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Salone del Libro, nuova emergenza Massimo Bray lascia la presidenza

Un’emergenza che sembra non finire mai quella del Salone del libro di Torino, che ora rimane senza presidente. Massimo Bray, nominato ufficialmente meno di un mese fa, ha annunciato di non accettare l’incarico al vertice del Circolo dei lettori per «ragioni strettamente personali»: lo hanno comunicato il governatore Sergio Chiamparino e la sindaca Chiara Appendino, assicurando di impegnarsi «a garantire una soluzione adeguata alla sfida che il Salone del libro deve affrontare, senza interruzioni di sorta e senza pregiudicare in alcun modo l’attività che il Circolo sta già svolgendo per preparare la nuova edizione». Il fatto che l’impegno di presidente di un’istituzione che organizza non soltanto il Salone, ma anche molte altre attività sul territorio piemontese, fosse molto oneroso per Bray, che vive a Roma ed è direttore generale della Treccani, era in qualche modo noto.

Massimo Bray (Foto Ansa)
Massimo Bray (Foto Ansa)

La decisione ha lasciato incredulo anche il direttore del Salone, Nicola Lagioia, informato soltanto ieri della nuova, imprevista svolta. Lui e la sua squadra di consulenti sono ancora senza contratto ma, dice, «questo non significa che non siamo operativi. Già da tempo stiamo parlando con autori ed editori ma, certo, non avere un contratto e un incarico ufficiale ci impedisce alcuni passi, anche burocratici». D’altro canto non si può nemmeno dire che si stia lavorando al Salone Internazionale del libro, dal momento che il marchio non è nella disponibilità di nessuno ma verrà messo all’asta, probabilmente a inizio ottobre, dal liquidatore della fallita Fondazione per il libro, Maurizio Gili.

Insomma, allo stato attuale, c’è un’istituzione senza presidente dove un direttore senza contratto sta organizzando un evento fieristico internazionale che si terrà a maggio. Un pasticcio. Ci vogliono tutto l’ottimismo e la forza di volontà di Nicola Lagioia per continuare a lavorare e a convincersi che questo ennesimo intoppo non rallenti ulteriormente la realizzazione del Salone 2019. «Mi dispiace molto dal punto di vista umano per la rinuncia di Massimo Bray — dice il direttore — ma il Salone va avanti. Per gli editori la garanzia siamo noi e con noi continuano a parlare. Siamo una squadra vincente, abbiamo iniziato a lavorare subito dopo la fine del Salone 2018. L’incontro con Jhumpa Lahiri due giorni fa per Giorni selvaggi, la rassegna del Circolo dei lettori, per esempio, è nato perché a giugno ero a Milano da Guanda per parlare del Salone. Certo, è il terzo anno di emergenza e questo è un po’ seccante».

La decisione di Bray lascia spiazzati anche Comune e Regione, già impegnati a cercare un sostituto che permetta alla macchina di partire. L’assessora alla Cultura della Regione, Antonella Parigi, non nasconde la stanchezza, anche se assicura: «Faremo prima possibile l’avviso di nomina del nuovo presidente. Ci vuole un consiglio di amministrazione e ci stiamo lavorando. Non ci saranno ritardi troppo gravi». Francesca Leon, assessora alla Cultura del Comune che aveva visto nella nomina di Bray a presidente la garanzia necessaria, non vuole dire molto se non che bisogna affrontare una scaletta di azioni molto stringenti. «Di fronte a ragioni personali non si può che accettare la decisione di Bray che per noi è stato un supporto molto importante, pronto a metterci la faccia in momenti difficili. È un’altra emergenza che dobbiamo affrontare, ma ormai siamo abituati. Quello che è certo è che il Salone si farà».

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