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Caserta, i pirati dei ponti pericolanti: transitano lo stesso su quelli chiusi al traffico

Un anno fa, mentre il sindaco ingegnere di Orta di Atella ci indicava uno dei ponti che aveva chiuso al traffico «perché pericolante», definendolo «una bomba a orologeria», sopra ci stava passando un trattore. «Eh, quello se ne frega», disse con un mezzo sorriso, come se fosse la norma. Siamo tornati su quel ponte, sotto il quale scorre incessante il fiume di macchine della Statale 7bis della Terra dei fuochi (Caserta). La struttura è rimasta quella, nel senso che non sono stati fatti interventi di manutenzione, stesse buche, stessi calcinacci, stessa struttura malandata.

Accesso vietato

L’accesso è naturalmente sempre vietato e un cartello stradale lo dice chiaro. E non è cambiato neppure il traffico, sia sopra che sotto, anzi, è aumentato. Trattori, macchine, camion, biciclette. «Vedi, questo si stacca e cade giù», dice l’ingegner ed ex sindaco Villano mentre prende in mano un pezzo di cemento del ponte. E giù ci sono automobili e tir che corrono veloci, forse ignari del fatto che ogni tanto un calcinaccio cade giù e talvolta colpisce chi passa. «E’ successo, fortunatamente senza conseguenze per chi guidava”. Già, ci si affida alla dea bendata, in questo angolo d’Italia dove quello dei ponti è forse solo l’ultimo dei pensieri.
Ma cosa c’è dietro alle vicende di questo e di un altro ponte che si trovano nello stesso Comune, sulla stessa Statale, entrambi chiusi al traffico un anno fa?

I ponti fantasma

Al di là di una certa predisposizione al rischio e alla violazione del codice della strada da parte di chi decide di attraversarli nonostante il divieto, mettendo in pericolo anche gli ignari automobilisti e camionisti che sfrecciano sulla Statale, dietro c’è il mondo dei ponti «fantasma». Parliamo di cavalcavia che hanno una carta d’identità incerta, nel senso che non si sa chi sia il proprietario. Province? Comuni? Consorzi? Anas? In Italia ce ne sono centinaia. Rimanendo a quelli che incrociano le strade gestite dalla società pubblica (circa 30 mila chilometri), l’ultimo aggiornamento parla di 763 strutture. Le ragioni della proprietà indefinita sono da ricercarsi nella lunga storia delle strutture, nel corso della quale spesso subentrano nuovi soggetti, per cui risulta difficile capire chi deve fare cosa. E, nell’incertezza, nessuno fa nulla. Nessuna manutenzione, nessun intervento. Anche perché mettere le mani su un bene immobile che non è di proprietà può creare dei problemi. È quanto successo a Orta. Dove la questione proprietà è finita davanti al Tar della Campania, che proprio di recente ha stabilito che quantomeno non è di Anas.

Automobili, camion e trattori

Ma al di là delle beghe giudiziarie, nell’attesa che spunti un gestore, e al di là delle responsabilità sul controllo, delle quali abbiamo ampiamente trattato in un’inchiesta sul Corriere della Sera, i «pirati» dei cavalcavia chiusi ci mettono la loro. Spostano le barriere in cemento che impediscono l’accesso, ignorano i divieti e salgono e scendono dai ponti con grande disinvoltura. Anche perché, in termini di multa, il rischio è minimo. E nessuno, né un vigile, né un poliziotto, né un carabiniere, sembra fare nulla.

Caserta, i pirati dei ponti pericolanti: transitano lo stesso su quelli chiusi al traffico
Due vigili per 30mila abitanti

Ne abbiamo chiesto ragione si vigili urbani. Risponde al telefono Pasquale Pugliese, il comandante di Orto di Atella, 30 mila abitanti: «Io purtroppo non li conosco questi ponti, anche perché mi sono insediato da poco. Aspetti che chiedo...». Un minuto dopo: «Ho chiesto, dobbiamo verificare. Faccio un sopralluogo e domani le dico». Scusi, ma non c’è un vigile che possa saperne qualcosa? «Purtroppo no, qui la situazione non è per niente facile. Ci sono due vigili per 30 mila abitanti e il Comune è stato sciolto per infiltrazioni di camorra. Non c’è personale, capisce? È sparito. Ma adesso vado sul posto e domani le dico tutto». Orta di Atella, Campania, Italia. Un Far West. Nel frattempo pure Villano, l’ex sindaco del Comune sciolto, sale sul ponte con la macchina. E, dal ponte, avverte: «Qui si rischia qualcosa di nefasto».