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Italy

Salvini, viaggio lampo in Usa: al centro economia e migranti

Iran, Cina, immigrazione, tasse, Venezuela: Matteo Salvini dice di essere d’accordo con Donald Trump praticamente su tutta la linea. Il ministro dell’Interno, nonché vice premier, è arrivato domenica sera a Washington. Oggi, lunedì 17 giugno, incontrerà il Segretario di Stato, Mike Pompeo e, nel pomeriggio il vice presidente Mike Pence. Nel mezzo ci sarà il tempo per un colloquio con Grover Norquist, presidente del centro studi American for Tax Reform e uno dei più principali ispiratori della riforma fiscale di Donald Trump.

Salvini ha fatto il punto appena arrivato nella residenza dell’ambasciatore Armando Varricchio: «Sarebbe troppo facile dire che immigrazione e contrasto al terrorismo islamico sono le cose che condividiamo con Trump. Però in questo momento mi interessa soprattutto l’esperienza economica americana: la riduzione delle tasse, il rilancio della crescita, la protezione dell’economia nazionale. Sono cose che, con le dovute proporzioni, vorrei che il governo italiano facesse nella prossima manovra di bilancio. Noi, per esempio, faremo la flat-tax, l’Europa se ne faccia una ragione».

L’obiettivo di Salvini è ambizioso: «L’Italia deve ritornare il primo partner politico europeo degli Stati Uniti». Un’ affermazione che può far discutere sotto il profilo storico, ma che, al di là dell’enfasi, indica una prospettiva possibile. Classifiche a parte, l’Italia potrebbe avere la possibilità di inserirsi in uno spazio politico lasciato libero soprattutto da Francia e Germania. Salvini appoggia la linea intransigente nei confronti dell’Iran: «un Paese che vuole cancellarne un altro (Israele ndr) dalla carta geografica, non ha diritto di parola».

Prende le distanze dalla Cina: «la pre-potenza cinese, a suon di miliardi» anche se il suo governo è l’unico del G7 ad aver aderito al piano di investimenti «la Via della Seta». Dice di essere pronto a confermare gli impegni sulla spesa militare, con un riferimento implicito all’ordinativo dei caccia F-35. E anche sulla Russia, Salvini si avvicina all’aperturismo di Trump, anche se servizi segreti, Pentagono e Dipartimento di Stato considerano Mosca la fonte numero uno delle minacce militari: «Secondo me è sempre meglio dialogare con la Russia, averla al tavolo, piuttosto che consegnarla alla Cina».

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