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Bonus ai politici, che nostalgia canaglia per la Prima Repubblica…

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Ma basta! Vabbé che è Ferragosto, e che qualcosa bisogna pur inventarsi, per catturare l’attenzione degli italiani, ma a tutto c’è un limite. Ai bei tempi, durante la gloriosa Prima Repubblica, si parlava di tangenti miliardarie, sia pure in vecchie lire, distribuite a politici di primo piano, secondo un sistema corruttivo consolidato, affidato a fior di ragionieri. Grazie che poi quegli stessi politici, quando gli girava, facevano anche Grandi Riforme: diritto di famiglia, Statuto dei lavoratori, divorzio, aborto. Perché erano dei professionisti: mica, con tutto il rispetto, partite Iva part time.

Questi qui, invece? Stiamo parlando di 600 (seicento) euro, che possono raggiungere i 1200 (milleduecento) se qualcuno, per manie di grandezza, o perché eccitato dal miserabilismo, li ha chiesti per due mesi di fila. E qui starei per concludere che questi non sono politici, ma poveretti, se a questo punto del ragionamento, normalmente, qualcuno non alzasse il ditino da un cellulare più costoso del mio (ci vuole poco) e non rimbeccasse: sputaci sopra, sporco esponente dell’élite, su seicento euro! E lì mi arrendo, non riesco a discutere con chi in realtà invidia i politici che si arricchiscono (si fa per dire) e, con tutta probabilità, li vota pure.

Ma lasciategli prendere tutti i seicento euro che vogliono, e smettetela di fracassarci i cabasisi. Basta con i titoli di scatola, sempre gli stessi, da una settimana. Basta con le diverse scuole di pensiero, come i conduttori di In Onda, Stanlio Parenzo e Ollio Telese, che fingono di dividersi tra chi teorizza: “La colpa è del governo, che non ha messo condizioni di reddito” e chi ricorda che mancavano solo le condizioni di reddito e i beneficiari li starebbero ancora aspettando, i seicento, maledetti e subito.

Basta con le teorie del complotto, tipo “È tutta una macchinazione del presidente dell’Inps Tridico, in quota M5S, per tirare la volata al referendum sul taglio dei parlamentari”. Soprattutto, basta con l’indignazione obbligatoria, che rischia di rendere simpatico persino un provocatore professionale come Vittorio Sgarbi.

Hanno preso seicento euro, e allora? Non per farlo pesare sui miei amici del Fatto, che mi hanno coinvolto in questa immonda gazzarra giusto mentre pensavo di staccare la spina, ma dove sta la notizia? La reputazione dei nostri politici, andata a picco da mo’ in proporzione inversa ai loro arricchimenti personali, potrebbe mai esser diminuita da uno scoop del genere? Ma ragazzi, un politico della Prima Repubblica, sempre lei, che fosse stato accusato di aver intascato il corrispondente in lire di seicento euro come minimo si sarebbe offeso, assumendo un’espressione del tipo “Ma per chi mi hai preso, per un barbone?”. Ah, nostalgia, nostalgia canaglia…

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