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Italy

Elezioni Europee, chi votare per arrivare a una crisi di governo: i due scenari che terrorizzano Di Maio

Puntuale come in tutte le tornate elettorali, anche per le elezioni Europee tutti i leader politici hanno lanciato l'appello al "voto utile", e ovviamente quel voto utile lo è per tutti. Quel che invece gli elettori rischiano di sottovalutare, come ricorda Antonio Polito sul Corriere della sera, è che l'intenzione di voto potrebbe andare nella direzione opposta a quella espressa sulla scheda. È il caso ad esempio di chi vuol votare per uno dei partiti di governo: il pericolo insito nel calcoli matematici è che quel voto potrebbe far cadere l'esecutivo. Sempre che non si voglia anche quella opzione.

L'esempio più lampante riguarda gli elettori della Lega. Le preferenze espresse per Matteo Salvini tornano utili al leader del Carroccio di sicuro per le dinamiche tutte italiane, meno per quelle Europee. Al vicepremier serve superare la soglia psicologica del 30%, magari distaccando gli alleati grillini di dieci punti per completare il capolavoro.

Un risultato del genere, però, spingerebbe il governo a crisi di governo praticamente certa, visto che a quel punto i leghisti avrebbero tutta la forza di pretendere tutti quei punti fino a oggi negati, a cominciare dalla Tav, passando per l'Autonomia regionale, fino ad arrivare a un rimpasto dei ministri. Se invece il dato finale per la Lega non andrà oltre la soglia del 30%, sarà sempre più probabile che Salvini resti dov'è, con le tensioni tra lui e Luigi Di Maio che rimarrebbero intatte, anche per tenere il punto.

Ai grillini invece basterebbe non fare peggio del Pd, un obiettivo raggiungibile anche per Luigi Di Maio, nonostante la crisi di consensi. Dopo l'ultimo avvertimento di Davide Casaleggio, al leader del M5s sta a cuore una sola condizione: restare al governo, evitando la fine prematura del suo secondo mandato, che sarebbe l'ultimo possibile con la casacca grillina.

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