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Al Petruzzelli la stagione lirica 2020 si apre con «Un ballo in maschera»

In cartellone non è l’unica opera di Verdi, presente anche con altri due titoli della maturità, «Aida» e «Falstaff». Regia di Massimo Gasparon, che ha rivisto uno storico allestimento di Pierluigi Samaritani; sul podio Giampaolo Bisanti, nel ruolo di Riccardo il tenore in ascesa Giorgio Berrugi

di Francesco Mazzotta

Un ballo in maschera è un’opera che ha fatto esultare. Si gridava «Viva Verdi!» all’uscita dal teatro Apollo di Roma dopo la prima del 1859, in pieno spirito unitario. Venne scritto anche sui muri, a pennellate. S’inneggiava a Vittorio Emanuele Re d’Italia attraverso il cognome del compositore, acronimo perfetto all’occasione. Ma si celebrava anche il musicista, al culmine della celebrità dopo la trilogia popolare (Rigoletto, Trovatore e Traviata), rispetto alla quale Un ballo in maschera risulta musicalmente più avanti. È il titolo con cui la Fondazione Petruzzelli inaugura stasera (ore 20.30) la stagione d’opera (repliche sino all’1 febbraio).

La trama

Gli ingredienti della trama sono sempre quelli: passioni, tradimenti, complotti e componente magica, articolati dentro un sinistro dramma scespiriano attraverso il classico triangolo tenore-soprano-baritono. Per questioni di censura (c’era stato l’attentato a Napoleone III), il regicidio di Gustavo III di Svezia, ispiratore del libretto che Antonio Somma elaborò sotto la supervisione di Verdi, venne ambientato a Boston, dove il governatore Riccardo - secondo quanto previsto dalla maga Ulrica - verrà ucciso durante una festa danzante dall’amico Renato, sentitosi tradito dalla moglie Amelia, il cui amore per Riccardo in realtà non verrà mai consumato. È l’America di fine Seicento, dove la questione razziale ha un suo peso, se si pensa che Renato è un creolo e Ulrica, «indovina di razza nera», compie sortilegi afroamericani. Ed è bastato per calcare sul tema della discriminazione al regista, scenografo e costumista Massimo Gasparon, che al Petruzzelli mette in scena, rivisto e corretto, tra messe nere e rimandi alla Guerra di Secessione vicina ai tempi di Verdi, l’ormai datato Ballo in maschera del teatro Regio di Parma realizzato più di trent’anni fa da Pierluigi Samaritani, l’ultimo grande maestro della scena dipinta.

La musica

Ma se la parte spettacolare richiede un certo sforzo per districare la matassa del libretto, è sul fronte musicale che l’impegno risulta più arduo, tra irrequiete esposizioni orchestrali, rimandi al grand-opéra e dilatazioni melodiche dentro un lessico assolutamente ricercato, sia nei toni drammatici che nelle aperture alla commedia, vera novità per Verdi. Giampaolo Bisanti, sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro, ha sul palco un cast molto interessante, a partire da Giorgio Berrugi, tenore lirico con un passato da clarinettista e una passione per Giuseppe Di Stefano, per lui «impareggiabile». È già stato Riccardo in Un ballo in maschera a Mosca con la direzione di Sagripanti e la regia di Livermore. E non sono pochi i momenti in cui Berrugi dovrà mettere in gioco una vocalità più eroica nel ruolo che è stato cavallo di battaglia di Pavarotti.

Le voci

Al debutto nella parte di Renato è lo slovacco Dalibor Jenis, baritono ormai di casa alla Deutsche Oper di Berlino dove ha cantato in Nabucco e Cavalleriae si appresta a interpretare Rigoletto il mese prossimo. Insomma, un baritono verdiano come occorrerebbe per questo ruolo. Mentre la russa Veronika Dzhioeva si è già imbattuta in Amelia e nelle fatiche vocali che questo personaggio richiede, forse non meno di Ulrica, ruolo di mezzo-soprano con puntatine contraltili che a Bari vede impegnata l’altra russa Elena Gabouri, già maga nel Ballo in maschera di Pierluigi Pizzi all’Arena di Verona. Il soprano Damiana Mizzi sarà invece il paggio Oscar modellato sul ruolo en-travesti e di mezzo carattere con vocalità belcantista. E sin qui i cantanti dei ruoli principali del primo dei due cast, con Leonardo Sini secondo direttore.

A Bari mancava dal 2005

L’ultima volta che a Bari s’era visto Un ballo in maschera era il 2005, al Piccinni, sempre per la stagione della Fondazione Petruzzelli, che nel 2020 riparte nel segno di Verdi, quest’anno di ritorno anche con Aida e Falstaff. La programmazione disegnata dal sovrintendente Massimo Biscardi punta sulla tradizione italiana (Adriana Lecouvreur, Elisir d’amore, Turandot), ma propone anche le chiccheIl gallo d’oro di Rimskij-Korsakov e Tristan und Isolde di Wagner, nuova produzione del Petruzzelli con la regia di Yannis Kokkos e la direzione di Marc Piollet, la vera scommessa. Intanto, Viva Verdi!