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Italy

Nel futuro di Salvini non c’è più il centrodestra: categoria politica morta 

Il centrodestra? «Come il centrosinistra, è una categoria politica morta». Matteo Salvini con chi gli chiede lumi su futuri governi la butta sul politologico. Ma la verità è che l’effetto psicologico della Basilicata ha già dispiegato i suoi effetti: quelli di una conferma. Il risultato lucano, dopo quello abruzzese, è il secondo largamente positivo in una regione del sud. Il che, raccontano i suoi, suggerisce al leader leghista che rispetto al passato recente tutto può diventare meno faticoso, meno oggetto di estenuanti trattative, meno soggetto al legarsi le mani da solo. Per questo quando gli chiedono di eventuali summit di centrodestra, così come propone con urgenza Giorgia Meloni, oppure di faccia a faccia con Silvio Berlusconi, la risposta è ai confini dell’evasivo: «Se non ci vedremo, ci sentiremo».

Insomma, anche gli incontri nel centrodestra sembrano diventati complicati. Del resto, l’esempio è recente: l’appuntamento in casa di Matteo Salvini con la stessa Meloni e Antonio Tajani. Senza Silvio Berlusconi, anche se le finestre dell’appartamento del vicepremier guardano su Palazzo Grazioli, la residenza del fondatore di Forza Italia. Anche se è vero che ieri il leader leghista ha avuto parole definite «affettuose e di stima» nei confronti del fondatore di Forza Italia. In ogni caso, Matteo Salvini lo ha ripetuto: «Il governo ha un orizzonte di quattro anni e tre mesi». E lo ha detto non solo pubblicamente: in Lega riferiscono del «vero sollievo» con cui il leader leghista ha accolto la notizia di quella che lui comunque considera una tenuta dei 5 stelle in Basilicata: «Meno male...». Il tracollo avrebbe reso più accidentata la strada del governo. E così, Salvini ha anche ribadito quello che per lui è il punto vero, a dispetto delle schermaglie (o peggio) con gli stellati: «Questa alleanza ci sta permettendo di fare quello che per anni abbiamo solo sognato di fare».

Come dire: non è detto che sarebbe stato lo stesso insieme al centrodestra. E ancora: «Un periodo storico come questo non me lo ricordo. Siamo centrali anche a livello internazionale». Insomma: «Dopo un anno di governo i risultati del consenso sono eccellenti, i nostri temi procedono, la nostra centralità è lì da vedere». E dunque, «perché cambiare?». Anche se forse, a differenza di quanto dice il segretario, non tutti in Lega «sono totalmente e felicemente d’accordo» con lui. Anche nel partito c’è chi ritiene che esista comunque un piano inclinato della politica che porti verso una riedizione della vecchia coalizione in chiave nazionale. In ogni caso, la linea sotto alle elezioni lucane, in Lega la si tira così: «Nel momento in cui Forza Italia e Fratelli d’Italia in Basilicata prendono insieme il 13 per cento e noi il 19, è chiaro che la fisionomia politica è diventata tutta diversa. Soprattutto, loro non possono pensare di stabilire chi si candiderà in una Regione o in un capoluogo». Il che apre la questione del candidato governatore in Piemonte.

Nella «Yalta delle Regionali» che lo scorso settembre assegnò tra i partiti del centrodestra i candidati presidente nelle regionali a venire, il Piemonte era attribuito a Forza Italia. Gli azzurri ora spingono compatti sul nome di Alberto Cirio, considerato vicino a al governatore ligure Giovanni Toti e pertanto filo salviniano. Eppure, i salviniani certificati non sono affatto convinti dell’opportunità di lasciare il frontman agli azzurri: «Quell’accordo riguarda una passata era geologica». E peraltro hanno un candidato possibile nell’imprenditore delle acque minerali Paolo Damilano. La situazione, però, è paradossalmente simmetrica: sia i leghisti che gli azzurri stanno anche ragionando su un possibile piano B qualora dagli alleati dovessero arrivare impuntamenti sul candidato. Resta il fatto che i rapporti tra Lega e Forza Italia non sono mai stati così logori. E le continue prese di posizione degli azzurri non cessano di irritare i leghisti: «Ma perché— sbotta uno di loro — invece di prendersela con noi non se la prendono con Fratelli d’Italia che nelle ultime settimane sta facendo una serrata campagna acquisti sul territorio a loro danno? Con Daniela Santanché che in Lombardia gli sta portando via mezzo partito?».

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