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Draghi dimostra che col virus giocare d’anticipo si può, basta volerlo

Da quando il Covid è arrivato in Italia, ormai quasi due anni fa, non facciamo altro che ripeterci e sentirci ripetere quanto col virus occorra giocare d’anticipo. Ma al dunque, fino a ieri, eravamo sempre in ritardo: a gridare di aprire e ripartire quando invece bisognava chiudere, come tanti sindaci e tanta parte della Confindustria in quei primi drammatici momenti del 2020; a trascinare i piedi e negare l’evidenza quando invece bisognava prendere misure urgenti, come il governo Conte nell’irresponsabile autunno in cui venivamo travolti dalla prevedibilissima seconda ondata (quello dei quattro dpcm in quattro settimane); a inventare pretesti e cercare cavilli prima contro le mascherine, poi contro il lockdown, quindi contro i vaccini e infine contro il green pass, quando invece c’era solo da stringere i denti e dare una mano, come buona parte della destra dall’inizio della pandemia.

Agli storici di domani sembrerà certo incredibile, retrospettivamente: abbiamo avuto oltre 130mila morti per un virus respiratorio straordinariamente contagioso, e i principali leader della destra italiana sono stati capaci di polemizzare persino sulle mascherine.

Grazie al cielo l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha spezzato l’equilibrio perverso in cui ci eravamo incastrati: da un lato un governo a guida ed egemonia populista che rivendicava esplicitamente il principio secondo cui prima di prendere le misure necessarie occorreva attendere che l’opinione pubblica fosse pronta, ovviamente a giudizio di Conte (o forse di Rocco Casalino); dall’altro un’opposizione persino più populista, che chiedeva di fare ancora meno, cioè praticamente niente. Non a caso siamo tra i paesi che hanno avuto più morti al mondo (in rapporto alla popolazione e anche in numeri assoluti).

Se negli ultimi mesi i dati delle vaccinazioni, e conseguentemente dei contagi e dei morti, ci hanno improvvisamente collocato tra i paesi messi meglio nella lotta al virus, la ragione è proprio la politica seguita dal governo Draghi, che per una volta ha deciso davvero di giocare d’anticipo, a cominciare dal green pass.

Se volete la controprova, e sapere cosa succederebbe se facessimo il contrario, potete guardare a cosa sta capitando oggi nel Regno Unito. Visto il relativo successo della campagna di vaccinazione, incurante degli allarmi della comunità scientifica sulle mutazioni del virus e la maggiore pericolosità della variante Delta, Boris Johnson ha voluto eliminare tutte le restrizioni, e adesso il suo paese è già tornato a viaggiare al ritmo di 45mila casi e oltre 150 morti al giorno. Se avvertite un senso di déjà vu, non sbagliate: è la perfetta replica di quanto accaduto nel 2020, quando Johnson si ostinò fino all’ultimo a non prendere le misure necessarie, finché in terapia intensiva non ci finì pure lui. Dopo quell’esperienza sembrava avere imparato la lezione, ma evidentemente i leader populisti non imparano mai: non è nella loro natura.

Quanto all’Italia, lo scarso successo delle mobilitazioni di ieri contro l’obbligatorietà del green pass sui luoghi di lavoro, nonostante la tensione alimentata dagli scontri di sabato e da una copertura mediatica dai toni decisamente allarmisti, sembra autorizzare la speranza che la società italiana sia più pronta di tanti politici, e anche di tanti giornalisti.

Certo gli ultimi giorni non sono stati facili. In molti, dinanzi alla stretta, avevano già cominciato a imboscarsi o a mettere le mani avanti. Primo tra tutti, naturalmente, Giuseppe Conte, capace come al solito di schierarsi sia col governo sia con l’opposizione, sia con chi chiedeva tamponi gratuiti (come aveva fatto dal palco di un comizio) sia con chi chiedeva fermezza, in attesa di capire dove tirava il vento. Speriamo che stavolta il vento sia cambiato davvero.