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Il “buon governo” della Lega: il pasticcio del Piemonte sui fondi ai malati non autosufficienti

«In un sistema efficiente non possono sussistere disparità sociali ed economiche, quindi persone di serie A e di serie B. Lo spostamento di risorse è un’operazione a favore di tutti i cittadini piemontesi». A dirlo è Chiara Caucino, assessora alle Politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale, Pari Opportunità della giunta di Alberto Cirio in Piemonte. La ragione del contendere? I fondi regionali per l’assistenza domiciliare per i non autosufficienti.

La “redistribuzione” dell’assessore Caucino

La giunta regionale di centrodestra a guida leghista ha infatti fatto sapere tramite un comunicato stampa che «il modello torinese di assistenza domiciliare per i non autosufficienti, per quanto buono, non è al momento esportabile nel resto del Piemonte se non attraverso una diversa redistribuzione dei fondi». Il che tradotto significa che invece che mettere più soldi nel welfare regionale la Regione ha deciso di togliere delle risorse destinate a Torino per distribuirle sul territorio.

regione piemonte assistenza persone non autosufficienti - 1

Eppure qualche mese fa, ad ottobre del 2019, l’assessora Caucino dichiarava a proposito dello stanziamento di 45 milioni di euro al Piemonte nell’ambito del Piano nazionale triennale per l’assistenza alle persone non autosufficienti che il traguardo di rendere omogenee le prestazioni su tutto il territorio nazionale e la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni era “meno lontano” e soprattutto che «il welfare, se desideriamo avere una società più equa e solidale, non può essere percepito dagli attori politici come una ‘Cenerentola’, bensì deve essere inteso come la pietra angolare dell’azione amministrativa». Parole sante, verrebbe da dire, se non fosse che il welfare, in Piemonte, sembra essere molto lontano da diventare una pietra angolare dell’azione politica della giunta. Nello stesso periodo la giunta Cirio sforbiciava anche i fondi per le borse di studio.

Come la “redistribuzione” taglia cinque milioni di euro a Torino

La decisione di “redistribuire” le risorse invece che aumentarle comporterà infatti un taglio di 5 milioni di euro per la città di Torino. Come annuncia l’assessora Caucino in una nota dove si legge che «per attuare il percorso di riequilibrio delle risorse, è stato previsto lo spostamento di 5 milioni di euro dal capitolo “Fragilità sociale”, attualmente ripartito solo sulla città di Torino, al capitolo “Servizi domiciliari per persone anziane non autosufficienti (l.r. 10/2010)”, che ne prevede invece una distribuzione su tutto il Piemonte». Rimangono invece invariati rispetto al 2019 i fondi destinati ai cittadini piemontesi non autosufficienti: 55 milioni erano e 55 milioni rimangono.

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Secondo la maggioranza quello stanziamento è più che sufficiente per garantire la copertura del fabbisogno. Per il MoVimento 5 Stelle piemontese invece così si lasciano senza sostegno migliaia di Torinesi non autosufficienti. Il consigliere regionale PD Domenico Rossi, Vice-Presidente della Commissione Sanità, politiche e sociali e politiche per gli anziani, parla della volontà di innescare una guerra tra poveri e spiega che  la maggioranza sta cercando di nascondere il taglio alle risorse per coprire i fabbisogni dei torinesi parlando di redistribuzione. Per la giunta invece la colpa è dell’amministrazione precedente che non ha stanziato soldi a sufficienza (18 milioni, dei quali solo 12 sono stati in realtà anticipati).

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Anche la sindaca di Torino Chiara Appendino si è fatta sentire. Secondo l’assessora comunale al Welfare Sonia Schellino infatti su circa cinquemila torinesi che non autosufficienti che avrebbero diritto ad interventi di assistenza domiciliare mille o duemila potrebbero perderla a causa della “redistribuzione” voluta dalla giunta leghista. Sindaco e assessora hanno così scritto una lettera all’assessora Caucino per chiedere un incontro anche con il titolare dell’assessorato alla Sanità Icardi: «riteniamo che il tema debba essere affrontato politicamente in modo più appropriato. Il fondo di cui si parla e che si vorrebbe ridurre non finanzia solo domiciliarità e disabili ma anche altre prestazioni, compresi alcuni interventi a favore di malati psichiatrici». Un tema molto delicato, anche perché – sottolinea Schellino a Repubblica – il Comune sta applicando i regolamenti regionali. E si chiede cosa potrebbe succedere a quegli anziani che dovessero trovarsi improvvisamente senza assistenza: «quanti anziani, impossibilitati a gestire la situazione per la perdita del servizio finirebbero per andare in pronto soccorso?». Curiosamente l’assessore Icardi è lo stesso che qualche tempo fa ha fatto delle dichiarazioni favorevoli all’apertura di servizi di pronto soccorso privati, finanziati dalla Regione. Secondo i dati della Fondazione di promozione sociale sono 25.652 i cittadini piemontesi malati non autosufficienti in lista d’attesa: di questi, 15.594 chiedono prestazioni domiciliari, 10.058 hanno richiesto un posto letto convenzionato in una struttura residenziale socio-sanitaria (Rsa).

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