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Italy

Da opificio tessile a campus Rivive la «filanda della memoria»

Un progetto, una storia che viene da lontano, ambientata fra le colline dell’Alta Marca Trevigiana. Qui ha preso corpo il sogno di un imprenditore veneto che ha saputo unire visione e cultura del territorio. Centrando l’obiettivo di riportare in vita, dopo un restauro conservativo, un immobile industriale di Valdobbiadene: trasformare cioè la «filanda della memoria» in un complesso dedicato ad attività educative e commerciali.

A mettersi in gioco è Giancarlo Moretti Polegato, presidente della casa vitivinicola «Villa Sandi», ora orgoglioso di aver inaugurato un nuovo polo di sviluppo economico, ridando valore all’impianto storico dell’edificio e alle sue linee distintive. Il fiore all’occhiello del complesso polifunzionale è il campus agroalimentare per 150 studenti.

Ma che cosa ci ricorda la «filanda della memoria»? Tutto ha inizio dai territori della Serenissima Repubblica di Venezia quando a Valdobbiadene, capitale del prosecco, nel lontano passato, oltre alle viti si andava sviluppando una fiorente coltura del baco da seta. Da qui, la nascita della filanda (non l’unica nell’Alta Marca) dove lavoravano soprattutto bambine, giovani donne e madri di famiglia. Ordinario sfruttamento, allora. Il primo nucleo di questo opificio tessile sorge sulle tracce di un vecchio molino del 1600; quindi si ingrandisce, si trasforma fino a diventare nella seconda metà dell’Ottocento un cotonificio: centinaia di dipendenti, manodopera specializzata, sviluppo. È l’inizio della modernità. Succede, poi, che la vecchia filanda, ormai fuori tempo e mercato, rischia di certificare la sua fine. Archeologia industriale, insomma. Invece si evolve ancora e negli spazi si insedia un importante calzificio. Siamo nel secondo Dopoguerra. Fatto sta che lo spirito e la progettazione dell’epoca modificano radicalmente l’immobile; che si trasfigura, purtroppo; perdendo fisionomia, storia e memoria. I tratti della gloriosa filanda sono quasi irriconoscibili. Così è, fino agli anni Novanta del Novecento. Poi, la crisi industriale in agguato non lascia scampo. Si chiude. Seguono vent’anni di abbandono.

Nel 2008 si fa avanti Giancarlo Moretti Polegato, molto conosciuto nel centro della Marca per la sua attività di produttore vinicolo; acquista l’immobile in declino, sito in un’area di 26 mila metri quadrati. Si tratta di un investimento cospicuo (8 milioni di euro) finalizzato a ridare impulso all’ex polo industriale; rileggendo la vecchia filanda in chiave contemporanea, riscoprendo e riproponendo ciò che è possibile conservare.

D’intesa con il comune di Valdobbiadene, parte il piano di recupero. Moretti Polegato guarda al suo territorio anche all’atto di affidare la progettazione del restauro; sceglie lo studio D-Recta di Conegliano Veneto, guidato dall’architetto Mario Pagani. Comincia l’avventura. E in 225 giorni di opere, fra le demolizioni di alcuni edifici «stonati», riemerge l’anima dell’opificio tessile. Com’era, dov’era. Il 12 ottobre scorso, l’inaugurazione.

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