Italy

L'esame di laurea superato da Gasperini

TORINO - A Gasperini serviva un’ultima verifica, perché in questi ruggenti anni bergamaschi ha capito di essere all’altezza di chiunque e di tutto, inclusa la Champions, ma gli mancava di sapere di poter essere all’altezza della Juventus, che era riuscito a battere solamente in Coppa Italia, nella stagione passata, eliminandola ai quarti di finale con secco 3-0. Ma in campionato non l’ha mai sconfitta, mai. Persino all’andata, quando l’Atalanta era già quasi del tutto Atalanta, la Juve vinse 3-1 a Bergamo dopo essere andata sotto: sembrava il segno di come certi rapporti di forza fossero inattaccabili. 

Oggi sappiamo che invece non è così, che l’attacco c’è stato, che la Juve ne è uscita intaccata anche se non sconfitta (dopo tutto, i bergamaschi non battono i bianconeri in campionato dal 2001 e non vincono a Torino dal 1989) e che le distanze sono più esigue di quello che racconta la classifica, per non dire di quanto si sia ridotta la ciclopica differenza di possanza economica. Ma adesso, è successo che l’Atalanta abbia dominato in lungo e in largo allo Stadium come è riuscito solamente al Bayern Monaco e al Real Madrid. Sappiamo che prima di segnare l’1-0 con Zapata, ha chiuso per 8 minuti e 10 secondi la Juventus nella sua metà campo: i bianconeri ne sono usciti soltanto quando hanno ripreso il gioco dal dischetto di centrocampo dopo il gol. Sappiamo che se si guardasse la classifica delle ultime 20 giornate, l’Atalanta sarebbe prima con un punto in più sulla Juventus, per cui il divario in graduatoria dipende soltanto dall’avvio incerto dei nerazzurri, rimasti ad arrancare nelle fasi iniziali mentre Sarri partiva spedito. Dopo lo scontro diretto dell’andata, Gasperini ha fatto 4 punti in più del collega juventino (45 a 41). Questo significa che le risposte che l’Atalanta cercava allo Stadium forse le aveva già. E che il 2-2 di sabato sera è stato clamoroso perché la Juventus ha fermato l’Atalanta, non viceversa. 

Anche i pochi che hanno vinto allo Stadium in questi nove anni di rado hanno esercitato un dominio e suscitato un’impressione simili. Forse solo il formidabile Bayern di Heynckes e il Real della rovesciata di Ronaldo. Al limite, l’Ajax di un anno fa, anche se quella notte la Juve ci mise molto del suo, più di quanto ce ne abbia messo questa volta in cui invece ha avuto la forza umile di restare in partita, di aspettare il momento, di cogliere l’attimo. Che difatti ha colto. A Gasperini tutto questo importa poco, tutto sommato gli interessava poco anche del risultato: forse non si è reso pienamente conto di cosa sarebbe potuto succedere se fosse arrivato a -6 della Juve, dalla Juve che vince solo con le squadre piccole mentre invece i nerazzurri danno l’idea di essere assolutamente inarrestabili oltre che grandi. “Per noi era solo una gara di prestigio: se anche fossimo arrivati a -6, la Juventus difficilmente avrebbe perso lo scudetto”. E invece chissà. “Avevo chiesto ai miei di interpretare questa gara in ottica Champions, volevo capire se saremmo riusciti a reggere la forza d’urto di una squadra che può vincerla e ci siamo riusciti. Siamo cresciuti durante la stagione, abbiamo alzato il nostro target. Contro la Juventus in altri momenti non avevamo avuto questa personalità”.

Questo è stato il momento della consapevolezza, forse persino dell’occasione sfumata. “Ma a noi interessa solamente entrare nelle prime quattro”. Resta il fatto che l’Atalanta non è stata inferiore in nulla e superiore in molti aspetti, persino quando al gioco ha aggiunto le riserve togliendo tre mammasantissima, Gomez, Zapata e Ilicic: eppure Muriel e Malinovskyi sono stati decisivi (il colombiano anche in negativo, per la verità), più ancora delle riserve juventine (Douglas Costa, Higuain, Alex Sandro, Ramsey) che pure hanno curriculum, pedigree, costo, valore e stipendio clamorosamente superiori. Ma non è da questi particolari, non più, che si giudica la differenza tra l’Atalanta e il mondo.    

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