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Italy

Conte ringrazia la prudenza di Merkel. Ma a chi vuole mediare Roma non dà appigli

L’ultima cosa che Angela Merkel si aspettava dal capo di un governo populista è che questi la ringraziasse per il suo approccio moderato. La cancelliera dev’essere dunque rimasta sorpresa almeno un po’ quando, in una recente conversazione, Giuseppe Conte ha sottolineato quanto apprezzi la linea di Berlino nello scontro sulla finanza pubblica che sta isolando l’Italia dal resto dell’Unione europea. La Germania non approva affatto il bilancio in deficit scritto a Roma, ma almeno evita di gridare allo scandalo. È possibile che il premier all’approccio di Merkel ripensi stasera durante il Consiglio dei ministri, convocato per rispondere alla richiesta di Bruxelles di cambiare la legge di Stabilità. Laconica nei commenti, la cancelliera lascia capire così che non ha affatto voglia di assistere a una partita di roulette russa sul debito italiano in questo momento. Non ne hanno bisogno l’area euro e la Germania, dove la ripresa sta rallentando. Soprattutto non ne hanno bisogno personalmente il sistema politico tedesco e Merkel stessa, ora che prepara il suo graduale distacco dalla cancelleria dopo quattro mandati di seguito.

Commenti aggressivi

Anche se l’Italia resta profondamente isolata, inizia così ad emergere che non esiste un’unica linea nel resto dell’area euro e nella stessa Commissione Ue. Il commissario Ue agli Affari monetari Pierre Moscovici, malgrado i molti commenti aggressivi, resta convinto che si debba fare il possibile per evitare una spirale di ritorsioni fra Bruxelles e Roma. Aperto a un compromesso, purché realistico, si sta dimostrando anche il presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze di Lisbona Mário Centeno. Queste figure di vertice del sistema euro cercherebbero di lavorare a fondo su una proposta di concessioni credibili, se solo questa arrivasse dall’Italia. In caso contrario, anche loro non potranno che seguire la linea dei più intransigenti: il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e soprattutto questa volta anche il presidente Jean-Claude Juncker, che si rifiuta di accettare quelle che trova siano le venature xenofobe e ultra-nazionaliste nel governo di Roma.

Correzione molto robusta

Del resto è proprio l’ostilità che arriva dall’Italia verso qualunque vero compromesso a rafforzare gli intransigenti e disarmare i moderati a Bruxelles. Coloro che decidono in Italia, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sono riluttanti a fare un gesto perché non si parlano con chi decide a Bruxelles e nel frattempo competono fra loro per chi dei due sembra il più intransigente. Si avvicina così una procedura europea di deficit eccessivo basata sul debito, le cui ovvie conseguenze rischiano di arrivare ancora una volta come un choc imprevisto. Per un Paese come l’Italia questo tipo di meccanismo implica che il debito pubblico, in teoria, debba scendere del 3,5% del prodotto lordo ogni anno per molto tempo. Quando apre la procedura la Commissione Ue può certo decidere di dare un po’ più di margine lungo il cosiddetto «percorso di correzione», ma in questo caso Bruxelles rischia invece di aver gettato le basi di una richiesta molto pesante. Gli obiettivi di aggiustamento sono infatti misurati in base all’intensità della ripresa: se l’economia rallenta si concede a un governo di stringere la cinghia di meno; se accelera, gli si chiede di risanare più in fretta. Ora, nelle sue ultime previsioni la Commissione Ue osserva che la ripresa in Italia nel 2019 dovrebbe rafforzarsi e il Paese crescerebbe all’1,2%: addirittura più del proprio potenziale. Non è quanto prevedono molti analisti privati, poiché l’Italia è ormai chiaramente sull’orlo di una recessione. Ma se si basa sui propri dati, come da regolamento, Bruxelles ora può esigere dal governo una correzione dei conti molto robusta. Sostenuta in ogni momento dalla minaccia di sanzioni e di congelamento dei fondi europei.

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