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Jimmy Bennett in tv: violentato da Asia Argento. La chiamavo mamma foto|video

«Sì, Asia mi ha violentato, è stato un rapporto completo, that’s right», conferma Jimmy Bennett, spalancando gli occhi chiari e persi sulla telecamera di Non è l’Arena, La7. «Lei ha abusato del suo potere, come Weinstein, con lo stesso schema. Mi ha incontrato in un hotel per dimostrarlo e io avevo 17 anni e non me lo sarei mai aspettato». Capelli a vortice biondo platino rosato, giacca, jeans, sneakers, il baby/grande accusatore di Asia Argento, che ha ammaccato per ora o per sempre la sua armatura di paladina del MeToo, 22 anni che sembrano meno, racconta a Giletti di quell’incontro che «mi ha rovinato la vita, da allora non sono più riuscito a lavorare», tant’è che le ha chiesto 3 milioni e mezzo di dollari di risarcimento (ne ha avuti 200 mila) e nel frattempo si è dato alla musica rock.

«Asia mi ha violentato. Ha abusato del proprio potere»

Si torna in flashback al 2013, suite del Ritz Carlton di Marina del Rey, Los Angeles, dieci anni dopo quel premonitore Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, film in cui Jimmy era suo figlio («la chiamavo mamma anche fuori dal set»). Lei ha 37 anni, lui 17. «Mi ha invitato via Twitter, ero contento di vederla». Una volta soli «mi ha offerto dello champagne, fumava e mi raccontava di un film che voleva girare con me. Poi mi ha preso il viso, mi ha detto che le ero mancato tanto e ha cominciato a baciarmi e io credevo che fosse un segno d’affetto, ma il bacio si è prolungato. Quindi ha poggiato le mani sul mio corpo e mi ha spinto sul letto, mi ha slacciato la cintura e aperto i pantaloni. Quando è durato? Sono cose private».

«Ha abusato di me»

È difficile capire come possa esserci violenza sessuale di una donna su un uomo senza una sua partecipazione, obbietta Giletti, osservando come nel selfie scattato dopo l’amplesso «lei non mi sembra proprio turbato». Bennett — che cerca più volte il conforto del suo avvocato Gordon Sattro, seduto accanto — e si infastidisce per le gigantografie di Asia che lo fissano, ribatte così: «Molti pensano che se non volevo quel rapporto allora in me c’è qualcosa che non va, ma una donna può essere bella eppure abusare di un uomo. Mi sono sentito impotente, come se dovessi accettarlo per poter fare quel film».

«Esperienza profonda e difficile»

E il messaggio scarabocchiato su un foglio di carta del Ritz («Asia ti amo con tutto il mio cuore»), firmato con una faccina sorridente? «Mi ha chiesto lei di scriverlo, prima del sesso». Pranzano, si salutano, non si vedono più. Sei mesi dopo su Twitter Jimmy chiede: «Cosa succede quando una donna dice che sta per violentarti? È mai possibile?». Spiegazione: «Speravo che i miei coetanei potessero aiutarmi. Della violenza non ho parlato con nessuno, non sapevo di aver vissuto un’esperienza profonda e difficile».

«Asia continua a minacciarmi»

Passano quasi cinque anni. La denuncia di Jimmy Bennet arriva quando il movimento anti-molestie è più ruggente che mai e Asia Argento ha svergognato il potente Harvey Weinstein. «Nemmeno le attrici che hanno accusato lui si sono mosse prima. Se fossi donna non staremmo qui a discuterne. La verità è che Asia Argento, che continua a minacciarmi tramite gli avvocati, si è comportata come Weinstein e io ho levato il velo sulla sua ipocrisia».

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