Italy

Vivendi, Tim e Mes: i dossier caldi di Gualtieri e Le Maire

Ha un po’ il sapore della resa dei conti la visita del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire a Roma. Proprio mentre in patria il quotidiano Les Echos (vicino al presidente Emmanuel Macron) ne celebra la popolarità, dovuta secondo un’editoriale alla sua capacità “di acquistare peso nascondendosi”, Le Maire dovrà invece fare proprio il contrario nel suo faccia a faccia con l’omologo italiano Roberto Gualtieri: dovrà infatti esporsi, perché i dossier sul tavolo sono diversi e tutti delicatissimi. Un assaggio è già comparso sui giornali italiani: in un colloquio con Repubblica il ministro transalpino è partito all’attacco sulle questioni del Mes, sul quale il governo italiano dovrà sciogliere la riserva entro il 9 dicembre, e del debito legato al Covid: “L’Italia adotti il Mes per evitare nuovi choc e per far sì che il Paese non venga stigmatizzato dai mercati. Il fondo salva-Stati è una polizza vita, una ulteriore rete di sicurezza per il settore bancario e quindi per tutti i risparmiatori europei”.

E’ orientato alla massima attenzione nei confronti dei mercati e di un approccio comune a livello comunitario anche il commento sul debito legato al Covid: “Va trattato separatamente, perchè deriva da una situazione eccezionale, ma va assolutamente rimborsato: la cancellazione non sarebbe il messaggio giusto da inviare agli investitori, e l’Ue deve rimanere attraente per gli investitori”. Sul tavolo della giornata romana di Le Maire non ci sono però solo questioni di carattere generale: c’è anche il caso finanziario del momento, che ancora una volta incendia l’asse Italia-Francia. Proprio ieri è arrivato dal Parlamento, col voto favorevole di tutta la maggioranza compatta, il via libera definitivo alla cosiddetta norma “salva-Mediaset”, che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrà proteggere l’azienda di Berlusconi dall’assalto del gruppo francese, annullando per ora gli effetti di una sentenza Ue di settembre che ha mandato in pensione la legge Gasparri sulle tlc, quella per intenderci che impediva a Vivendi di salire al 28,8% del Biscione.

Il gruppo che fa capo a Vincent Bollorè e presieduto da Arnaud De Puyfontaine non l’ha presa bene e Le Maire sarà anche ambasciatore di questa partita. C’è anche un antefatto: qualche giorno fa il ministro Gualtieri ha avuto una conversazione telefonica proprio con De Puyfontaine, chiedendo a Vivendi di non interferire nel progetto della rete unica, cioè l’integrazione Telecom-Open Fiber. Progetto peraltro ancora in alto mare proprio per le reticenze di Enel, anche se nel frattempo il CEO Francesco Starace ha ventilato la possibilità di dirimere la questione entro poche settimane. La data clou dovrebbe essere quella del 17 dicembre, quando si riunirà il prossimo Cda di Enel. La posizione di Vivendi, che è presente nel capitale di Tim con il 24%, non è ancora stata resa nota. Il tutto mentre la prossima primavera scade il board dell’ex Telecom Italia, dove ora il fondo americano Elliot ha la maggioranza dei consiglieri, ma potrebbe perderne il controllo proprio a vantaggio dei francesi.

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