più decisi nel chiedere il rispetto del diritto internazionale e di guerra, e una de-escalation degli attacchi sulla Striscia.

Tra questi la Spagna è quello che più sta spingendo affinché si facciano pressioni su Tel Aviv affinché si fermi. "Mi unisco alle voci, in particolare a quella del segretario generale dell'Onu, perché ci sia un cessate il fuoco umanitario che permetta l'ingresso urgente di aiuti umanitari a Gaza in modo sistematico, permanente e proporzionato alle esigenze straordinarie della società palestinese", ha detto il premier Pedro Sanchez. Il presidente francese, Emmanuel Macron, appena tornato dal suo tour in Israele, Cisgiordania, Giordania ed Egitto, molto probabilmente porterà anche sul tavolo dei leader europei la sua richiesta di creare una coalizione anti-Hamas come fu quella anti-Isis, sperando di trovare consensi all'idea.

I Paesi dell'est sono preoccupati invece che il conflitto mediorientale oscuri l'attenzione verso quello in Europa e insistono sull'importanza di non ridurre il sostegno all'Ucraina nella guerra contro la Russia di Vladimir Putin. Segno visibile della vicinanza dell'Europaa Kiev sarà rappresentato dall'ormai consueto intervento in video del presidente Volodymyr Zelensky. L'Europa dovrebbe assicurargli il suo incessante supporto, promettendogli che gli eventi in Medio Oriente, non distoglieranno l'attenzione dall'invasione ancora in corso in Ucraina. Anche nelle conclusioni i leader dei 27 ribadiranno il loro supporto "incondizionato" e la loro determinazione a "continuare a fornire un forte sostegno finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico" al Paese "per tutto il tempo necessario".

Si parlerà anche dei beni congelati alla Russia, un tema in agenda da qualche mese sul quale le accelerazioni della Commissione europea sono state frenate dai moniti della Bce. Gli Stati procedono con grande cautela: l'intenzione sarebbe quella di utilizzare gli interessi che i beni russi congelati producono per aiutare l'Ucraina. La situazione però, dal punto di vista giuridico, non è chiarissima, perché utilizzare i proventi creati da questi beni significherebbe equipararli a beni confiscari, e non solo congelati, e questo potrebbe minare la credibilità dell'Unione europea nei mercati finanziari mondiali, nonché aprire la strada a cause legali.

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