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AstraZeneca fino ai 65 anni: vaccini ad altri 10 mila tra prof e amministrativi

UDINE. Una piccola rivoluzione, attesa, annunciata e finalmente ufficializzata da parte dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco e da Roberto Speranza. Da martedì 23, infatti, una circolare del ministero della Salute ha certificato la possibilità di utilizzare il vaccino di AstraZeneca non più esclusivamente fino ai 55 anni di età.

No, le fiale dell’azienda anglo-svedese potranno essere iniettate fino ai 65 anni portando il nostro Paese ad allineare il limite massimo consentito a quello, ad esempio, di Francia e Germania.

Considerato, inoltre, che questo prodotto attualmente è utilizzato principalmente per il personale scolastico – oltre che per le forze dell’ordine e l’esercito –, il tutto si traduce in un ampliamento notevole dei possibili beneficiari che, in Friuli Venezia Giulia, possono aumentare di ulteriori 10 mila unità.

La novità

Il cambio di rotta, peraltro atteso e auspicato da più parti, ma comunque arrivato quando la maggior parte delle Regioni avevano già aperto le agende vaccinali per la scuola se non cominciato a immunizzare le persone, costringe la giunta a modificare il piano locale di somministrazione.

Perchè, in fondo, un conto è gestire un range compreso tra 15 e 20 mila persone – tenendo in considerazione l’intero paniere di aventi diritto nel mondo della scuola –, un altro ampliarlo di altre 10 mila unità, inserendo nel totale anche enti di formazione, Its e il resto del personale, mentre, tra l’altro, si procede con le vaccinazioni degli over 80 e i richiami delle prime dosi.

«La campagna vaccinale – conferma Riccardi –, il cui andamento è influenzato principalmente dalla disponibilità limitata di vaccini, verrà rimodulata per garantire la copertura a tutti i soggetti under 65 compresi nelle categorie prioritarie indicate dal Governo».

Secondo quanto comunicato alla Regione, la decisione è stata presa «sulla base di nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate, e dati di immunogenicità in soggetti di età superiore ai 55 anni, nonché nuove raccomandazioni internazionali tra cui il parere dell’Organizzazione mondiale della sanità».

Sono comunque esclusi dal ricorso a questo siero «le persone definite estremamente vulnerabili, per le quali la vaccinazione avverrà, in base alle indicazioni attuali, con i prodotti di altre aziende farmaceutiche, come Pfizer e Moderna».

Come funziona Astrazeneca

Il prodotto targato AstraZeneca non è, come quelli di Pfizer e Moderna, un vaccino basato sull’innovativa tecnologia dell’mRna, bensì è stato realizzato poggiandosi sul vettore virale e utilizzando l’adenovirus degli scimpanzè.

Esattamente come gli altri vaccini, tuttavia, necessita di un richiamo a distanza di tempo, con l’intervallo ottimale che pare essere fissato in 12 settimane. Stando ai principali studi clinici, e anche ai dati comunicati all’Ema per l’approvazione, l’efficacia vaccinale è risultata pari al 59,5% nel prevenire la malattia sintomatica.

In coloro che hanno ricevuto la seconda dose dopo 12 settimane dalla prima, l’efficacia dopo 14 giorni dal richiamo, è stata dell’82,4%. Tuttavia, come spiegato anche recentemente da Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato di Irbm Pomezia, azienda che riveste un ruolo importante nella realizzazione del prodotto finale «il vaccino è efficace al 100% sulla malattia grave e questo significa che chi prenderà l’infezione sicuramente non finirà in ospedale».

Rispetto ai prodotti di Pfizer e Moderna, inoltre, il vaccino di AstraZeneca non è soltanto molto più economico, ma non necessita nemmeno della catena del freddo per la sua conservazione. Il vaccino viene infatti consegnato in confezioni con fiale contenenti dieci dosi ciascuna e va conservato a una temperatura da “frigorifero” compresa tra 2° e -8°.

Per questo, tra l’altro, sarà quello che verrà consegnato ai medici di base per le immunizzazioni di massa assieme – si spera a partire dalla metà di marzo dopo il via libera dell’Ema – a quello di Johnson&Johnson che, tra l’altro, necessita di una sola iniezione.

La campagna vaccinale in Friuli Venezia Giulia

Nel corso dell’audizione di martedì 23 in Consiglio regionale, quindi, Riccardi ha presentato lo stato dell’arte della vaccinazione in Friuli Venezia Giulia. Il vicepresidente ha spiegato che a ieri mattina in regione erano state somministrate 93 mila 208 dosi di vaccino – poi salite nel pomeriggio a 94 mila 749 – con 35 mila 262 persone che hanno ottenuto anche il richiamo e 23 mila 684 cui è stata inoculata la prima dose.

Relativamente alle categorie, poi, la quasi totalità (98%) degli operatori sanitari e socio sanitari è stata immunizzata, oltre al 57% degli ospiti di strutture residenziali, al 58% del personale non sanitario e al 10% della platea complessiva degli over 80. In particolare, per quest’ultima fascia, 10 mila 654 sono stati vaccinati e per oltre 60 mila è stata programmata la somministrazione.

«Il dato importante relativo alla prima fase – ha specificato Riccardi –, è che su una base potenziale – al netto, tra gli altri, di quelli già colpiti dal virus – di 48 mila persone da vaccinare si è raggiunta un’adesione superiore al 90%.

Allo stato attuale, inoltre, la gran parte del personale docente e non docente under 55 delle università di Udine, Trieste e della Sissa ha già ricevuto la prima somministrazione. Le dosi Pfizer finora consegnate sono 109 mila 75, alle quali si aggiungono le prime 10 mila 100 di Moderna.

La previsione di AstraZeneca per le prossime settimane ammonta a circa 47 mila 800 dosi. Infine, per quel che riguarda le vaccinazioni sull’intero territorio regionale, come ha spiegato Riccardi, l’andamento è abbastanza omogeneo. Le percentuali finora somministrate rispetto al totale delle consegne sono così suddivise per Aziende sanitarie: Asugi (Giuliano Isontina) 77%, Asfo (Friuli Occidentale) 70% e Asufc (Friuli Centrale) 64%. —

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