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Crisi di Ferragosto  

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Crisi di Ferragosto

Lo scontro sulla crisi di governo si consuma a Ferragosto. Da un lato il premier Giuseppe Conte, con il suo durissimo j'accuse su Facebook formato lettera dopo le tensioni della giornata su Open Arms, dall'altro il suo vice Matteo Salvini, che ribadisce la linea dura sui porti chiusi attaccando anche la collega della Difesa Trenta. Nel mezzo, il ministro Luigi Di Maio, che alle dichiarazioni del collega leghista taglia corto: "Ormai - dice - la frittata è fatta".


A dare il via alla giornata di botta e risposta, il caso Open Arms e il rifiuto di Trenta di firmare un nuovo divieto di ingresso in acque italiane. Un rifiuto inaccettabile per Salvini, che ha accusato la collega di favorire con il suo gesto "trafficanti e ong". Troppo per Conte, che con una mossa inedita ha così deciso di rendere pubblica la lettera inviata al vice leghista. "Ennesima sleale collaborazione", "foga politica" che lo ha spesso portato a "slabbrature istituzionali" e una "ossessione" sui migranti, le accuse di Conte a Salvini.

"Ho l'ossessione dei porti chiusi? Sì, ho l'ossessione della sicurezza dei cittadini italiani e della lotta ai trafficanti e delle Ong complici dei traffici, gli italiani "mi pagano per difendere i confini e garantire la sicurezza"."Mi spiace - aggiunge - che certe cose, invece di dirle in faccia, il gentile presidente del Consiglio le abbia pubblicate. Se come ministro dell'Interno se si preferisce qualcuno del Pd basta dirlo", la replica di Salvini, che ha quindi definito una "bugia" il fatto di aver detto a Conte di volere la crisi. "Senza la marea di no arrivata nelle ultime settimane - ha affermato - avremmo continuato a lavorare serenamente. Il presidente del Consiglio mi mette in bocca cose mai dette e mi parla di slealtà". Poi il colpo di scena con una, seppur timida, riapertura ai Cinquestelle: "Di no un governo muore, abbiamo bisogno di sì. Se qualcuno dice sì, allora ragioniamo. O c'è un governo del sì, con ministri del sì... o l'unica via sono le elezioni".

Ma per Di Maio è tardi. Salvini, dice, "ha fatto tutto da solo, per tornare dopo nemmeno 24 ore nelle braccia di Berlusconi". "Ora è pentito - la considerazione - ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino!". Poi l'accusa sulla risposta a Conte e il 'Me lo dica in faccia': "Siamo al paradosso. Parla lui, che in faccia a noi non ha mai detto nulla. Parla lui, che ha mandato tutto all’aria senza una motivazione, annunciando la crisi di governo da uno stabilimento balneare dopo essersi preso due settimane di ferie".

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