Italy

Elezioni e referendum, i duelli incrociati nelle urne: che cosa si giocano i 7 leader

Il bilancio delle Regionali si rifletterà sulla tenuta del governo. Nel centrodestra potrebbero cambiare gli equilibri tra Lega e Fratelli d’Italia

di Antonio Polito

Per sua fortuna, Giuseppe Conte non è Massimo D’Alema, che dovette lasciare Palazzo Chigi nel 2000 per aver perso 8 a 7 le Regionali. Lui può sperare di restare dov’è anche perdendo 5 a 1. Sono i vantaggi del non essere un leader politico, ma un quasi tecnico, un premier un po’ per caso, che dunque non risponde delle sconfitte della sua parte. E infatti Conte si è inabissato durante la campagna elettorale, è scomparso, ha tentato di far perdere le sue tracce, per affermare il principio che il governo non c’entra niente con le Regioni, come un consumato doroteo. Ma neanche se fosse l’Uomo invisibile Conte potrà evitare conseguenze politiche in caso di débâcle. Se con un 3 a 3 canterebbe vittoria, un 4 a 2, col Pd che tiene solo Campania e Toscana, rafforzerebbe la spinta per un rimpasto (al Nazareno molti maggiorenti pensano sia arrivata l’ora di fare i ministri). Con un cinque a uno, e la caduta della Toscana rossa, il ricambio potrebbe essere così radicale da richiedere una vera e propria crisi di governo. Scenario vaso di Pandora. Ma con il Recovery fund in ballo, Conte potrebbe perfino ripetere il miracolo di succedere a sé stesso.

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