Italy

Salvini: «Con il premier ungherese Orbán cambieremo le regole Ue»

«Oggi ho avuto una telefonata cordiale con il primo ministro ungherese Viktor Orbán che ci ha fatto gli auguri di buon lavoro: lavoreremo per cambiare le regole di questa Unione europea». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini in un comizio a Fiumicino. Un avvicinamento al leader nazionalista che guida il fronte anti-immigrazione dei Paesi centro-orientali.

Il caso diplomatico

Poche ore prima, proprio sul tema dell’immigrazione il neo ministro aveva rischiato il primo scivolone. La «buccia di banana» è la Tunisia, che nel pomeriggio di lunedì pubblica attraverso il suo ministero degli Esteri una nota ufficiale su Facebook in cui esprime «il suo profondo stupore per le dichiarazioni del ministro degli Interni italiano sul dossier immigrazione». Il caso diplomatico sembra aperto. Ma nel giro di poche ore il ministero dell’Interno corre ai ripari. L’ambasciatore italiano a Tunisi fa sapere che le parole di Salvini sono state prese «fuori dal contesto». E lo stesso ministro dell’Interno interviene ufficialmente per dirsi pronto a «organizzare un incontro nel più breve tempo possibile con il collega ministro dell’Interno tunisino per rafforzare e rinsaldare i rapporti sul fronte immigrazione». La Tunisia, tra l’altro, è uno dei pochi Paesi con cui l’Italia ha accordi bilaterali in tema di immigrazione e per questo all’ambasciatore viene ribadita la «volontà di continuare con il nuovo governo sulla via del consolidamento dei rapporti di fraternità e di collaborazione strategica».

Le frasi «incriminate»

Ma come è possibile che nel giro di poche ore si stessero incrinando i rapporti diplomatici tra Italia e Tunisia? Tutto inizia domenica, quando Salvini, interpellato a Pozzallo sui casi di intemperanza registrati nei centri di accoglienza, afferma: «La Tunisia è un paese libero e democratico, ma spesso e volentieri esporta galeotti». Frasi che risuonano particolarmente dure nel giorno in cui si registrano due naufragi, di cui uno proprio in Tunisia, con 47 morti e 68 persone salvate, che spinge il premier Youssef Chahed ad istituire una speciale unità di crisi. Secondo il presidente della Lega tunisina per i diritti dell'Uomo, Jamel M'Sallem, ad emigrare «non sono più solo giovani, ma anche donne e persone non più giovani che hanno perso fiducia nelle istituzioni dello Stato». E, dunque, liquidare quest'emigrazione come una «esportazione di galeotti», fa scattare il sistema d'allarme di Tunisi, che convoca immediatamente l'ambasciatore italiano, Lorenzo Fanara, per informarlo del grande stupore» per le dichiarazioni di Salvini: dichiarazioni che «non riflettono la cooperazione tra i due paesi nel campo della gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani per affrontare questo fenomeno».

«Frasi fuori dal contesto»

Poi il dietrofront di Salvini. Quando Fanara viene convocato al ministero degli Esteri tunisino, dove il governo gli comunica «`de visu´ la profonda sorpresa», il diplomatico si affretta a ridimensionare: su mandato di Salvini, spiega «alle autorità tunisine che le sue dichiarazioni sono state riportate fuori dal contesto» e che il ministro dell'Interno «è pronto a sostenere la cooperazione» con Tunisi. Il diplomatico italiano è stato «incaricato» dallo stesso Salvini di «informare le autorità tunisine che è disposto a rafforzare la cooperazione tra Italia e Tunisia nel suo ambito di competenza» e che dunque le parole pronunciate non riflettono il clima dei rapporti tra i due Paesi. «Stiamo già lavorando a prossime visite governative», dice Fanara. E infatti poco dopo arriva la conferma di Salvini: da parte mia, dice il leader leghista, c'è «la più ferma disponibilità a incontrare nel più breve tempo possibile il mio omologo tunisino per aumentare e migliorare la cooperazione nel reciproco interesse sul fronte sicurezza, immigrazione e contrasto al terrorismo». Quando? «Appena passata la fiducia, sono pronto a prendere un aereo e incontrare il mio omologo tunisino». Sarebbero circa 40 mila gli immigrati tunisini irregolari in Italia: se Salvini decidesse di rimpatriarli tutti sarebbe un problema per il Paese, come ha sottolineato ieri una fonte anonima del ministero degli Affari sociali tunisino al giornale Le Quotidien: «In concreto non abbiamo un piano preciso per far fronte ad un rimpatrio massiccio dei nostri emigrati».

Dossier immigrazione: rimpatri e fondi, tutti gli ostacoli di una riforma
I punti chiave
«Da Minniti buon lavoro, non lo smonteremo»

Il timore sottotraccia che serpeggia, in Italia e all'estero, è che quanto fatto finora sul fronte dell'immigrazione dall'ex ministro dell'Interno Marco Minniti venga smantellato. Ma, come ha sottolineato lo stesso Salvini ieri, Minniti «ha fatto un discreto lavoro, non smonteremo nulla di ciò che di positivo è stato realizzato, lavorerò per rendere ancora più efficaci le politiche di controllo, di allontanamento, di espulsione». «Sarebbe sciocco non riconoscere» se è stato fatto «qualcosa di utile e intelligente anche se indossava una diversa maglietta». Minniti replica seccamente: al neo ministro dell'Interno Matteo Salvini, «consiglio, sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori, meno propaganda e più fatti. Noi abbiamo fatto i fatti. Si può fare di più? Sì ma dobbiamo farlo con loro», i migranti. Poi in serata una nuova presa di posizione del neo ministro: «Chi non scappa dalla guerra deve preparare le valigie e andare a casa - dice Salvini da Fiumicino - Chi scappa dalla guerra avrà accoglienza. Il mio dovere è dare prima una casa agli italiani. Prima gli italiani».

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