Italy

Giovani e anziani  non è tempo di scontri

Caro direttore,
non vorrei innescare una polemica fra giovani e anziani, ma da anziano mi sento di dover segnalare, a quei giovani che affrontano la vita con disinvoltura e con un po’ di arroganza, che i giorni trascorsi in casa da noi anziani (al fine di garantire un domani sicuro e tranquillo a tutti coloro che oggi hanno età lavorativa, e quindi una lunga permanenza nel mondo del lavoro) non c’è nessuno che possa restituirceli. In più, ricorderei le dichiarazioni dell’ex presidente della Bce Draghi: stiamo andando incontro a un periodo pieno di indebitamento da parte dello Stato al fine di acquisire risorse utili per rilanciare l’economia. C’è poco da contestare provvedimenti e restrizioni decisi dal governo. Non è un problema politico, ma umano e di sopravvivenza. Quindi inviterei i giovani a un atteggiamento più rispettoso verso la vita e verso il futuro, a prescindere.
Rino Impronta

Caro signor Impronta,
Credo che con il passare dei giorni la stragrande maggioranza degli italiani, vecchi e giovani, abbia capito che il rispetto delle regole di isolamento sia l’unica difesa alla diffusione del virus. Ogni tanto vengono segnalati ancora comportamenti poco responsabili ma mi sembra che stiano diventando un’eccezione. I dati preoccupanti e il terribile bilancio dei morti scandiscono le nostre giornate. È difficile non esserne toccati nel profondo, è assurdo pensare che qualcuno possa non fare tutto il possibile perché tutto questo finisca. È evidente che «andrà tutto bene» solo se faremo le cose giuste. Nessuno può tirarsi indietro. Non è stato sempre così nella prima fase dell’emergenza. Ha ragione ad arrabbiarsi per i comportamenti di molti italiani, spesso i più giovani, che continuavano a vedersi al bar, a passeggiare e correre insieme nei parchi, a sciamare nelle strade delle città.
Tutti abbiamo visto i video dei sindaci che rincorrevano ragazzi che giocavano nei giardini, abbiamo sorriso davanti alle scuse improbabili che venivano fornite alle forze dell’ordine durante i controlli. Per i giovani è molto più duro rinunciare alla socialità. E l’idea, poi smentita dalla realtà, che il virus fosse un problema soprattutto per «i vecchi» può aver moltiplicato i comportamenti sbagliati. I nostri nonni e i nostri genitori, più colpiti dal virus in forme gravi, sono portati a una maggiore attenzione verso le regole di buon comportamento. La maturità aiuta nella consapevolezza del pericolo. Penso però che non sia il momento di aprire uno scontro tra generazioni. Gli anziani stanno facendo del loro meglio per nipoti e figli; i ragazzi devono dimostrare maturità, amore e rispetto per gli altri. Non conosco, e nemmeno gli esperti ce l’hanno, una ricetta diversa.

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