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Caso Maddie, la Procura gioca a carte coperte: “Brueckner potrebbe distruggere le prove”

“La bambina è morta ed è un bene. E un cadavere si può far sparire velocemente, anche i maiali mangiano carne umana". È la testimonianza di Lenta Johlitz, ex dipendente, nel negozietto di tabacchi e liquori che Christian Brueckner, oggi sospettato di essere l'orco che ha preso Maddie McCann, gestiva nel 2014 a Braunschweig, in Germania. L'episodio cui la testimone, intervistata da diversi media, fa riferimento, è avvenuto nel sei anni fa.

Le indagini: molti indizi, poche prove

Si tratta di un racconto scioccante che si aggiunge al cumulo di indizi che finora sono emersi a carico di Christian Brueckner, 17 volte condannato per i reati di furto, spaccio e di crimini sessuali ai danni di anziani e bambini. Se qualcosa c'è a carico del tedesco arrestato in Italia nel 2018 per aver stuprato una turista 75 enne, infatti, è al momento, soltanto il suo profilo criminale, un identikit da predatore onnivoro e spietato che ben si adatta al presunto assassino di Maddie. La procura tedesca guidata da Hans Christian Wolters – il secondo uomo più importante del caso McCann – si dice certa che Maddie sia morta. Più che certa, ci sono le prove- fa sapere Wolters – solo che non possono essere divulgate perché Brueckner dal carcere di Klein, in Renania-Palatinato, dove si trova in isolamento, non deve venirne a conoscenza. 

È una partita anomala, quella che la Procura tedesca sta giocando contro il pedofilo, una partita in cui non ha ancora scoperto le sue carte. I fatti, intanto. È noto che già dal 2013 – come riporta un'approfondita inchiesta di Repubblica – le autorità germaniche indagavano già sul conto di Brueckner. Il 16 ottobre, infatti, andava in onda una puntata di “Aktenzeichen XY… ungeloest”, il ‘Chi l'ha visto' tedesco, sul caso Maddie. Tra le centinaia di telefonate giunte in redazione c'è n'era un che portava sulle tracce di Brueckner, tanto che solo pochi giorni dopo il pregiudicato riceveva dalle autorità un invito a comparire come testimone. “Sono sospettato solo perché in quel periodo vivevo in Portogallo, si era lamentato con un amico del già citato negozi di liquori.

Il caso Brueckner al Chi l'ha visto tedesco

Brueckner, infatti, era fuggito in Portogallo dopo la prima condanna nel 1994 per molestie su una bambina, ed era proprio nella regione dell'Algarve che si trovava quando la piccola Maddie veniva rapita, il 3 maggio del 2007.  Nei pressi del resort Ocean Club di Praya da Luz, peraltro, erano stati avvistati una Jaguar XJR6 e un camper Volkswagen T3, bianco e giallo. Gli stessi che guidava il tedesco, particolare che emerge, ancora una volta grazie a “Aktenzeichen XY… ungeloest”, il ‘Chi l'ha visto' tedesco, nella puntata del 3 giugno 2020, quando Christian Hoppe, direttore delle indagini della Procura federale, il testimone d’eccezione, viene intervistato sul caso Maddie e questa volta proprio riguardo a Brueckner. Ed è lì che esplode la bomba: “Pensiamo che Madeleine possa essere vittima di un omicidio”.“L’avete trovata?”, chiede il moderatore, Rudi Cerne. “Purtroppo devo rispondere di no”, risponde Hoppe. "Il sospettato – racconta Hoppe – era divenuto noto alle forze dell'ordine dell'Algarve per rapine, spaccio di stupefacenti e furti, potrebbe essere entrato in casa dei McCann per rubare e aver cambiato idea vedendo la bambina. Per la prima volta si smette di parlare di sequestro e si fa strada un'ipotesi del tutto nuova: quella del furto finito in tragedia. A giugno 2020 arriva la cosiddetta svolta e colui che fino ad allora era stato considerato un criminale sessuale vagabondo assurge a potenziale serial killer di bambini, con una scia di sangue alle spalle che attraversa mezza Europa. Al tedesco vengono infatti associati diversi casi dei quali potrebbe essere l'ipotetico responsabile. Quello di Inga Gehricke, scomparsa a 5 anni in Germania; André Hasee, scomparso a 6 anni in Algarve; Carola Titze, uccisa a 16 anni nelle Fiandre nel 1996.

In attesa di interrogatorio

Il giorno dopo, la principale Procura che sta conducendo le indagini, quella di Braunschweig, conferma attraverso Hans Christian Wolters. “Partiamo dal presupposto che la bambina sia morta”.La famiglia McCann, da Leicester, reagisce male. Non hanno ricevuto la lettera in cui si parla della morte di Maddie, queste notizie fanno sapere non fanno che generare ‘ansia e dolore' intorno alla famiglia. Lo stesso Brueckner, in carcere dal 2018 per lo stupro di una 75enne durante una rapina, non è mai stato interrogato dagli inquirenti tedeschi. “Prima o poi dovremo farlo, è chiaro – dice Hans Christian Wolters – ma attualmente non vogliamo, e non ci serve. Non ha voluto confessare ed è difficile che lo faccia se proviamo a interrogarlo. Anzi, rischiamo di dargli spunti per cancellare delle prove o per difendersi. È bene che continui a non sapere cosa abbiamo contro di lui”. Insomma, non hanno dubbi, hanno le prove, ma non possono parlarne. Che ci siano o meno le prove, di indizi ce ne sono parecchi: dalle 9mila immagini pedopornografiche trovate sepolte sotto i resti del cane di Brueckner, ai costumi da bambina custoditi nel suo camper, al cambio di intestario della sua auto l'indomani della scomparsa di Maddie, fino alle chat e alle conversazioni telefoniche in cui si vantava di “sapere tutto” del caso Maddie. Nel 2013, sei anni dopo i fatti, aveva confessato a un amico di “voler catturare qualcosa di piccolo e usarlo per giorni”. E alla domanda sul pericolo di essere scoperto, aveva risposto: “Non è un pericolo se le prove vengono distrutte”.

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