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Italy

Banca Popolare di Bari, prestiti facili  e buco Tercas. Ora tre mesi per salvarsi

CREDITO E CRISI

di Fabrizio Massaro

Con i commissari la Popolare di Bari ha guadagnato un po’ di tempo: due, tre mesi, forse di pi. Ma una soluzione va trovata. Anche perch solo da l pu passare un minimo ristoro per i 69 mila soci che hanno perso sostanzialmente tutto. La strada – come ha detto il premier Giuseppe Conte – quella della banca del Sud. Nei progetti iniziali veniva chiamata Banca Pubblica degli investimenti, o Bpi. Dovrebbe nascere facendo rilevare l’istituto pugliese dal Mediocredito Centrale–Banca del Mezzogiorno (Mcc) controllato al 100% da Invitalia, quindi dal Tesoro. Con un passaggio intermedio: l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) che dovrebbe coprire parte dell’aumento di capitale.

Il buco patrimoniale di circa un miliardo. E potrebbe anche salire, trascinando l’istituto sotto i minimi regolamentari, con le nuove svalutazioni in arrivo sui crediti. Sono stati proprio questi numeri, ricevuti dagli ispettori di Bankitalia presenti a Bari, insieme con trattative non ancora concluse tra Fitd e Mcc, ad aver spinto spinto venerd sera la Vigilanza a prendere in mano la situazione. Con i commissari tutto viene congelato, la banca non deve presentare un bilancio, e potranno ripartire le trattative di Mcc e Fitd con l’istituto affidato ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, che dovranno predisporre anche un nuovo piano industriale, dato che quello redatto dall’amministratore delegato Vincenzo De Bustis era stato considerato incompleto dal Fitd.

Il governo con il decreto legge dovrebbe fare la sua parte ricapitalizzando Mcc, che a sua volta verser i capitali in PopBari. Le voci sulle cifre oscillano dai 250 ai 500 milioni subito, nell’ambito di un piano fino a un miliardo nel medio termine. Dipender dall’accordo con il Fitd e dalle interlocuzioni con la Commissione Ue affinch non venga considerato aiuto di Stato. Se fatto a condizioni di mercato e con un piano industriale serio, non dovrebbero esserci ostacoli a Bruxelles, che ha gi autorizzato la ricapitalizzazione della tedesca NordLb da parte dei Lander. Per evitare crisi di liquidit il governo potrebbe emettere anche una garanzia sulle nuove obbligazioni di PopBari, come gi fatto con Mps e Carige. Nel frattempo i commissari e la magistratura – che ha aperto da tempo vari filoni di indagine relativi tra l’altro ai prospetti degli aumenti di capitale e alla difficolt nel liquidare le azioni (la banca ha resistito finora alla trasformazione in spa) – dovranno chiarire le cause della crisi, che si trascina da anni. De Bustis, mercoled nell’intervista al Corriere, ha denunciato prestiti irregolari che avrebbero provocato perdite enormi, circa 800 milioni di euro negli ultimi quattro anni. Praticamente da quando lui ha lasciato la banca che aveva gi guidato dal 2011 all’inizio del 2015.

La cattiva gestione della popolare fondata nel 1960, da sempre feudo della famiglia Jacobini, sarebbe uno dei motivi principali del dissesto, secondo il banchiere che per questo ha voluto avviare un’azione di responsabilit contro l’ex condirettore generale Luca Jacobini (figlio di Marco, presidente dal 1989 al 2019) e altri due top manager. Ma ha certamente pesato l’acquisizione di Banca Tercas nel 2013-2014, anche su impulso della Banca d’Italia. Una vicenda complicata: la banca venne capitalizzata per quasi 300 milioni dal Fitd prima di passare alla Bari, ma la Commissione Ue nel 2015 lo consider aiuto di Stato. Quella decisione impedir al Fitd di intervenire sulle successive crisi bancarie, tanto che per ovviare dovette inventarsi lo Schema Volontario, fino allo scorso aprile quando il tribunale Ue non ha dato ragione all’Italia. In ogni caso quei soldi non si sono rivelati sufficienti per coprire il buco di Tercas. Nel frattempo la Bari aveva chiesto ai soci oltre mezzo miliardo di euro tra aumento di capitale e bond subordinati. Le azioni, vendute a 9,5 euro, da mesi sono ferme a 2,38 euro. Ma in realt valgono ormai quasi zero.

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