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Milano, la città di terrazzi e balconi in fiore: ma quali piante scegliere?

Balconi trasformisti nella Milano della pandemia. Punti di osservazione, magari per individuare un assembramento, ma anche zone franche per l’ora d’aria senza mascherina. Persino «palcoscenici» dove cantare con i vicini contro il silenzio urbano. Oppure «curve da stadio» ricoperte di striscioni: andrà tutto bene. Con la (seconda) primavera virulenta sono sbocciati i vaccini, ma la città è ancora ferma a un semaforo di restrizioni orfano di un verde che mai come adesso vorrebbe dire speranza. Dov’è? Quando scatta? Nessuno lo sa. Allora tanto vale «accenderlo» sulla terrazza di casa, giusto per ridarle un abito più naturale ed elegante, botanico e floreale: è il tempo del giardino pensile, cioè sospeso, un’oasi privata dove oltre alla bellezza si coltiva un hobby ossigenante.


«Quest’anno percepiamo più interesse per la cura e l’allestimento del verde nelle case meneghine - riferiscono Luca e Piero Forni, fratelli alla guida della Terrazza Floricoltura, un’azienda con vivaio di proprietà che progetta giardini fra terra e cielo -. Chi ha uno spazio esterno vuole finalmente valorizzarlo, e poco importa se l’affaccio è sul centro o sulla periferia, infatti stiamo operando in tutta la città». Le dimensioni non contano, nel senso che anche il poggiolo più ristretto può essere fertile, purché abbia un rubinetto a cui collegare l’impianto di irrigazione per assicurare l’acqua alle piante.

Ecco, le piante, quali scegliere? «Vanno per la maggiore quelle a fiore stagionale: camelie, magnolie, rododendri, ortensie. Ma se lo spazio è troppo angusto meglio le rampicanti, comunque ornamentali. Di solito il cliente ha una conoscenza limitata del mondo vegetale - spiegano i fratelli Forni - e preferisce affidarsi a consigli che dipendono anche dall’esposizione al sole».

Perché il fai-da-te(rrazza) può inseguire il profumo ma quasi mai il gusto estetico, per il quale gli «architetti green» staccano fatture a partire da 1.500 euro: «Ma il prezzo dipende dal tipo di allestimento, quindi dal numero di piante e di fioriere. Queste ultime possono essere standard, più economiche, o su misura come se fossero mobili da esterno» concludono i due imprenditori, ricordando l’importanza della manutenzione che passa da «un paio di potature l’anno (primavera e autunno), un buon concime chimico a lenta cessione, un impianto di irrigazione efficiente e un buon drenaggio del terriccio grazie all’argilla espansa».


Si può dire che intorno all’esclusivo (e famoso) Bosco Verticale gravitano tanti «giardini orizzontali» a mezz’aria, ciascuno con una propria personalità. Quello di Andrea Lehotska, travel blogger slovacca con un passato televisivo, si trova nella zona di Porta Garibaldi. «Prego, quinto piano» invita a salire, lei trapiantata nella metropoli ma che affonda le sue radici nella montagna. Varcando la finestra sembra di entrare nell’orto, o in una «farmacia» a cielo aperto, non certo in una rassegna d’arte floreale curata da professionisti: «Coltivo piante aromatiche come basilico, lavanda, salvia, menta e timo. Poi c’è uno dei peperoncini più piccanti, il Naga Morich, che ho messo nel miele, mentre i fiori di sambuco che mi porto dal monte sono ottimi per le tisane». Come a dire che anche il palato vuole la sua parte. Belle e utili, le piante. «Per non parlare dei loro effetti benefici sul corpo - esorta Andrea -, basti pensare alle proprietà antinfiammatorie dell’arnica». Tra i moderni grattacieli si nascondono raffinati contadini in giacca e cravatta.

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