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Facebook Dating, la privacy ha rovinato il San Valentino a Mark Zuckerberg

Di solito San Valentino porta bene a Mark Zuckerberg: sei anni fa è stato il giorno della stretta di mano con il fondatore di Whatsapp, Jan Koum, che ha accettato di cedergli la sua app per 19 miliardi di dollari e un cestino di fragole ricoperte di cioccolato.

Anche quest’anno sembrava mettersi bene: proprio l’applicazione di messaggistica istantanea ha raggiunto quota 2 miliardi di utenti due giorni prima della festa degli innamorati e il suo nuovo capo, il fedelissimo (di Zuck) Will Cathcart, ha ribadito al Wall Street Journal l’importanza della crittografia: «Per tutta la storia dell’umanità, le persone sono state in grado di comunicare privatamente tra loro. E noi non pensiamo che dovrebbe andare diversamente in una società moderna». Quindi: a governi e forze dell’ordine, se richiesto, verranno forniti metadati utili a portare avanti eventuali indagini ma non il contenuto delle conversazioni, in nessun caso.

La ciliegina del San Valentino 2020 sarebbe dovuta essere il lancio di Facebook Dating in Europa, previsto per oggi, mercoledì 13 febbraio. La sezione di Facebook pensata per far incontrare potenziali amanti — e irrompere nel campo di Tinder — ha debuttato negli Stati Uniti lo scorso settembre ed è disponibile in 20 Paesi. In Europa, dove l’attenzione alla privacy è maggiore, soprattutto dall’entrata in vigore del Regolamento ad hoc (Gdpr), ha trovato un muro: la Data Protection Commission irlandese, che ha la responsabilità di applicare il Gdpr (qui abbiamo spiegato come), ha giudicato tardiva e priva di informazioni e documentazione la comunicazione formale inviatagli da Facebook Irlanda il 3 febbraio in vista del lancio del 13. E tre giorni fa ha ordinato un’ispezione nella sede dell’azienda. Il colosso californiano ha reagito posticipando il lancio. In una nota, fa sapere di essersi preso «un po’ più di tempo» per assicurarsi «che il prodotto sia pronto per il mercato europeo» e sostiene di aver «condiviso con la Dpc le informazioni sulla tutela della privacy prima del lancio».

Comunque la si metta, si tratta di una reazione importante: dall’entrata in vigore del Gdpr, è la prima volta che viene fuori che un lancio è stato posticipato per venire incontro alle preoccupazioni comunitarie. In passato — si pensi allo scambio di dati fra Facebook e Whatsapp — prima venivano messi a disposizione degli utenti nuovi prodotti o integrazioni fra quelli esistenti, dando vaghe rassicurazioni alle istituzioni, e poi si affrontavano e pagavano eventuali sanzioni (da 110 milioni di euro nel caso dell’asse fra le due app di Menlo Park). Dopo la stangata da 5 miliardi di dollari negli Stati Uniti per la privacy e in attesa delle prossime mosse della super commissaria europea Margrethe Vestager, che guarda allo sfruttamento dei dati per intervenire sulla concorrenza, Facebook ha evidentemente cambiato strategia.

In attesa di capire su cosa si stia concentrando la Dpc, che non ha ancora risposto alla nostra richiesta di chiarimenti, è l’avvocato Ernesto Belisario a spiegare che «Facebook è già in possesso di dati sensibili, come quelli sulle preferenze sessuali, ma al momento l’inserimento da parte dell’utente è facoltativo. Al contrario, a un servizio di dating è associato a un livello di profilazione molto profondo: bisogna capire come queste informazioni delicate vengono sfruttate (il trattamento di categorie particolari di dati personali è regolato dall’articolo 9 del Gdpr, ndr) e come vengono protette». La Dpc sta infatti indagando anche su Tinder. Nel caso di Dating, ci sarà da vigilare sullo scambio di dati con Instagram e con Facebook stesso, perché il profilo per trovare l’amore è separato da quello principale. Intanto, per questo San Valentino, pare che dovremo arrangiarci in un altro modo.