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Banksy perde il copyright su «Flower Thrower». L’Ue: «Nessun diritto a chi resta anonimo»

Alla fine, ne è uscito «sconfitto». Banksy, il celebre artista di Bristol la cui identità è sconosciuta, ha perso la battaglia legale con un’azienda del North Yorkshire , in Inghilterra, che produce biglietti di auguri. La «Full Color Black» ha contestato il diritto dello street artist di registrare come marchio il «Flower Thrower» («Love is in the air»), il «lanciatore di fiori», rappresentato per la prima volta a Gerusalemme nel 2003, sul muro costruito per separare israeliani e palestinesi. Un murale che — negli anni — è diventato il simbolo delle battaglie che si combattono non con la violenza delle bombe ma con i fiori della speranza. Come spiega la Bbc, l’Euipo (l’ufficio per la proprietà intellettuale dell’Unione europea che ha sede in Spagna) ha rigettato la richiesta dell’artista, sottolineando che, affinché «un marchio sia valido», il titolare «deve vendere i prodotti utilizzando l’immagine senza rimanere anonimo». In poche parole, solo identificandosi un artista può esercitare i propri diritti d’autore.

Il marchio sui biglietti di auguri

Come ricostruisce la Bbc, Banksy aveva richiesto la registrazione del marchio nel 2014, senza manifestare chiaramente l’intenzione di utilizzarlo per prodotti (commerciali): come sostenne lo stesso artista, la decisione fu presa «al solo scopo di soddisfare le regole sui marchi dell’Ue». Nel 2018 la «Full Color Black» ha deciso di usare il «Flower Thrower» per i propri biglietti d’auguri da mettere in vendita e si è vista recapitare una denuncia da parte dei legali di Banksy.

La sentenza

Banksy ha scelto di rimanere anonimo e «di dipingere graffiti soprattutto sulla proprietà di altre persone senza il loro permesso, piuttosto che dipingerli su tele o di sua proprietà», sottolinea la sentenza Ue. «L’artista ha anche scelto di essere molto esplicito riguardo al suo disprezzo per i diritti di proprietà intellettuale», continua la nota, che cita anche uno dei libri dello street artist nel quale sosteneva (con forza ) «il copyright è per i perdenti» («Copyright is for losers», ndr). Dopo la sentenza, l’avvocato di «Full Color Black», Aaron Wood, ha detto che la società è stata «molto soddisfatta del risultato». Mentre Banksy dovrà pagare le spese legali e, se lo riterrà, presentare entro due mesi il ricorso. Facendo attenzione che anche altre sue opere non siano soggette a simili contestazioni.

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