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Pigrizia da Covid: leggere, curare la propria persona e le relazioni a distanza per mantenere attivo un sistema emozionale che favorisca il lato creativo

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Il Covid ci ha reso inadatti ad agire: se aumenta il tempo che si trascorre sempre nella stessa posizione, le persone non avranno più lo stimolo di “alzarsi”.

pigrizia da covid

Il grande problema di oggi è che abbiamo smesso di sognare, in questo particolare momento nel quale un evento pandemico ha cambiato radicalmente le nostre vite e ha generato una barriera che impedisce ai più di vedere una prospettiva futura, è aumentato a dismisura il livello di malessere.

Quando parliamo di motivazione, non dimentichiamoci che questa si basa sul sentirsi utili e se le persone non riescono a prevedere neanche un futuro prossimo, finiscono per restare ferme in una posizione statica, anche se il mondo fuori continua a cambiare.

L’unico modo che abbiamo per modificare questa posizione è quella di incontrare altre persone. La pandemia però ci ha messo in una posizione molto difficile, perché siamo chiusi in casa.

Cosa possiamo fare dunque per reagire? Il bisogno (il DEVO) è più forte del “voglio” perché impatta su una necessità che noi conosciamo e che è emersa, il bisogno ci fornisce il giusto stimolo perché consente di applicare una visualizzazione di un qualcosa che si ha bisogno di fare “costringendoci” all’azione, ma nel momento in cui non abbiamo più bisogni siamo soddisfatti dallo stare in casa, la situazione si fa più complessa.

La società prima della pandemia aveva costruito un sistema di consumismo estremo che ha reso le persone pigre, perché avevamo tutto a portata di mano, questa situazione già statica di per sé, se non viene attivata da un bisogno reale, non porta in azione e inibisce la capacità di cambiare lo stato delle cose. Il livello di sfiducia che stiamo vivendo ci viene indotto anche dall’ambiente sociale circostante; diceva Jim Rohn, esperto di management: “Siamo la media delle cinque persone che frequentiamo di più”, se vivo in un contesto dove tutti quanti si lamentano, finirò per mettermi in una posizione di attesa, ed è quello che molte persone hanno scelto più o meno consapevolmente di fare, ovvero aspettare che tutto finisca per ritornare alla vecchia normalità, ma questo però è l’errore più grande che si possa commettere, perché questa è la nostra nuova normalità.

Il Covid ci ha reso inadatti ad agire perché agisce su uno dei grandi valori che noi abbiamo che è la salute abbinata alla sicurezza e, questi due fattori insieme ci costringono in una situazione di attesa perché la paura di morire o di contagiare le persone intorno a noi ci porta ad accettare di buon grado anche una cosa che se la prendiamo solo dal punto di vista prettamente teorico, è difficile da comprendere. Abbiamo vissuto la prima ondata fiduciosi, poi ci hanno prospettato una situazione migliore, ma non sono stati potenziati i trasporti né messe in sicurezza le scuole, quindi è stato necessario chiudere e nel frattempo le persone hanno perso la fiducia nei consumi e sono in attesa, ma se aumenta il tempo che si trascorre sempre nella stessa posizione, le persone non avranno più lo stimolo di “alzarsi”.

Nel momento in cui l’ambiente circostante non riesce a fornire una visione, una prospettiva, qual è la soluzione? Prima di tutto è fondamentale continuare a formarsi e cercare di non trascurare mai la lettura, ad esempio, leggere un romanzo che ci dà la possibilità di riattivare la sfera fantastica e ancora, un altro comportamento importante da adottare è riuscire a ripetere le azioni di routine che si svolgevano prima della pandemia: se si lavora da casa è importante imporsi di lavarsi, vestirsi e prepararsi come per uscire e non dimenticare di organizzare il lavoro in uno spazio dedicato, anche questo aspetto condiziona. Un esempio che faccio spesso ha come oggetto il comportamento delle persone in smart working che si vestono con una camicia o una giacca, salvo poi indossare i pantaloni di una tuta o peggio ancora di un pigiama, ma l’abbigliamento influenza il nostro atteggiamento mentale che a sua volta ha una conseguenza sui nostri processi di apprendimento.

Infine, molto importante sarà il tempo dedicato alle relazioni anche a distanza, facciamo tante call di lavoro, ma perché non proviamo a fare una videochiamata con un amico e a ridere un po’ con lui? Riuscire ad attivare un sistema emozionale differente che favorisca la nostra parte creativa, tutto questo è a costo zero e si può fare comodamente da casa. E le persone così potranno tornare a sorridere e ad emozionarsi. Questa situazione di grandi restrizioni può portare le persone ad essere più nervose e a provare rabbia e nella mappa delle emozioni, l’opposto della paura è proprio la rabbia. Di fronte all’incertezza si ha paura ma alcune persone potrebbero risultare più aggressive, ciò dipende anche da un livello di educazione sociale e civica. La pandemia ha evidenziato, in questo senso, la nostra carenza in materia di educazione sociale.

Anche in famiglia è necessario un sistema di regole condivise perché il nostro cervello ha bisogno di regole per riuscire a trovare un sistema creativo e focalizzare l’attenzione, per questo è importante che in casa si promuova e si sviluppi una leadership condivisa tra le due figure genitoriali e che sia di natura gerarchica nei confronti dei propri figli. Infatti, in un rapporto di responsabilità è fondamentale dare delle regole anche nelle modalità di intervento e condividere a monte un sistema valoriale che eviti di gestire conflitti. L’impianto valoriale ci consente di avere la stessa comunicazione e non creare dubbi nei figli che possono dare adito ad incomprensioni ed ostilità.

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