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L’Iran sequestra petroliera britannica, partita sempre più rischiosa nel Golfo

Si fermeranno o continueranno? Nel Golfo Persico è in corso una sorta di «Iraneide», con prove di forza, provocazioni e guerra psicologica. Una partita ad alto rischio.

Lo avevano promesso e l’hanno fatto. I pasdaran hanno intercettato due petroliere nella zona di Hormuz. Prima hanno fermato la britannica Stena Impero: è stata affiancata da motovedette e seguita da un elicottero, quindi costretta proseguire verso l’isola di Qemsh. Poco dopo ambienti marittimi hanno segnalato il repentino cambio di rotta di una seconda nave, la Mesdar, e fonti citate dalla CNN hanno confermato che l’unità era finita nelle mani dei guardiani. Ma successivamente, dopo alcuni controlli, avrebbe ripreso il viaggio verso l’Arabia Saudita. I miliziani iraniani hanno infatti negato che fosse stata sequestrata.

L’abbordaggio è la probabile rappresaglia per un’analoga mossa inglese, non meno spettacolare: il fermo – il 4 luglio - della Grace 1 con greggio iraniano a Gibilterra, un carico proibito perché destinato alla Siria. Proprio ieri le autorità hanno allungato lo stop di almeno un mese. La Stena Impero ha a bordo 23 marinai (russi, filippini, indiani, lettoni) e attualmente è all’ancora nei pressi del porto di Bandar Abbas. Le autorità sostengono che lo stop sarebbe stato imposto dopo che la nave ha urtato un peschereccio e non ha risposto a richieste di assistenza. Per la Mesdar si era parlato di possibile inquinamento. Spiegazioni che paiono pretesti.

Il governo britannico, riunitosi d’urgenza, ha denunciato il gesto inaccettabile. Da giorni Londra aveva messo in guardia sui pericoli ed aveva deciso di schierare una terza unità per proteggere il proprio naviglio nel Golfo, invitato nella notte a evitare le acque di Hormuz. Donald Trump, che ieri aveva già parlato con il francese Macron sul tema del nucleare iraniano, ha previsto consultazioni rapide. Il Pentagono ha confermato lo schieramento di altri 500 soldati in Arabia Saudita, elementi che si vanno ad aggiungere ad un dispositivo robusto che comprende una formazione aeronavale guidata da una portaerei, caccia F22, bombardieri B 52, un velivolo speciale per tracciare i missili, unità d’assalto anfibio. Indiscrezioni sostengono che il presidente, nei colloqui con i consiglieri, è apparso più duro rispetto alle dichiarazioni di cautela espresse davanti ai microfoni dei media. La Casa Bianca ha invitato gli avversari a «non fare gli stupidi» perché rischiano di pagare un caro prezzo per quella che un portavoce ha definito «una grave escalation».

Moniti resi più attuali dal susseguirsi di eventi. Poche ore prima sempre i pasdaran hanno confermato la cattura di una petroliera degli Emirati, la Riah 1, accusata di essere coinvolta in attività di contrabbando. Quindi un episodio con due versioni. Il Boxer, unità d’assalto anfibio americana, ha abbattuto un piccolo drone iraniano avvicinatosi a circa un chilometro. Lo hanno tirato giù senza sparare un proiettile, usando un sistema elettronico. Teheran, però, ha negato affermando che i marines hanno distrutto per errore un loro mezzo.

Perché lo stretto di Hormuz è strategico e sempre più instabile
La rotta del petrolio via mare più importante

Ieri un loro aereo ha fatto da scorta ad un mercantile proprio per ribadire questa volontà.È chiaro che gli scontri sembrano dare loro ragione. Al tempo stesso, alcuni osservatori sostengono che le mosse di Teheran puntano in realtà ottenere un esito diverso: una pressione diplomatica dei partner occidentali sulla Casa Bianca per arrivare alla ripresa di un negoziato. Oltre alla questione delle rotte sicure c’è in ballo il contrasto sull’atomica iraniana. Un confronto teso che, secondo Trump, potrebbe però chiudersi in modo positivo. Siamo davanti ad un gioco calcolato dove è facile compiere errori.

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