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Sessantotto, la mostra a Milano La protesta è (anche) di carta

Del Sessantotto, celebrato nell’anno del cinquantenario con innumerevoli pubblicazioni, sono stati messi in rilievo soprattutto gli aspetti politici — l’anno delle rivoluzioni, l’anno delle utopie, l’anno della primavera praghese e del maggio francese — e quelli di costume — i ribelli nella musica e nelle arti — lasciando più in ombra altri aspetti, come il passaggio fondamentale del Paese, come amava dire Pier Paolo Pasolini, «da società preindustriale a società di massa». Una mutazione che negli anni dopo il boom tocca tutti gli aspetti della vita italiana, l’industria, il lavoro, i costumi, gli stili di vita, la comunicazione, la politica e la cultura.

Un aspetto di questa trasformazione riguarda proprio il Sessantotto della protesta. Dalle università, dai licei sale una voce che si fa (anche) scritta, e si diffonde con manifesti, ciclostili, volantini: non è un caso se molta di questa scrittura — opinione, protesta, critica — confluirà, a partire dagli anni immediatamente successivi, in una serie di testate giornalistiche, riviste di critica culturale, fogli politici e di movimento. Il primo numero di «Contropiano» di Asor Rosa e Cacciari esce nel ’68, il primo de «il manifesto» esce nel ’69, la rivista cinematografica e critica «Ombre Rosse» di Fofi e Bellocchio vive a cavallo tra il ’67 e il ’69, altri giornali come «Re Nudo» iniziano le pubblicazioni nel 1970.

A tutta questa materia scritta, che è carta, è stata dedicata una interessante mostra da poco chiusa al Base Milano, di cui però è annunciato il ritorno per quest’inverno: sarà di nuovo a Milano il 13 febbraio, alla Casa dell’Energia, la mostra 68 Un grande numero. Segni, immagini, parole del 1968 a Milano, realizzata dalla Fondazione Isec con il sostegno di Comieco. Una rassegna di documenti originali dell’epoca che raccontano quel tempo a Milano: i fogli in ciclostile originali, i volantini, i giornali scolastici come «La Zanzara» del liceo Parini, i cartelli e i cartelloni, e ovviamente le riviste e i giornali. Il ritorno della mostra in febbraio preparerà inoltre le iniziative che partiranno in marzo per il Mese del Riciclo.

«Il Sessantotto — illustra Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco, che ha collaborato alla mostra milanese — è un momento in cui l’uso della carta è uno degli strumenti principali della comunicazione e dell’innovazione. Due le voci che si sentono quell’anno: quella che viene dal megafono, strumento fino a quel momento residuale che diventa centrale nella protesta, e quella che viene dalla carta, la carta del ciclostile e poi delle riviste. Le voci — molte, di tutte le aree politiche — cominciano a farsi sentire con gli strumenti non tradizionali e poi trovano nella carta un supporto materiale destinato a rimanere nel tempo. Una curiosità: questa modalità multiforme nella comunità sociale e politica, di per sé è già un riuso. Il passaggio dalla cartapaglia, fino a quel momento utilizzata per il riciclo, alla carta e cartone avviene proprio all’inizio degli anni Sessanta. Ma la carta mostra di avere una lunga vita davanti a sé, non solo nel riciclo, ma perché conserva nel tempo la possibilità di essere usata come testimonianza».

In sostanza, la carta è una figlia del boom: «Sono due i materiali grandi protagonisti degli anni Sessanta, negli stili di vita e nei consumi: la carta e la plastica. Ma legato a quell’epoca è anche un altro specchio del cambiamento dei costumi e degli stili di vita: il packaging dei prodotti, una fase molto importante per l’industria italiana».

Il percorso della mostra che tornerà in febbraio racconta le testimonianze rimaste di quell’epoca a Milano, che era già epicentro editoriale e luogo dell’innovazione. «L’ho trovata un modo utile — conclude Montalbetti — per comprendere tutti gli usi della carta, e per capire oggi (in un momento in cui sono altri gli strumenti di comunicazione) i tempi di riflessione che quel materiale imponeva.

«Ma a proposito del ‘68 della carta abbiamo collaborato anche a un’altra mostra in ottobre, Quando infuriava il rock. Il ’68 all’Est, curata da Memorial Italia con il sostegno di Comieco: una mostra che ha raccontato come il dissenso nell’Unione Sovietica di quegli anni passasse dalla carta, attraverso i samizdat, i testi editi in proprio che hanno permesso la diffusione di idee di dissenso in clandestinità».

A Milano dal 13 febbraio

La mostra 68 Un grande numero. Segni, immagini, parole del 1968 a Milano, a cura della Fondazione Isec, Istituto per la Storia dell’età contemporanea e con il sostegno del consorzio Comieco, ritornerà a Milano il 13 febbraio. La mostra, che sarà allestita alla Casa dell’Energia della Fondazione Aem, proporrà documenti sul ’68 milanese e internazionale, immagini d’autore con scatti celebri di fotografi come Uliano Lucas e Norbert Chautard, e una selezione di volantini, manifesti politici, pubblicazioni studentesche, tazebao e cartelli con slogan di protesta, oltre a libri, riviste e giornali

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