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Italy

Open Arms, a terra cinque persone in difficoltà: situazione a bordo molto tesa. Ma resta il divieto allo sbarco

La parola è del ministro dell'Interno che ha detto di aver presentato ricorso al Consiglio di Stato. L'appello della Ong: "Fate sbarcare queste persone, il diritto sta morendo"

Open Arms, a terra cinque persone in difficoltà: situazione a bordo molto tesa. Ma resta il divieto allo sbarco

"Autorizzata evacuazione urgente a Lampedusa di 5 persone per cause psicologiche, con loro i familiari. Continuiamo a non avere autorizzazione per sbarco delle altre persone a bordo. Questa sarà la loro quindicesima notte. Il diritto sta morendo". Dopo le nove persone fatte scendere ieri, altre cinque sono state portate in terraferma durante la notte per problemi di salute. A renderlo noto è la Open Arms, proprietaria della nave ancorata davanti al porto di Lampedusa al quale non le è consentito accedere. Sulla nave della Ong catalana, scortata da un veliero della stessa Open Arms che aveva portato i rifornimenti, ci sono 143 migranti tra cui una trentina di minori. Tra le persone fatte scendere per problemi psicologici c'è anche un giovane con i piedi perforati da arma da fuoco. Una altro migrante, riferisce La Repubblica, era a rischio setticemia perché riportava ferite curate male. A bordo insomma la situazione è difficile con condizioni igienico sanitarie al limite. Dalla nave scendono solo piccoli gruppi, nell'attesa che arrivi l'ordine all'evacuazione. 

Nave scortata dalle motovedette militari

Due motovedette della Marina Militare seguono da vicino il natante, mandate dalla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, mentre dalla distanza sorvegliano la situazione altre motovedette. Al momento la Open Arms è all'ancora a ridosso dell'isola delle Pelagie, nella zona di Cala Francese, a poche Centinaia di metri dall'entrata del porto. Le condizioni del mare non sono buone e, stando alle previsioni, permarranno così per tutta la giornata. 

Ma non c'è ancora l'autorizzazione allo sbarco. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini non autorizza la messa in sicurezza delle persone, nonostante il braccio di ferro con il presidente del Consiglio Giiuseppe Conte - che gli ha inviato una lettera durissima con la quale lo accusa di slealtà e di essere ossessionato dai porti chiusi - e no alla controfirma del secondo provvedimento da parte di Trenta e del collega dei Trasporti Toninelli.

Il ricorso al Tar ha autorizzato la Open Arms a entrare in acque italiane, ma per sbarcare ci vuole l'autorizzazione della prefettura di Agrigento (che ha la competenza). Per il momento silenzio, in attesa di indicazioni da parte del ministero dell'Interno. Ma, se non si dovesse ottemperare entro poche ore alle disposizioni del Tar, che ha disposto l'ingresso in acque italiane per soccorsi immediati in una situazione di "gravità eccezionale", è possibile che intervenga la procura per violazione delle disposizioni del Tribunale amministrativo. Salvini ieri aveva annunciato di averpresentato ricorso al Consiglio di Stato, mentre già dal giorno di Ferragosto Conte chiedeva di far sbarcare i bambini.  

Situazione a bordo molto tesa

La situazione a bordo è tesa. Due operatori di Emergency saliti sulla Open Arms hanno rilevato una "enorme pressione psicologica" sui migranti, da 15 giorni in mare, con "evidenti condizioni di disagio della sfera cognitiva, emotiva, comportamentale". "Per alcuni pazienti, l'esperienza acuta di frustrazione e di dolore ha fatto emergere ideazioni suicidarie", scrivono in un rapporto oggi sul Corriere della Sera. Yohannes e Alessandro, mediatori culturali e psicologi di Emergency, sono sulla nave per "assistere le oltre 150 persone che si trovano in mare in condizioni di vulnerabilità e che stanno aspettando l'assegnazione di un porto sicuro e di sbarcare". "Le persone soccorse - dicono Yohannes e Alessandro secondo quanto si legge sul sito di Emergency - hanno sperimentato abusi e violenze nel passato e ora subiscono una enorme pressione psicologica".

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