Italy

Calenda: «Ho superato Renzi? Era bravo, ma da un anno non ci parliamo più»

Carlo Calenda, con il proporzionale puro (e sbarramento al 3%) secondo il sondaggio di Ipsos per il Corriere , Azione entrerebbe in Parlamento, mentre Italia viva di Matteo Renzi rimarrebbe fuori. È uno dei casi in cui il discepolo supera «lo maestro» o c’è dell’altro? (Qui tutti i dati e l’articolo di Nando Pagnoncelli)
«È uno dei casi in cui piano piano la coerenza di una posizione politica molto difficile paga, e pagherà molto di più. Alle elezioni supereremo l’8% di Scelta civica: stiamo facendo un percorso di raccolta dei voti sul territorio e non di alleanze sbagliate, che poi è la strada che ha premiato Meloni e Salvini. Noi ogni mese raccogliamo 40 mila euro con piccole donazioni».

Lei da solo, secondo i sondaggi, ha più voti di Italia viva. E i detrattori di Renzi dicono che «ha più parlamentari che voti». Crede che lui staccherà la spina al governo?
«Nessuno staccherà la spina a niente, perché in questo Paese nessuno vuole governare davvero. Credo che la spina la staccheranno tre tsunami: economico, sociale e finanziario. Il primo è già in atto. Quello sociale scatterà in autunno, mentre quello finanziario arriverà nel 2021. L’Italia avrà bisogno di un quantitative easing per sempre, impossibile. Ci vorrebbe un governo di larghe intese: il problema è che l’elettorato è diviso in bande che si odiano. Ci sono contrapposizioni feroci, toni da guerra civile».

Lei e l’ex premier avete varato due scissioni dal Pd. Vi becchettate di continuo, ma in alcuni casi avete siglato alleanze, come in Puglia contro il governatore Emiliano…
«Io sono un grande estimatore di Renzi premier: il più riformista della storia della Repubblica. Abbiamo fatto moltissimi errori politici, me compreso. Ma non condivido una scissione varata dopo che il Pd aveva fatto quello che aveva chiesto proprio Renzi. Io me ne sono andato perché ero contro l’alleanza con il M5S. In Puglia l’accordo su Ivan Scalfarotto è stato trovato contro un sovranista come Fitto e un populista come Emiliano. Quest’ultimo è un po’ come un tegame dove butti tutto il peggio dell’Italia».

Con Renzi sembrate un po’ Sandra e Raimondo: litigate sempre, ma avete bisogno l’uno dell’altro...
«Non esiste. Io non farò mai una alleanza politica con Italia viva. Altrimenti valeva la pena rimanere nel Pd. Serve un centro riformista vero».

Ogni quanto vi sentite con «Matteo»?
«Non lo sento da un anno».

Avete due caratteri non proprio placidi: l’ultima volta per cosa avete litigato?
«Semplicemente abbiamo smesso di parlarci. Non ho un problema personale, solo che non condivido niente di quello che fa».

Ci regali un aneddoto dei mille giorni a Palazzo Chigi.
«Andammo con Renzi in visita da Putin, a San Pietroburgo, per un grande evento economico davanti a diecimila sostenitori del presidente russo. Matteo nel suo intervento disse che Putin non poteva dare lezioni di democrazia agli Usa. E poi criticò duramente la discriminazione Lgbt in Russia, dicendo che identità non significa negazione dei diritti. Renzi prese più applausi di Putin: è stata una delle cose più coraggiose che ho visto fare in vita mia».

Crede che alle prossime Politiche Azione, magari con +Europa possiate far nascere un nuovo campo liberale? Una sorta di Margherita 2.0...
«No. Penso che Azione, +Europa e altre forze popolari e moderate possano far nascere un centro per la ragionevolezza. Se gli italiani si trovassero di nuovo a scegliere tra Salvini e il governo di Conte con alle spalle Casaleggio il Paese sarebbe finito. È una partita che Renzi non può giocare: sta dentro uno schieramento populista, che lui ha fatto nascere e legittimato».

Potrebbe esserci Forza Italia in un progetto simile?
«No. Forza Italia ha fatto una scelta di sottomissione ai sovranisti».

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