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Brexit, il conto è salato: al Regno Unito è già costata 200 miliardi di sterline

LONDRA - Premesso che nessuno sa come andrà a finire la Brexit oppure se sarà benefica o malefica per il Regno Unito (e per l'Ue), c'è già chi ha calcolato il costo dell'uscita dall'Ue per il Regno Unito: secondo un'analisi di Bloomberg Economics, il conto sarebbe di almeno 200 miliardi di sterline. In pratica, Londra avrebbe già bruciato più o meno l'equivalente dei contributi versati a Bruxelles nei 47 anni di appartenenza all'Ue (1973-2020): una cifra che, secondo i calcoli dalla Biblioteca della Camera dei Comuni di Londra, sarebbe di 215 miliardi.

  Lo studio di Bloomberg che risale al mese scorso ma che oggi è stato "riesumato" da un paio di giornalisti parlamentari britannici sostiene che, per colpa della Brexit, negli ultimi anni il Regno Unito ha perso il 3% del Prodotto interno lordo, per un totale di 130 miliardi di sterline. Per la precisione: 451 milioni nel 2016, l'anno del referendum che ha sancito l'uscita dall'Ue, 21,7 miliardi l'anno successivo, 47,2 miliardi nel 2018 e 63,3 miliardi nel 2019. 

Ma non è finita: la stima di Bloomberg per il 2020 parla di almeno 70,3 miliardi di perdite per il Regno Unito, per un totale, dal 2016, di circa 200 miliardi. E le cose potrebbero addirittura peggiorare nel 2021, anno in cui Londra sarà definitivamente fuori dall'Ue (ora è in un periodo di transizione in cui si applicano ancora le norme europee): perché, perlomeno a breve termine, ci potrebbero essere ripercussioni produttive e commerciali nell'addio - non si sa ancora quanto duro - al sistema economico europeo.

  Il problema, secondo Bloomberg Economics e l'autore dello studio Dan Hanson, è l'incertezza di questi ultimi anni oltremanica che avrebbe generato "molti meno investimenti di quanto vi sarebbero stati in caso di appartenenza all'Ue", oltre alla fuga di vari imprenditori spaventati dal limbo, come ha dimostrato qualche tempo fa anche uno studio di Ernst e Young che ha addirittura quantificato in un triliardo di sterline la perdita potenziale e totale di asset in Regno Unito. Secondo Bloomberg, queste circostanze avrebbero abbassato la crescita britannica dal circa 2% all'anno all'1%, ovvero la metà. E la forbice potrebbe continuare. Per il prossimo trimestre, infatti, la stima dell'agenzia di stampa anglosassone è di 525 miliardi di Pil prodotti da Uk contro i 541 calcolati in caso di permanenza in Ue.

  Tuttavia, secondo un recente studio del Fondo monetario internazionale, il Regno Unito potrebbe crescere comunque di più di Francia e Germania nonostante la Brexit, qualora dovesse strappare un accordo favorevole nelle prossime trattative con l'Ue. Ecco perché ora siamo a un punto decisivo. Dal 1 marzo, infatti, inizieranno i delicatissimi negoziati tra Regno Unito ed Unione Europea sui rapporti futuri tra i due blocchi, che decideranno il destino economico e geopolitico di buona parte dell'Occidente. 

  Sinora, ci sono grosse divergenze tra Ue e Uk soprattutto su concorrenza, standard ambientali e lavorativi, finanza e pesca. Due giorni fa il governo del premier britannico Boris Johnson ha assicurato che il Regno Unito mollerà i negoziati già in giugno (la scadenza è dicembre 2020) qualora Londra non dovesse riscontrare progressi nelle trattative. A quel punto sarebbe certo un "No Deal", una uscita "senza accordo" di Uk dall'Ue, che potrebbe avere conseguenze economiche gravissime per la Gran Bretagna ma anche per l'Europa.