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Le aziende pagheranno le pensioni anticipate con i fondi di solidarietà

Da sinistra il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, leader del Movimento Cinque Stelle con il premier Giuseppe Conte

Da sinistra il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, leader del Movimento Cinque Stelle con il premier Giuseppe Conte

Per abbassare l’età pensionabile degli italiani a sessantadue anni i soldi non ci sono. Finanziare l’ormai famosa «quota cento», ovvero la somma di requisiti anagrafici e contributivi costerebbe quasi metà dell’ammontare della manovra per il 2019. Ecco perché il governo sta cercando una soluzione che permetta di far pagare una parte dei costi alle aziende. «Stiamo lavorando sui fondi di solidarietà ed esubero che potrebbero dare una mano a tutto il sistema», dice Alberto Brambilla, colui al quale Matteo Salvini ha dato l’incarico di studiare una soluzione. Il modello è quello già utilizzato per la ristrutturazione del settore bancario. Se un’impresa vuole mandare in pensione un lavoratore prima che abbia maturato i requisiti previsti dalla legge, firma un accordo - individuale o collettivo - e paga il prepensionamento attraverso fondi alimentati anche da un contributo obbligatorio del lavoratore in busta paga. Non si tratta comunque di soluzioni a costo zero per lo Stato: nel caso delle banche lo Stato ha contribuito complessivamente per circa un miliardo. C’è di più: sono pochissimi i settori nei quali il fondo esuberi è in grado di farsi carico dell’uscita di migliaia di persone. Per ovviare al problema le strade che il governo sta pensando di percorrere sono due. La prima: l’utilizzo dei fondi per la formazione continua, che spesso giacciono inutilizzati per i corsi di aggiornamento nelle aziende. O, come pure capita, vengono sprecati per corsi che danno più vantaggi a chi li organizza rispetto ai lavoratori che li dovrebbero seguire. La seconda strada è quella di finanziare con fondi pubblici l’allargamento (non lo «smontaggio») dell’articolo quattro della legge Fornero, il quale già oggi consente alle aziende - se disposte a farsi carico per intero dell’uscita - di pensionare anticipatamente un lavoratore sette anni prima dell’età prevista dalla legge.

I vincoli europei

La Lega vorrebbe utilizzare per questa operazione non meno di quattro miliardi, ma la cifra finale dipenderà dall’ammontare complessivo della manovra. Poiché sia Savini che Di Maio non sembrano intenzionati ad entrare in conflitto con l’Europa, dove si fermerà l’asticella? E quanta parte della voce «pensioni» verrà dedicata all’aumento delle pensioni minime? Il Movimento Cinque Stelle vorrebbe alzarle fino a 780 euro, ma il costo sarebbe enorme. Brambilla mette il dito nella piaga: «Sono totalmente contrario. Significherebbe spaccare il sistema». Di Maio vorrebbe finanziare la riforma con un prelievo sugli assegni più alti, ma solo intervenendo dai duemila, massimo duemilacinquecento euro al mese in su si avrebbero entrate significative. E la Lega è contraria.

Addio anticipo

Se poi la possibilità di accedere al nuovo sistema fosse confermato solo per chi ha raggiunto quota cento fra età e contributi, quanti lavoratori avrebbero effettivamente benefici dalla riforma? La segretaria della Cgil Susanna Camusso sottolinea che «una riforma così interessa una piccola platea, chi lavora nelle fabbriche del Nord ed una parte dei dipendenti pubblici», ovvero chi inizia a lavorare molto presto e senza interruzioni nel pagamento dei contributi. Che accadrebbe ad esempio agli edili, i quali hanno spesso storie contributive discontinue? «Per loro resta la Fornero, ovvero sulle impalcature fino a 67 anni». Da quel che si è dedotto finora il nuovo strumento dovrebbe superare il cosiddetto anticipo pensionistico, il meccanismo introdotto dai governi Renzi e Gentiloni per permettere di uscire dal lavoro prima di avere i requisiti. Oggi l’anticipo viene riconosciuto in due forme: «volontario» o «sociale». Il primo è totalmente a carico del lavoratore, il secondo dello Stato. Quest’ultimo nel 2018 è stato finanziato per 1,2 miliardi di euro, in gran parte già utilizzati, per mandare a riposo quattro categorie di svantaggiati: disoccupati, invalidi e loro assistenti, oltre a quindici categorie di mestieri cosiddetti “gravosi”. L’ex responsabile economico di Palazzo Chigi Marco Leonardi si chiede che accadrà in particolare ai disoccupati, visto che l’anticipo pensionistico era stato immaginato anzitutto per superare le contestate «salvaguardie» introdotte a più riprese a favore di persone ormai troppo avanti negli anni per sperare in un nuovo impiego.

Twitter @alexbarbera

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