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Italy

Titoli di Stato, la grande fuga degli investitori stranieri: ceduto il 10% dei Btp e Bot

"I dati attuali mostrano che da maggio ad agosto ci sono stati dall'estero deflussi netti sui titoli di Stato per 67 miliardi, nonché il 10% dello stock di Bot e Btp detenuti all'estero". A rivelarlo a Repubblica è Chiara Cremonesi, strategist del reddito fisso per Unicredit. Anche i numeri forniti ieri, 19 ottobre, da Bankitalia sembrano non essere troppo ottimisti: 17,8 miliardi di obbligazioni venduti, di cui 17,4 miliardi di titoli pubblici (in prevalenza Btp). La politica attuale sembra non aver aiutato: "I grandi investitori istituzionali esteri sono preoccupati dai toni dello scontro e delle conseguenze implicite delle scelte contenute nel testo della manovra. Dunque - prosegue Carlo Manzato, responsabile advisory del Credit Suisse Italia -, arrivare a quota 400 dello spread non è così improbabile".

Già ieri il governo gialloverde ci è andato molto vicino, raggiungendo un risultato mai visto prima dal lontano 2013. Lo spread, infatti, ha toccato i 340 punti per poi calare durante la giornata: sinonimo di grande incertezza dei mercati. "Questa situazione - commenta Flavio Carpenzano, gestore senior di Alliance Bernstein - potrebbe creare dei dubbi sulla sostenibilità del debito, rendendo l'accesso ai mercati difficile e oneroso". Gestori qualificati fanno notare come i Btp, così come i titoli delle banche italiane, siano le prime posizioni ad essere alleggerite di fronte a instabilità politiche o incertezze sulle politiche economiche di un governo: nel primo caso perché i fondi di investimento emettono un giudizio negativo sul debito pubblico e nel secondo perché le banche sono tra i maggiori acquirenti di titoli pubblici.

Ma tranquilli, il rischio valanga potrebbe essere scongiurato: "Nonostante le forti preoccupazioni riguardo la sostenibilità dei conti pubblici di medio termine, a breve termine la situazione ci sembra sopportabile", rassicura Matteo Ramenghi, Chief investment office di Ubs Wm Italy. 

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