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Borse e Pil, la «divergenza parallela» e i rischi di nuova bolla speculativa

Dice Goldman Sachs che un vaccino è ben più importante della nuova presidenza di Joe Biden: per l’economia e per i mercati, s’intende. Non a caso, dopo l’annuncio di Pfizer, Wall Street è salita del 3,5% al nuovo record e ancor più son volati gli indici europei, con l’FtseMib in testa. E tutte le borse era già balzate di oltre il 7% sull’entusiasmo per la staffetta alla Casa Bianca, cosicché il bilancio da fine ottobre segna uno stratosferico guadagno dell’11% per l’S&P500 e del 14% per lo Stoxx (addirittura 19% per Piazza Affari): numeri leggermente limati nelle ultime sedute. A dire il vero, questi numeri inglobano l’ulteriore salto, per un buon 2%, dopo l’annuncio del vaccino Moderna, cosicché è lecito aspettarsi nuove dosi di baldanza quando, a giorni, pure Astrazeneca, Johnson & Johnson e una dozzina di altre case farmaceutiche riveleranno i loro nuovi prodotti anti Covid. Per le borse, verrebbe da dire, Trump, Biden o i vaccini rappresentano equivalenti occasioni per festeggiare.

Wall Street vuole correre (ancora). Ci riuscirà?

Concordano gli analisti di Goldman Sachs, che si sono affrettati ad alzare gli obiettivi dell’S&P500 per i prossimi due anni: a 3.700 per fine 2020, a 4.300 per fine 2021 e a 4.600 per il 2022, suffragati da stime di crescita degli utili societari del 29% il prossimo anno, del 12% nel 2022 e per percentuali un po’ più basse nel 2023 e 2024.

Borse e Pil, la «divergenza parallela» e i rischi di nuova bolla speculativa

La scomparsa del Covid, fissata a giugno grazie all’immunità assicurata dai vaccini, l’espansiva politica fiscale della nuova amministrazione americana (almeno mille miliardi il prossimo anno) e il ritorno della fiducia faranno crescere l’economia a ritmi ben superiori a quelli sperimentati fino al 2019. E, con una Fed che non alzerà i tassi fino al 2025, Wall Street avrà la strada spianata per correre in perfetta tranquillità. Tanta lungimiranza da parte di Goldman lascia perplessi, ben ricordando come nel marzo scorso la banca prevedesse ancora un Pil americano in rialzo quest’anno e come due mesi dopo lo stimasse in caduta quasi doppia (-6,5%) di quella che invece si sta profilando. E come s’aspettasse un tracollo degli utili societari del 33%, oltre il doppio di quanto ora si prevede: senza tralasciare la previsione di tre o quattro rialzi dei tassi Fed a fine 2018, pochi mesi prima che la Fed cominciasse, invece, a tagliarli precipitosamente. Se poca è la visibilità nel breve periodo, ci si chiede come sia possibile veder tanto lontano.

I desideri eccessivi della finanza

Ma il vizio di Goldman è peraltro diffuso nella comunità finanziaria, poiché tra gli operatori è forte la tentazione di proiettare nel futuro la tendenza delle ultime settimane.
Si sa che le borse anticipano gli eventi e l’arrivo dei vaccini è sicuramente il fattore che rende più rosee le prospettive. Ma c’è qualcosa di eccessivo nel desiderio di tralasciare il presente; e, come la recessione da coronavirus è stata scontata dai mercati nel giro di un mese, si considera adesso già finita una pandemia che durerà invece ancora parecchi mesi: tanto più negli Stati Uniti dove i nuovi contagi sfiorano i 200 mila casi al giorno (ben più di quelli cumulati da Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Italia che insieme hanno una popolazione pari a quella Usa) e l’immunità assicurata dal vaccino arriverà ben più tardi di quanto immagini Goldman, come sostiene uno studio di UniCredit. «Vendete il rialzo da vaccino delle borse», ammonisce invece Bank of America. Secondo BofA, il 2020 è stato l’anno del virus, dei lockdown, della recessione e poi della speranza che ha spinto Wall Street in crescita del 12%, pur con utili societari in caduta del 16%.

L’effervescenza anomala dei mercati finanziari

Il 2021 sarà l’anno del vaccino, della riapertura di tutte le attività, della ripresa, del picco dei profitti e della massima espansione della politica fiscale: tutte cose ampiamente scontate e che dovrebbero rendere quantomeno più prudente (addirittura bearish , pessimista, secondo BofA) la borsa americana. Tanto più che a 3.600 punti l’S&P500 vale 22 volte gli utili dei prossimi 12 mesi.
Non s’era forse visto qualcosa di analogo nel 2019, quando la borsa languiva dopo aver digerito tutta l’esuberanza seguita al taglio delle tasse? In effetti, c’è qualcosa di anomalo in questa effervescenza dei mercati finanziari. BofA calcola che il ritorno totale prodotto da azioni e bond supera oggi di ben 1,4 volte il pil mondiale e ha sorpassato i livelli della bolla speculativa del 2000.

Borse e Pil, la «divergenza parallela» e i rischi di nuova bolla speculativa
Le Borse e una lezione di storia

Negli ultimi decenni, la crescita dei mercati finanziari era corsa parallela a quella del Prodotto interno lordo con due eccezioni: nel 2000 e nel 2007 e, poco dopo, era scoppiata la bolla speculativa. Ma, a partire dal 2016, il divario tra mercati e Pil s’è fatto estremo e la forbice s’è allargata quest’anno con azioni e bond in forte crescita e l’economia in brusca frenata, al punto che, con un pil globale cresciuto del 270% dal 1998 ad oggi, i mercati sono volati di quasi il 370%.
Questa dicotomia è massima negli Stati Uniti. Non meno acuta si rivela in Europa perché, pur con borse che mostrano valutazioni ben più basse di quelle americane (lo Stoxx esprime un price /earning, rapporto prezzo/utili a 12 mesi inferiore a 15, contro il 22 dell’S&P), i prezzi delle obbligazioni sono saliti alle stelle, con i rendimenti, di conseguenza, scesi sotto zero.
Non a caso, con quasi 18 mila miliardi di dollari di bond a rendimento negativo, per lo più in Europa e e Giappone, è stato superato il picco del 2019.

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