E’ stata sentita di nuovo in procura la diciottenne violentata da Alberto Genovese durante la festa del 10 settembre scorso alla Terrazza Sentimento, il superattico dell’imprenditore delle start-up in piazza Santa Maria da Beltrade, a due passi dal Duomo di Milano. Quasi tre ore di colloquio di fronte al procuratore aggiunto Letizia Mannella, al pm Rosaria Stagnaro e agli investigatori della squadra mobile.  

La ragazza, ancora molto provata, quella notte ha subito violenze ed è stata tenuta chiusa nella camera da letto di Genovese per oltre venti ore. Ed è riuscita a liberarsi e lasciare l’appartamento, seminuda e in stato di shock, solo la sera del giorno dopo, l’11 settembre. Di fronte agli inquirenti ha rimesso a fuoco i ricordi di quella notte: il momento in cui è arrivata al party, intorno alle 20.30, e le fasi successive, intorno alle 22.30, quando ha perso di vista le sue amiche, si è recata con Genovese nella camera da letto, ed è iniziato il suo incubo. Agli inquirenti avrebbe spiegato anche da chi erano state invitate le sue amiche, a cui si è aggregata per arrivare alla festa. “Nei giorni successivi alla violenza la ragazza non ricordava quasi nulla – hanno spiegato in questi giorni i suoi legali, gli avvocati Luca Procaccini e Saverio Macrì -. Poi i suoi ricordi si sono fatti sempre più precisi”.  

La prossima settimana l’inchiesta procederà spedita con l’esame di altri testimoni. La procura intende non solo raccogliere tutti gli elementi utili per cristallizzare l’accusa di sequestro di persona e violenza nei confronti di Genovese - comunque interamente registrati nei video del sistema di videosorveglianza della casa - ma anche capire se c’era (ed eventualmente chi gestiva) un sistema di reclutamento delle ragazze e attraverso quali canali ci si riforniva della tanta droga presente alle feste.