Italy

Sanità, il valzer dei commissari Aumentano i posti nelle partecipate


PALERMO - La selezione dei manager della Sanità siciliana si intreccia con le nomine dei vertici delle società partecipate regionali. La giunta di Nello Musumeci, infatti, nella riunione di venerdì sera ha rimosso tutti i commissari di Asp e ospedali, salvo decidere di riconfermarli quasi tutti per almeno altri 45 giorni. Per questo ultimo passaggio si attende però l'ufficialità del decreto di nomina che arriverà dopo un vertice a due, che si volgerà tra stasera e domani, tra il presidente della Regione e l'assessore alla Sanità Ruggero Razza.

Tre soltanto i nomi che quasi certamente salteranno: Giovanni Migliore, dell'Arnas Civico, che nel frattempo si è insediato al Policlinico di Bari; Michele Vullo, manager del Policlinico di Messina, di recente protagonista di un dissidio con il rettore Salvatore Cuzzocrea; e Maurizio Aricò, commissario dell'ospedale Villa Sofia-Cervello. Proprio per quest'ultimo incarico potrebbe essere scelto Roberto Colletti, amministratore unico di Seus: il posto di vertice della partecipata, infatti, serve al presidente della Regione e all'assessore alla Sanità Ruggero Razza per completare il piano di trasformazione in azienda pubblica sul modello dell'Areu lombarda. Ma in dubbio c'è anche la permanenza di Gaetano Sirna alla Asp 5 di Messina.  

Intanto, la "rimozione" dalla Seus con successivo ricollocamento al “Cervello” di Colletti può essere letta come la mossa della giunta in una partita a risiko più ampia che passa anche dal decreto con cui il governo regionale intende riformare la composizione dei vertici aziendali delle partecipate: non più un amministratore unico ma un consiglio d'amministrazione composto da tre persone. Più poltrone ai vertici delle società in house della Regione "per ragioni oggettive e specifiche di adeguatezza amministrativa", è spiegato nel documento.

Una scelta che non vale per tutte le società partecipate, ma solo per quelle che al 31 dicembre 2016 avevano più di cento dipendenti e un valore di produzione uguale o maggiore a 5 milioni. Società che, per citare il testo del decreto, "presentano particolari complessità nella gestione dei rapporti sindacali e più in generale dei rapporti istituzionali". Guardando all'organico, le partecipate della Regione interessate dalla riforma dovrebbero essere quattro: Sas, Seus, Riscossione Sicilia e Sicilia Digitale: la Sas, Servizi ausiliari Sicilia, a conclusione del 2016 contava 1947 dipendenti, la Seus (Sicilia Emergenza-Urgenza Sanitaria) aveva 3235 lavoratori, Riscossione Sicilia, contava 701 unità di personale, e, infine, Sicilia Digitale al 31 dicembre 2016 aveva 109 dipendenti. E mentre a Riscossione Sicilia già c’è un Cda composto da tre persone, ancora in Sas, Seus e Sicilia Digitale i vertici societari sono tutti amministratori unici. 

Ed ecco che quei due posti in più in Seus diventano fondamentali: presidente dovrebbe essere un nome "gradito" al presidente e utile ai piani di Razza per la realizzazione di Areus, l'azienda pubblica da creare con la collaborazione della Lombardia; almeno uno dei posti del cda, dovrebbe andare a un "lumbard" e per la carica di vicepresidente è sempre in corsa l'"uomo di Miccichè", Giuseppe Di Stefano.

Ma c'è un problema: la riforma di Musumeci rischia di allungare ancora di più i tempi necessari per consegnare alle società partecipate una governance. Una norma della legge Madia, infatti, prevede che le società a partecipazione pubblica siano guidate da un amministratore unico a meno che, con delibera motivata, l'assemblea dei soci non scelga "un organo amministrativo collegiale". L'ultima parola però spetta alla Corte dei Conti che deve garantire il contenimento dei costi.

Insomma, se nominare un amministratore unico è stato difficile, soprattutto per via delle prove di forza nella coalizione di maggioranza, nominare tre persone avrebbe permesso di dare spazio a tutti, ma Sas, Seus e Riscossione Sicilia - e tutti i loro dipendenti - potrebbero dover attendere ancora a lungo.

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