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La maledizione delle baby star di Hollywood

Un destino tragico sembra accomunare le baby star di Hollywood. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda il trentenne Jake Lloyd, che a 10 anni interpretò Anakin Skywalker in Star Warb. «Il mio Jake soffre di schizofrenia paranoide», ha svelato nei giorni scorsi la madre dell’attore, Lisa Lloyd. Aggiungendo: «Sfortunatamente, gli è stato diagnosticato un altro disturbo, l’anosognosia, che gli impedisce di riconoscere di essere malato». Dopo Star Wars Jake fece un solo altro film, poi il personaggio lo ingurgitò.

Nel 2012 svelò di essersi ritirato per via del bullismo a scuola: «Gli altri ragazzi erano davvero cattivi con me: ogni volta che mi vedevano passare imitavano il suono della spada laser. Era una cosa folle. Tutta la mia vita scolastica è stata un inferno». Nel 2014 fu arrestato a Charleston per guida pericolosa e senza patente, e per resistenza a pubblico ufficiale. Tentò una fuga spettacolare ma andò a sbattere contro un albero. Da lì cominciò una discesa all’inferno. Nel 2016 entrò in clinica con la diagnosi di schizofrenia paranoide. E non ne è ancora uscito.

La lista degli attori che in giovane età trovarono il successo ma poi sono finiti miseramente è lunga. Macaulay Culkin, diventato famoso a 10 anni nei panni del Kevin McCallister di Mamma ho perso l’aereo, finì nel tunnel della droga dopo l’immenso successo del film. Poi, magrissimo, il suo patrimonio ormai dilapidato dai genitori, tentò di rilanciarsi come cantante.

Mary Anissa Jones, scritturata a soli 8 anni, nel 1966, per la parte di Buffy in Tre nipoti e un maggiordomo, ebbe poi un provino da Martin Scorsese in Taxi Driver per il ruolo che poi andò a Jodie Foster. Oppressa da una madre che la voleva famosa («mi ossessionava perché sperava di continuare a vantarsi di avere una figlia famosa», diceva), si perse tra cattive compagnie e morì a 18 anni di overdose.

Erin Moran, la Joanie «Sottiletta» Cunningham di Happy Days, è morta in povertà, a 56 anni, nel 2017. Dopo decenni di silenzio, i giornali erano tornati a interessarsi a lei nel 2012, raccontando che, complice una vita fatta di alcool e droga, si era ritrovata senza soldi, sfrattata dalla sua villa in California e costretta a vivere in una roulotte.

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Drammatica anche la storia di Dana Michelle Strain, in arte Dana Plato, che iniziò la carriera a 7 anni con diversi spot pubblicitari. Il successo arrivò con Il mio amico Arnold, dove interpretava il personaggio di Kimberly. Chiuso lo show, tentò un rilancio posando per Playboy nel 1989, per finire poi a girare alcune pellicole softcore. Arrestata per rapina a mano armata in un negozio di video a Las Vegas, città dove lavorava in una lavanderia, Dana Plato morì nel 1999, a 35 anni, nella roulotte dove abitava, a causa di un’overdose di farmaci.

Fine tragica anche per River Phoenix. Dopo il successo del film Stand by me, girato a 16 anni, arriva il bis con la parte del giovane Indiana Jones e le pellicole del cinema d’autore (Peter Weir, Gus Van Sant). Ma a 23 anni, la notte tra il 30 ed il 31 ottobre 1993, viene stroncato da un’overdose di cocaina, eroina e anfetamine.

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Altre talenti precoci dello spettacolo col successo non hanno perso la vita ma la serenità, a quanto pare, sì. Il trentunenne Haley Joel Osment, che recita da quando aveva 4 anni e nel 1999, appena undicenne, ricevette una nomination agli Oscar come migliore attore non protagonista ne Il sesto senso, arrestato nel 2006 per guida in stato di ebbrezza e possesso di marijuana fu costretto ad entrare in una clinica per disintossicarsi. Poi è tornato al cinema, ma non ha mai più il successo conseguito da ragazzino. E qualche anno fa ha confessato: «È stato molto difficile crescere, trovare ruoli da adulto, dopo il mio grande successo da bambino».

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Nell’infanzia bruciata di Hollywood trova posto anche Drew Barrymore, che a 7 anni si ritrovò catapultata a Hollywood – ottenendo la parte della sorellina di Elliott nel cult di Steven Spielberg E.T. – e finì per la prima volta in un rehab quando di anni ne aveva solo 14. Anche l’ex stellina Disney Demi Lovato, nel luglio 2018, è finita in rehab per abuso di cocaina. Ora sta bene, ma la sua lotta contro alcol e droghe dura da anni. Come quella contro droghe e depressione del venticinquenne Justin Bieber, scivolato con il successo ottenuto da adolescente in un tunnel di autodistruzione. Il cantante, che nel 2017 lasciò il «Purpose World Tour» per curare la propria salute mentale, è appena tornato alla musica. Il 14 febbraio è uscito «Changes», primo disco degli ultimi cinque anni.

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Lindsay Lohan, modella già a 3 anni, bambina prodigio destinata a diventare una star grazie al successo di alcuni film targati Disney come Genitori in trappola, è diventata prima un’adolescente irrequieta e poi una giovane costantemente sull’orlo del baratro. La sua fedina penale – dal furto alla rissa alla guida in stato di ebbrezza – è chilometrica. C’è un’intera sezione di Wikipedia dedicata agli arresti, ai processi, alle condanne ai lavori socialmente utili, alle permanenze in prigione e nei rehab. Il problema principale della Lohan, infatti, è sempre stato quello di tante ex baby star: l’abuso di alcol e droghe.

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