Italy

Perde la guerra chi si crede forte

Il confronto tra Emiliano e Fitto

di Sergio Talamo

Era l’aprile 2019, c’era ancora tempo. A Verona per il Vinitaly, il premier Conte chiese ad Emiliano: «A quale Pd sei arrivato, presidente?». E Michele, sempre brillante: «Boh. Forse al dodicesimo». Dopo oltre un anno, Emiliano ha collezionato altri cinque o sei Pd, non è riuscito a chiudere l’accordo con i Cinque Stelle e ha dovuto ingoiare l’umiliante commissariamento del governo sulla preferenza di genere. Un pasticcio imputabile non solo a lui, perché le resistenze maschili sono bipartisan. Ma sta di fatto che il suo antagonista Raffaele Fitto ha potuto seraficamente dichiarare: «Siamo pronti a votare anche oggi la legge sulla doppia preferenza». Sui social fioccano i «ce ne ricorderemo», da parte di donne pugliesi inferocite. Non ci vuol molto a capire che si ricorderanno soprattutto di chi aveva la maggioranza e per 5 anni non l’ha usata. Nel frattempo, il caso-Lopalco alza ulteriore fumo su una scelta di per sé discutibile, e cioè candidare il protagonista di un’emergenza sanitaria che non avrebbe dovuto avere colore politico.

Nessuno può dire se qualcun altro avrebbe fatto meglio nel mettere in ordine il disastrato campo del centrosinistra in Puglia. Di certo è entrato in crisi il modello dell’uomo solo al comando che tutto garantisce e su tutto vigila. Emiliano lo ha finora incarnato con quel suo inconfondibile mix di guasconeria e paternalismo, per cui da un lato lui da solo fa e disfa nomine e alleanze, dall’altro se c’è un acquazzone i pugliesi possono chiamarlo direttamente al cellulare. È un format che ha funzionato finché dall’altra parte non si è riproposto un politico che, nel 2005 e soprattutto nel 2010, provò sulla sua pelle cosa vuol dire auto-nominarsi «uomo del destino». Nel 2005 Raffaele Fitto, contrapposto a Nichi Vendola, pensava di replicare a mani basse il trionfo di cinque anni prima. Invece perse per una manciata di voti. Nel 2010, con il suo candidato Rocco Palese andò ancora peggio: sinistra unita con Vendola, mentre nel centrodestra Adriana Poli Bortone ottiene un 8 per cento che avrebbe permesso a Palese di diventare presidente della Regione. Oggi Fitto, da buon democristiano doc, tiene unito il suo schieramento non scontentando nessuno. Ma il problema non sono solo i numeri. Lo slogan di Emiliano «per i pugliesi viene prima la Puglia e poi il partito» (laddove per «la Puglia» Michele intendeva se stesso), oggi si è incrinato. Anche perché, nel frattempo, il suo rivale ha imparato come si fa a perdere: basta sentirti invincibile e autosufficiente per un minuto di troppo.

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