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Spazzacorrotti, disastro annunciato

Ci aveva provato il deputato azzurro Costa a eliminare la retroattività dalla legge voluta da Bonafede. Ma inutilmente. E così dopo un anno è stata la Consulta a decretarla incostituzionale. "Il ministro paghi di tasca propria le riparazioni per ingiusta detenzione"

Sarebbero bastate quattro righe per evitare che finissero in carcere persone che dietro le sbarre non sarebbero dovute stare neppure un minuto. Le disposizioni di cui al comma 6 non si applicano ai delitti ivi contemplati, commessi prima della data in vigore della presente legge. Questo il testo della proposta di legge presentata il 4 febbraio dello scorso anno dal deputato Enrico Costa, ex viceguardasigilli nel Governo Renzi e responsabile Giustizia di Forza Italia.

Meno di un mese prima la Spazzacorrotti era stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, accompagnata dal tripudio giustizialista dei Cinquestelle, con l’acquiescenza della Lega all’epoca partner nel Governo gialloverde.

A molti era evidente l’incostituzionalità di quella norma che agiva retroattivamente. Una palese violazione di quanto previsto e ben esplicitato dalla Carta Costituzionale, ma l’allora e attuale ministro della Giustizia Alfonso Bonafede tirò dritto, come sta facendo adesso sull’altra norma – ugualmente a rischio di incostituzionalità – sull’abolizione della prescrizione.

Costa provò a porre quel rimedio che sarebbe arrivato solo un anno dopo, l’altro giorno, con la pronuncia della Corte Costituzionale. Nel frattempo la legge, populisticamente battezzata Spazzacorrotti, aveva già portato in cella condannati per reati compiuti prima della sua entrata in vigore.

In Piemonte è toccato agli ex consiglieri regionali Angelino Mastrullo e Massimiliano Motta, condannati in via definitiva per peculato nel processo sulla Rimborsopoli piemontese, il primo a una pena di un anno e sei mesi, il secondo a due anni e due mesi. Entrambi erano tornati a casa il 23 dicembre dopo un mese e cinque giorni di detenzione. Illegittima.

“Bonafede paghi di tasca propria l'ammontare delle riparazioni per le ingiuste detenzioni cagionate dalla sua testardaggine", dice Costa non prima di aver definito “uno schiaffone” al ministro grillino la pronuncia della Consulta. “Tante persone finite in carcere ingiustamente per la sua foga forcaiola. Noi – ricorda il parlamentare di Forza Italia - avevamo presentato risoluzioni e proposte di legge per introdurre una disciplina transitoria della Spazzacorrotti, anticipando al Guardasigilli le eccezioni di costituzionalità. I Cinquestelle, presuntuosi, hanno tirato diritto”.

Lo stesso atteggiamento che oggi si registra, con la sola voce dissonante dei renziani di Italia Viva nella maggioranza, sulla prescrizione. Stamattina in commissione il voto sull’emendamento presentato dallo stesso Costa all'interno del dl intercettazioni che riproponeva la riforma Orlando sulla prescrizione è finito in parità con 12 voti a favore a altrettanti contro e quindi non è passato. Fonti parlamentari azzurre riferiscono, però, dell’intenzione di portare la battaglia nell'aula di palazzo Madama.

E questa sera il Consiglio dei ministri dovrebbe affrontare un altro lodo, quello Conte bis, ma solo per scegliere l'iter in cui inserire la modifica concordata dalla maggioranza con l’esclusione di Italia Viva i cui ministri non prenderanno parte alla riunione.