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Non c’è ancora intesa sulla riforma della giustizia. Pd e 5 Stelle compatti spingono sul giudizio breve. L’Anm difende il lodo Conte sulla prescrizione

Fumata grigia a Palzzo Chigi. A tirare le somme del vertice di maggioranza sulla riforma del processo penale che si è tenuto ieri nel pomeriggio è lo stesso Guardasigilli Alfonso Bonafede: “Abbiamo lavorato alla riforma del processo penale per accelerare i tempi. Tutte le forze politiche valuteranno il testo e faranno le loro proposte. Numerose sono le convergenze sulle misure per abbreviare i tempi. Rimangono alcune distanze sulla prescrizione. Per me e per il M5S resta prioritario garantire la certezza della pena e che non ci siano sacche di impunita’”. E ancora: “La distinzione fra assolti e condannati non è la mia proposta di partenza ma ricordo che questa distinzione è stata già introdotta nella scorsa legislatura da qualcuno che adesso solleva profili di incostituzionalita”.

Pur senza citarlo, il riferimento del ministro della Giustizia è evidentemente a Matteo Renzi che, a vertice ancora in corso provava a “guastare la festa” da fuori (all’incontro in rappresentanza del suo partito erano presenti le deputate Maria Elena Boschi e Lucia Annibali). Il nodo è sempre il solito: il blocco della prescrizione. Al leader di Italia Viva non va bene neppure il cosiddetto “lodo Conte” cioè la proposta di mediazione del premier che ha consentito di superare lo stallo sulla riforma distinguendo tra sentenze di assoluzione e di condanna. Che anzi definisce “incostituzionale”: “L’essere o meno colpevole non si valuta in primo grado ma alla fine del percorso e quindi introdurre una differenziazione tra la condanna e l’assoluzione in primo grado viola i principi costituzionali. Quindi non è questo il punto. Direi che non c’è un punto di caduta”, queste le parole di Renzi a Zapping, su Radio 1, mentre la maggioranza stava ancora discutendo e mentre il segretario dem Nicola Zingaretti, più o meno in contemporanea durante la registrazione di Porta a Porta affermava che “il Pd sulla prescrizione intende andare avanti per trovare una soluzione e non per sfasciare la maggioranza” e chi invece punta sulla rottura “se ne assumerà la responsabilità”.

Se non si fosse capito, il riferimento è chiaro: “La proposta di Matteo Renzi di votare il disegno di legge di Fi è inaccettabile (il ddl Costa, ndr). C’è una maggioranza da tutelare!”. Al tempo stesso, ha puntualizzato, questo non significa che il Pd accetterà qualsiasi accordo: “Se non saremo soddisfatti del punto di caduta, sulla prescrizione faremo approvare la nostra legge”. È il responsabile giustizia del Pd Walter Verini al termine del vertice a commentarne l’esito: “Nella riunione si è registrata una sostanziale convergenza sulla riforma del processo penale. Si è trattato di una proposta sulla quale serve un approfondimento e tutte le forze si sono riservate di dare giudizi più puntuali. è un cantiere aperto che potrà consentire di ottenere processi che dureranno 5-6 anni”, rileva.

“Sulla prescrizione la proposta Conte che rappresenta un passo in avanti è stata ulteriormente discussa. Ci sono state proposte ulteriormente migliorative e su questo continuiamo a lavorare. Le posizioni sono tutte rispettabili ma si troverà una sintesi. Oggi registriamo un passo avanti”. Parla di cantiere aperto ma solleva dubbi di incostituzionalità sul lodo Conte anche il senatore Leu Piero Grasso, spiegando che servirà un nuovo incontro: “La riforma del processo penale è un cantiere di lavoro ancora aperto: unico imperativo categorico è ridurre i tempi dei processi. Il lodo Conte sulla prescrizione è ancora in fase di approfondimento perché ci sono aspetti allo studio. Ho già espresso la mia opinione sui profili di incostituzionalità, avevo manifestato perplessità ma c’è un pragmatismo di governo che spinge a trovare una soluzione”.

Per presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Luca Poniz (nella foto), quella sul Lodo Conte sulla prescrizione è una “polemica pretestuosa”. “Distinguere la posizione del condannato e dell’ assolto – ha detto ancora il presidente dell’Anm intervistato da Radio Anch’io – è saggissimo. Non capisco perché dovrebbe essere incostituzionale. L’idea di programmare tempi rigidi dei processi è ovviamente utopistica. Detta così è totalmente fuori dalla realtà”. Sui tempi dei processi, fa notare Poniz, “c’è una discussione calata dall’alto su una realtà che non è molto conosciuta. Non sento un numero, non sento un dato. Mentre ai cittadini dovrebbe essere raccontato che in Italia i magistrati sono la metà della media Europea con il doppio del carico di lavoro”.