Italy

Citofonata Salvini, ambasciatore Tunisia: "Azione imbarazzante e senza rispetto"

Il vicepresidente del Parlamento di Tunisi: "Gesto razzista"

La citofonata di Salvini di ieri sera in via Deledda a Bologna, a casa di una famiglia tunisina, per chiedere se fossero spacciatori, ha scatenato ferventi polemiche da parte del vicepresidente del Parlamento tunisino e dall'ambasciatore della Tunisia a Roma. Critiche al gesto anche da buona parte del mondo politico italiano. Il leader della Lega replica: "La lotta alla droga dovrebbe unire"

22 gennaio 2020"Un atteggiamento razzista e vergognoso che mina i rapporti tra Italia e Tunisia". A Radio Capital parla Osama Sghaier, vicepresidente del Parlamento tunisino che condanna duramente la citofonata del leader leghista ad una famiglia tunisina a Bologna. "Salvini è un irresponsabile - dice Sghaier, - perché non è la prima volta che prende atteggiamenti vergognosi nei confronti della popolazione tunisina. Lui continua ad essere razzista e mina le relazioni che ci sono tra la popolazione italiana e la nostra. I nostri paesi hanno ottimi rapporti. I tunisini in Italia pagano le tasse e quelle tasse servono anche a pagare lo stipendio di Salvini. Dunque - conclude Osama Sghaier - si tratta di un gesto puramente razzista".

La protesta dell'ambasciata di Tunisi in Italia


L'ambasciatore tunisino a Roma, Moez Sinaoui, ha espresso "costernazione per l'imbarazzante condotta di un senatore della Repubblica italiana" dopo che il leader della Lega ha citofonato davanti alle telecamere ad un cittadino di origine tunisina accusandolo di spaccio di droga in un quartiere di Bologna. E' una "provocazione senza alcun rispetto di un domicilio privato", ha detto l'ambasciatore citando le sue parole contenute in una lettera inviata alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. L'ambasciatore ha sottolineato che è "stata illegittimamente diffamata una famiglia tunisina" e ha voluto precisare che tra Italia e Tunisia "ci sono ottimi rapporti in ogni settore".

Salvini alla Tunisia: lotta alla droga dovrebbe unire


"Il vicepresidente del parlamento tunisino mi accusa di razzismo? Io ho raccolto il grido di dolore di una mamma coraggio che ha perso il figlio per droga. Un atto di riconoscenza che dovremmo far tutti: la lotta agli spacciatori dovrebbe unire e non dividere. Tolleranza zero contro droga e spacciatori di morte: per noi è una priorità. In Emilia Romagna e in tutta Italia ci sono immigrati per bene, che si sono integrati e che rispettano le leggi. Ma chi spaccia è un problema per tutti: che sia straniero o italiano non fa nessuna differenza".

Polemiche anche italiane


La citofonata continua a suscitare commenti e polemiche anche in Italia. Per Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, "suonare al citofono, accusare persone senza prove: in questo si sostanzia il coraggio del codardo, accompagnato da un codazzo di idolatri, che ricorda i momenti più bui dello squadrismo fascista. Un atto grave, che mina alle fondamenta la nostra democrazia ed i valori del vivere civile. Salvini va a suonare al citofono a favore di telecamere, ma non ha avuto il tempo o forse il coraggio di presentarsi in commissione Antimafia".

A Morra fa eco Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri che non esita a definire la citofonata "una baracconata che fa capire capire che siamo dinanzi a un cialtrone, ipocrita, senza alcuna morale e comprensione delle minime garanzie costituzionali, dimostrate ampiamente in questi suoi 40 anni di parassitismo istituzionale".

Per Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, "Salvini è un pericolo per la democrazia, e per tutte le persone che pensano che i problemi si debbano risolvere democraticamente. In democrazia non si sequestrano le persone; in democrazia non ci si ammanetta, semmai sono le magistrature che intervengono e mettono con le forze dell'ordine le manette; in democrazia non ci si rinvia a giudizio; in democrazia non ci si autoassolve; in democrazia, quando sono in corso indagini, non si fanno appelli al popolo".

Interviene anche il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che evidenzia come "tutti i comportamenti di questi giorni, di queste ore, la violenza delle sue parole, portano a un obiettivo chiaro: quello di trasformare gli emiliano-romagnoli in sudditi".

Mentre ieri sera stesso era intervenuto il sindaco di Bologna, Virginio Merola, con un post su Facebook in cui diceva: "Io credo che si debba vergognare, caro Salvini. Lei non è un cittadino qualunque. Ha fatto il ministro dell'Interno, come mai in quel caso non ha avuto lo stesso interesse? Forse perché adesso è solo propaganda e si comporta da irresponsabile per qualche voto in più". 

Il ragazzo si tutelerà legalmente


Si tutelerà legalmente il ragazzo della famiglia tunisina a cui il leader della Lega Matteo Salvini ha citofonato ieri in via Deledda, al quartiere bolognese del Pilastro. L'ex ministro aveva chiesto "suo figlio è uno spacciatore?". Il ragazzo, insieme al padre, ha preso contatti con l'avvocata Cathy La Torre, attivista per i diritti civili. Il ragazzo è un 17enne, nato in Italia, e non era in casa quando il leader leghista ha citofonato alla sua famiglia.