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Chopin era gay, ma le lettere che scriveva in polacco agli uomini sono state tradotte al femminile

Frédéric Chopin era gay, ma la sua omosessualità è stata a lungo occultata o passata sotto silenzio: sia quando era vivo che in seguito dai suoi biografi. È quanto dimostra il giornalista e musicista Moritz Weber sulla base delle lettere private del compositore polacco, in un’inchiesta radiofonica di due ore andata in onda sull’emittente pubblica svizzera Srf, «Gli uomini di Chopin». Non sarebbe la prima volta che l’orientamento gay o bisessuale di artisti, scrittori e personaggi storici viene omesso: succede da Saffo in poi, soprattutto se sono vissuti (o sono stati raccontati) in epoche in cui l’omosessualità veniva considerata una perversione o una malattia. «Chopin separava deliberatamente ciò che viveva interiormente da ciò che mostrava all’esterno. Prestava molta attenzione al modo in cui appariva al pubblico, un motivo ricorrente nelle sue lettere e una caratteristica che veniva osservata anche da chi gli stava intorno» spiega Weber. «Bisogna conservare il mantello per coprire i sentimenti nascosti» si legge in una lettera del 15 maggio 1830 citata da Srf.

«Come sempre, porto con me le tue lettere. Come sarà bello per me tirare fuori la tua lettera e assicurarmi che mi ami. E almeno guardare la scrittura e la mano di colui che posso solo amare» scrive Chopin a Tytus Woyciechowski, il 27 marzo 1830. Chopin lo conosceva da quando entrambi erano studenti a Varsavia. Lasciata la Polonia a vent’anni, il compositore mantenne a lungo i contatti con lui. Proprio nel 1830, ricostruisce Weber, Chopin passò due settimane nella fattoria all’avanguardia che Tytus possedeva in Polonia, poi a novembre i due andarono insieme a Vienna. «Ho ricevuto la lettera in cui mi hai detto di baciarti» scriveva Chopin a Tytus un anno prima (il 14 novembre 1829).

«Chopin ha scritto a questi uomini in polacco. Per molti ricercatori, questa è una barriera che difficilmente può essere superata. Devono dunque far affidamento sulle traduzioni. Tuttavia, molte traduzioni presentano gravi errori. In alcuni luoghi, per esempio, i pronomi maschili polacchi sono tradotti in inglese in pronomi femminili» spiega Weber. È il caso di un passaggio di una lettera a Tytus del 3 ottobre 1829 in cui Chopin scrive: «Ho il mio ideale, che servo fedelmente, e con il quale non parlo da sei mesi, l’ideale che ho sognato per sei mesi, e alla cui memoria è nato l’Adagio del mio concerto, che questa mattina ha ispirato questo valzer che vi mando». Nel volume inglese Lettere polacche di Chopin del 2016 «con il quale non parlo da sei mesi» viene tradotto in «con la quale non parlo da sei mesi», facendo intendere che l’ideale di cui parla Chopin è una donna (secondo Weber si tratta invece dello stesso Tytus, «al quale dedicò le sue Variazioni op. 2 e per il quale compose il Valzer op. 70,3»).

Il Guardian ha contattato David Frick, ex professore di Yale e traduttore inglese delle lettere di Chopin, il quale ha ammesso che Chopin poteva riferirsi a Tytius Woyciechowski, ma ha negato di aver manipolato intenzionalmente le lettere e ha detto che non c’era nessuna cospirazione dietro alle missive mancanti degli amanti del compositore, che non sono mai state trovate. Certo, Chopin all’epoca aveva tutto l’interesse a non fare sapere che era gay, e quindi non ha mai smentito le voce sulle sue relazioni con le donne (fino a pochi anni fa anche un’intellettuale come Susan Sontag negava anche di fronte all’evidenza di avere relazioni lesbiche).

Chopin ha avuto anche relazioni con donne? «La maggior parte dei ricercatori è ora d’accordo sul fatto che la tanto descritta “relazione” di Chopin con la scrittrice George Sand non era una storia d’amore in senso convenzionale. Per lui era probabilmente più una sorta di partnership di convenienza» scrive Weber. E Srf aggiunge che «il famoso viaggio invernale nell’allora esotica Maiorca» appare molto diverso da un idillio se si legge come la raccontavano i due protagonisti: «Sand scrive che per lei era una tortura», Chopin dice che è stata «un tormento».

Weber ha verificato con l’Istituto Chopin di Varsavia (il più rinomato archivio e centro studi polacco sul compositore) la fondatezza delle ricostruzioni che attribuiscono a Chopin altre due relazioni con donne polacche: con la soprano Konstancja Gladkowska e con la sedicenne Maria Wodzinska con cui sarebbe stato fidanzato. «In realtà non abbiamo niente su K. Gładkowska. Con Wodzinska non abbiamo niente» dice a Weber il portavoce dell’Istituto Chopin Aleksander Laskowski. Nonostante questo, la biografia di Chopin del 2018 del musicologo anglo-canadese Alan Walker, che definisce Tytus un «amico intimo» di Chopin afferma che le sue lettere cariche di erotismo indirizzate a uomini erano il prodotto di una “confusione psicologica”, un “colpo di scena mentale”, che ha fatto deviare verso il suo amico il desiderio sessuale «che avrebbe dovuto essere più propriamente indirizzato a Konstancja [Gladkowska]» (ma “più propriamente” in base a cosa? Non è questo avverbio soltanto la manifestazione di un pregiudizio?).

Chopin infine in Polonia è considerato un monumento nazionale. Ma nel Paese l’omosessualità è apertamente osteggiata: il presidente, Andrzej Duda definisce il movimento per i diritti LGBT una «ideologia peggiore del comunismo». La traduzione corretta delle lettere potrebbe creare qualche imbarazzo all’orgoglio polacco. «Le relazioni di Chopin con le donne erano solo voci, basate su note fiorite nelle biografie dei due secoli precedenti. Né l’Istituto Chopin né i suoi biografi sono stati in grado di fornire alcuna prova» conferma Weber. Oltre a Tytus, il giornalista svizzero ha individuato altri uomini con i quali Chopin ebbe legami appassionati, tutti conosciuti da ragazzo quando vivevano negli studentati della città: Jan Matuszynski, studente di medicina, flautista per hobby, che visse dal 1834 al 1836 con Chopin nella Chaussé d’Antin di Parigi. Julian Fontana, pianista e copista, che visse con Chopin alla Chaussée d’Antin dal 1836 al 1838. Antoni Wodzinski, ex combattente per l’indipendenza della Polonia nelle rivolte del novembre 1930. «Chopin aveva già chiesto di me. È diventato ancora più bello. Ci vediamo ogni giorno. La prima sera siamo andati all’opera insieme» scrive a un amico quando si trova a Parigi nell’autunno del 1836. E Chopin scrive a lui: «Credimi, ti penso come penso a Tytus».

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