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L'inferno di Beirut: almeno cento morti e 4mila feriti. Cause da chiarire. "L'aria è tornata normale"

BEIRUT - Mezza capitale del Libano è stata devastata da due enormi esplosioni nei pressi del porto, dov'erano custodite 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, scaricate al porto nel 2013 e poi depositate in un container, che l'hanno ridotta in polvere come ai tempi della fine della guerra civile durata 15 anni. La Croce Rossa riporta un bilancio di almeno 135 vittime, 4 mila feriti e cento dispersi. È successo ieri pomeriggio alle 17.

Cos'è il nitrato d'ammonio

Si usa come fertilizzate e come esplosivo. È l'elemento chimico più usato negli attentati, che si ottiene dall'ammoniaca e dall'acido nitrico. Esplode solo se collegato a un detonatore. Utilizzato nel 1995 per l'attentato di Oklahoma City, che ha provocato la morte di 168 persone, da suprematisti americani. Viene usato anche per i fuochi d'artificio e come propellente per i razzi. 

Il boato e la devastazione

L'effetto delle esplosioni è stato apocalittico: un boato udito fino a Nicosia, sull'isola di Cipro, distante più di 240 chilometri, un urto pari a quello di un terremoto di magnitudo 4,5. Una gigantesca nuvola rosso e arancione ha avvolto le strade che circondano il porto, sventrando gli edifici.
L'inferno di Beirut: almeno cento morti e 4mila feriti. Cause da chiarire. "L'aria è tornata normale" La capitale è piombata nel sangue, nel caos, nella disperazione, in un incubo che il governatore, Marwan Abboud ha sintetizzato così: "Sembra quello che è successo a Hiroshima e Nagasaki". Le scene sono di spaventosa devastazione: moltissimi gli edifici danneggiati seriamente nel raggio di chilometri. Tra questi anche il palazzo presidenziale e diverse ambasciate. Indenne la rappresentanza diplomatica italiana. Nella città è stato proclamato lo stato d'emergenza per due settimane.

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Dichiarato lo Stato di emergenza, i funzionari del porto agli arresti domiciliari

Il governo libanese ha dichiarato lo stato d'emergenza per due settimane, dando ai militari pieni poteri per questo periodo, a seguito della massiccia esplosione a Beirut. Il presidente, Michel Aoun, ha convocato il Consiglio supremo di difesa, e ha definito "inaccettabile" il fatto che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio siano rimaste immagazzinate per sei anni nel porto di Beirut senza misure di sicurezza. Il premier, Hassan Diab, ha assicurato che tutti i responsabili di "questa catastrofe", saranno "chiamati a risponderne". Il governo libanese ha deciso di porre agli arresti domiciliari tutti i funzionari del porto di Beirut che dal 2014 erano responsabili dello stoccaggio di nitrato di ammonio e della sua sicurezza. Lo riferiscono fonti ministeriali citate dal Daily Star.

Le cause

Per il presidente Usa, Donald Trump, le esplosioni sono state causate da una bomba. Una tesi che è stata però contraddetta da tre fonti anonime della Difesa Usa citate dalla Cnn, secondo le quali non ci sono indicazioni di attacchi. Ed è stata anche smentita da autorità libanesi, che hanno invitato chi può a lasciare la città a causa dell'aria tossica. E intanto fonti israeliane suggeriscono che quel magazzino venisse utilizzato da Hezbollah. Troppo presto per capire, mentre l'intero Paese si adopera per aiutare.

Pericolo tossine nell'aria

La polvere prodotta dalla doppia esplosione si è depositata a terra. A questo riguardo "dovrebbero essere prese le stesse precauzioni adottate per tutte le polveri stradali, detriti da costruzioni e fuliggine prodotta da generatori diesel" ma "non vi è alcuna preoccupazione per gli inquinanti gassosi". Lo sottolinea in un tweet la facoltà di Ingegneria e Architettura dell'American University (Aub) della capitale libanese, citando i dati forniti dal laboratorio di ricerca Aerosol dell'ateneo.
Secondo quest'ultimo, "gli indicatori della qualità dell'aria di Beirut sono tornati a livelli normali dopo il forte aumento osservato tra le 18 e le 19 di martedì". Ieri sera si sono sparse voci, riprese anche dall'ambasciata americana a Beirut, della presenza di gas tossici rilasciati nell'aria dall'esplosione; ci sono stati appelli a restare in casa e indossare mascherine o addirittura lasciare la città.

Il luogo dell'esplosione

Beirut ha ammesso che le deflagrazioni sono avvenute in un deposito nei pressi del porto, dov'erano custodite 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, confiscate anni fa a contrabbandieri. Una sostanza pericolosissima che è deflagrata forse per le scintille sprigionatesi durante un'operazione di saldatura nel magazzino.

Il Vicario patriarca maronita: "distrutte scorte di grano, sarà crisi alimentare"

"Anni di bombe, e mai un'esplosione così", dice ad Adnkronos Hanna Alwan, il Vicario Patriarca maronita: "distrutte scorte di grano, sarà crisi alimentare". Secondo il ministro dell'Economia, dopo la distruzione dei silos, il Paese dispone di riserve per "meno di un mese".

Le testimonianze

"Stiamo assistendo ad un'enorme catastrofe", ha detto il capo della Croce Rossa libanese George Kettani ai media locali. "Ci sono vittime e vittime ovunque. Oltre 100 persone hanno perso la vita. Le nostre squadre stanno ancora conducendo operazioni di ricerca e salvataggio nelle aree circostanti", ha spiegato, mentre il governatore della capitale libanese, Marwan Abboud, ha confermato che i dispersi sono più di 100. Una nave della task force marittima Unifil attraccata nel porto è stata danneggiata e alcuni soldati delle forze di pace navali sono rimasti feriti, alcuni dei quali gravemente. "L'Unifil sta trasportando i peacekeeper feriti negli ospedali più vicini per cure mediche", si legge in una nota. La Difesa ha confermato che un militare italiano rimasto ferito sta bene.

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"Ho visto il fuoco, ma non sapevo ancora che ci sarebbe stata un'esplosione. Siamo entrati. Improvvisamente ho perso l'udito perché ero troppo vicino. Poi all'improvviso il vetro della mia auto si è frantumato, così come tutte le macchine intorno a noi, negozi ed edifici". Racconta un testimone alla Bbc.

Il portavoce del contingente italiano: "Alloggi spazzati via

All'indomani della tragedia avvenuta ieri, il tenente colonnello Marco Mele, portavoce del contingente italiano in Libano, spiega all'Adnkronos che i 12 militari italiani, che ieri si trovavano a Beirut e che sono impiegati nel Reggimento gestione aree di transito, responsabile dell'entrata ed uscita di uomini, mezzi e materiali da e per il Libano, sono stati trasferiti nella base di Shama dove sono "arrivati stamattina all'alba" e dove "è rimastro il militare ferito che ha riportato una frattura alla mano" . Ieri è partito un convoglio con medici, psicologi e l'assetto Cbrn per il rischio chimico-biologico-radiologico-nucleare a titolo precauzionale - racconta il tenente colonnello Mele - I soldati erano muniti di dpi, vista la crescente emergenza Covid qui in Libano, nel rispetto di tutte le procedure sanitarie, per soccorrere il ferito. Il militare, insieme agli altri 11 militari che si trovavano nella base al porto di Beirut, è stato trasportato qui a Shama. Sono arrivati alle prime luci dell'alba". La struttura dove risiedevano i soldati "è stata spazzata via dall'onda d'urto. Sono stati portati via, in sicurezza, anche il materiale, le armi e i mezzi".

Ospedali distrutti e al collasso

Gli ospedali di Beirut sono entrati immediatamente in crisi, investiti dall'ondata immane di feriti. In uno solo di questi, l'Hotel Dieu, sono giunte 500 persone bisognose di cure urgenti. Si sono moltiplicati gli appelli alla donazione di sangue e al rientro immediato in servizio di tutti i medici e infermieri.

 

Le reazioni internazionali

Il presidente francese Emmanuel Macron sarà in Libano domani per incontrare "tutte le autorità locali", lo ha reso noto l'Eliseo. Diab ha chiesto sostegno alle nazioni amiche, e tra i primi a rispondere è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha promesso il sostegno dell'Italia. Anche Israele ha offerto aiuti umanitari e l'Ue si è detta pronta a fornire assistenza, così come Germania e Francia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha telefonato all'omologo libanese per comunicargli che la Turchia è pronto a fornire aiuti umanitari per far fronte agli effetti delle devastanti esplosioni.

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L'attuale situazione in Libano

Il Libano è devastato da una profonda crisi economica e alle prese con un ritorno dei contagi da coronavirus, che hanno indotto il governo a reintrodurre misure restrittive. Sono di due giorni fa le dimissioni del ministro degli Esteri, Nassif Hitti, che avrebbe espresso la propria insoddisfazione per la gestione da parte del governo di diverse questioni di importanza nazionale, tra cui la crisi economica che attanaglia il Paese. Non ci sono soldi per manutenzione,per l'elettricità. La lira vale 11mila contro il dollaro, a settembre stava a 1500. La metà della popolazione è sotto la soglia della povertà. Da mesi la gente muore negli ospedali per mancanza di elettricità.


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Rimane alta anche la tensione al confine con Israele, che ha dichiarato la scorsa settimana di aver respinto un tentativo di Hezbollah di infiltrarsi nel territorio israeliano. Ma un alto funzionario israeliano ha detto che "Israele non ha alcun legame" con l'esplosione di Beirut. L'esplosione è avvenuta vicino alla scena dell'enorme esplosione del 2005 che ha ucciso l'ex premier Rafiq Hariri e altre 21 persone, pochi giorni prima del tanto atteso verdetto nel processo presso un tribunale speciale dell'Aja. Alla sbarra, quattro imputati in contumacia, tutti membri del movimento sciita libanese Hezbollah.

Un profilo Instagram alla ricerca dei dispersi

#locatevictimsbeirut è la pagina Instagram su cui vengono pubblicati gli appelli per ritrovare i dispersi

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