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Declino demografico in Campania. Lavoro, continua la grande fuga

NAPOLI - Nel corso del 2019, la Campania ha fatto registrare un tasso di natalità pari all’8,1 per mille a fronte di un tasso di mortalità del 9,3 per mille. Non solo, la desertificazione regionale, che purtroppo segue la stessa drammatica tendenza delle altre regioni del Mezzogiorno, si accompagna anche ad un indice migratorio negativo di -3,8 sul versante interno ed un tasso di crescita naturale (il rapporto tra il saldo naturale dell’anno e la popolazione media, moltiplicato per 1000) di -1,2 e soprattutto un tasso di crescita totale (il rapporto tra il saldo totale dell’anno e la popolazione media, moltiplicato per 1.000) di -5,1 .

Gli stranieri residenti.
Sono, invece, 266 mila 753 gli stranieri residenti in Campania, vale a dire il 5 per cento del totale, con una variazione lievemente positiva rispetto al 2018 di 0,7%, mentre il dato dei nati stranieri in Campania sul totale è del 5,4%. È quanto emerge dal rilevamento Istat per aggiornare il bilancio demografico nazionale.

Il calo della popolazione.
La popolazione della Campania, al 1 gennaio 2019, risulta essere di 5 milioni 815 mila 546 abitanti, ma al 31 dicembre dello stesso anno è calata fino a diventare di 5 milioni 785 mila 861. Sono stati 46 mila 746 i nati vivi a fronte dei 53 mila 862 morti: un saldo naturale di -7.116. Risultano, quindi, 142 mila 877 i nuovi iscritti all’anagrafe, di cui 19 mila 294 dall’estero. Ma sono addirittura 165 mila 446 coloro che sono stati cancellati dai registri anagrafici, di cui 137 mila 922 per spostarsi in un’altra città, 12 mila 922 per trasferirsi all’estero e 14 mila 602 per altri motivi (tra questi sono comprese le persone cancellate per irreperibilità, ossia che non risultano residenti in seguito ad accertamenti anagrafici; gli stranieri per scadenza del permesso di soggiorno), con un saldo tra iscritti e cancellati di -22 mila 569 ed un saldo complessivo (la somma del saldo naturale, del saldo migratorio e del saldo per altri motivi) di -29 mila 685.

Il deserto del Sud.
Insomma, il quadro del Mezzogiorno si conferma allarmante con l’aggiornamento Istat del bilancio demografico. I trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto più di 1 milione e 468 mila persone. Secondo un modello ormai consolidato, spiega l’istituto nazionale di statistica, gli spostamenti di popolazione avvengono prevalentemente dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -5,8 per mille della Calabria e il 4,1 per mille dell’Emilia-Romagna. Tutte le regioni del Sud e delle Isole presentano valori negativi, alle quali si aggiunge il Lazio (-0,2 per mille). Una quota delle migrazioni interne è dovuta ai movimenti degli stranieri residenti nel nostro Paese che, rispetto agli italiani, pur seguendo le stesse direttici, presentano una maggior propensione alla mobilità contribuendo al movimento interno per il 18,8%.

Le aree popolose.
Nel 2019 la distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica resta stabile rispetto al passato. Le aree più popolose si confermano il Nord-ovest (dove risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,0%), seguite dal Centro (19,9%), dal Nord-est (19,4%) e infine dalle Isole (11,0%). Il decremento di popolazione coinvolge tutte le ripartizioni: nel Nord-ovest e nel Nord-est è contenuto (-0,06% e -0,03% rispetto a inizio anno), mentre i maggiori decrementi, sopra la variazione media nazionale (-0,31%), si rilevano nelle Isole (-0,70%) e al Sud (-0,63%).

Il Molise a rischio.
A livello regionale, il primato negativo in termini di perdita di popolazione è del Molise (-1,14%), seguito da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%). All’opposto, incrementi di popolazione si osservano nelle province di Bolzano e Trento (rispettivamente +0,30% e +0,27%), in Lombardia (+0,16%) ed Emilia-Romagna (+0,09%).

La sede degli stranieri.
I cittadini stranieri risiedono soprattutto nel Nord e nel Centro. Il primato di presenze, in termini assoluti, va alle regioni del Nord-ovest con 1.792.105 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,8%) del totale degli stranieri. Un cittadino straniero su quattro risiede nelle regioni del Nord-est e in quelle del Centro. Più contenuta è la loro presenza nel Sud (12,1%) e nelle Isole (4,8%). Rapportando la popolazione residente straniera a quella totale si conferma un’incidenza superiore al 10% al Centro-nord, in linea con il 2018. Anche nel Mezzogiorno il rapporto resta stabile, ma più moderato rispetto al resto d’Italia: 4,6 residenti stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,9 nelle Isole.

Le reazioni.
La vice presidente della Camera Mara Carfagna lancia un appello affinché ci si faccia carico del dramma: «Non possiamo risparmiare attenzione e risorse — dice — sul futuro del Paese ed esso coincide con i nostri figli. L’Istat certifica oggi per il 2019 l’ennesimo record negativo di nascite in Italia. E quest’anno andrà probabilmente peggio. Questa settimana arrivano alla Camera le proposte sull’istituzione dell’assegno unico a sostegno delle famiglie, tra le quali c’è anche quella di Forza Italia, di cui sono co-firmataria. Mettiamo da parte le competizioni in maggioranza e si decida di collaborare con le opposizioni». D’accordo Stefano Lepri, del Pd: «L’assegno unico per i figli, che voteremo giovedì, metterà l’Italia al pari delle maggiori nazioni europee, riconoscendo finalmente una misura robusta, semplice e universale a chi mette al mondo e cresce i figli».

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