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Coronavirus, ad Alassio nell'hotel del contagio

ALASSIO -  Bimbi in costume a fare castelli sulla spiaggia, mentre le mamme prendono il sole. Alcune ragazze con la muta da sub camminano tra le onde, l’acqua alla vita. All’ora di pranzo il lungomare d’Alassio è come d’estate, però a fine febbraio. Poi, in fondo alla passeggiata, lo spettacolo surreale dei due alberghi adiacenti, Bel Sit e Al Mare. Un lazzaretto circondato da uomini in tuta bianca, le mascherine ai volti. Dentro, un centinaio di persone.

“Forse 130, ma il numero esatto ancora non lo sappiamo”, confessa Angelo Galtieri, il vice-sindaco di Alassio. Ospiti e personale degli hotel: prigionieri, in quarantena. "Io ci sono entrato, e mi è parso un film dell’orrore. C’erano anziani che vagavano per i corridoi gridando: sembravano degli zombie. Confusi, esasperati. Nei corridoi sacchi della spazzatura pieni di pannoloni sporchi. Lenzuola e asciugamani che non venivano cambiati da giorni. La gente esasperata, sull’orlo di una crisi di nervi”, racconta un volontario della Protezione civile.

Da un balcone s’affaccia un ragazzo con la barba, saluta: “Mi chiamo Albert Baca, sono albanese di Durazzo”. E’ uno dei camerieri. In questi giorni avrebbe dovuto restare – come tutti - chiuso in una stanza singola, isolato. Invece, le singole sono forse una decina, si sono tutti arrangiati in camere doppie o triple. “Ho cercato di aiutare un po’ tutti - grida - Per fortuna oggi sono arrivati quelli della Asl col disinfettante a pulire”. Albert ha distribuito pasti e medicine, da lunedì sera è diventato infermiere e psicologo in quella ‘prigione’ dove tutti erano abbandonati a loro stessi. Senza più regole, precauzioni. “E’ un eroe”, ha detto di lui Giovanni Toti, il governatore. Che gli ha promesso la cittadinanza italiana.

Ieri sera 32 ospiti di origine astigiana hanno finalmente lasciato Alassio: sono tornati in Piemonte, presso le loro abitazioni o in strutture ospedaliere. Sottoposti al tampone: qualcuno è negativo, altri positivi, nessuno sintomatico. Albert resta in albergo e con lui tutti gli altri: i sindaci di Castiglione d’Adda e Sendriate hanno chiesto di potersi riprendere i propri concittadini – una cinquantina di persone, almeno -, che nelle prossime ore dovrebbero lasciare Alassio.

Prima i ponti crollati. Poi le mareggiate, e l’alluvione. Ora il coronavirus. “Mancano solo le cavallette”. Angelo Galtieri non dovrebbe neanche essere lì, seduto alla scrivania del sindaco. Ma il titolare un anno fa è stato sospeso per una storia di ‘spese pazze’. “E allora è toccato a me, il suo vice”, racconta, rigirandosi tra le mani una boccettina di gel igienizzante al timo. “Siamo stati forti. Seri. Abbiamo lavorato, senza mugugnare mai. E tenuto botta, quando arrivare qui – con le autostrade chiuse – sembrava un’impresa. Così come quando è caduta tutta quella pioggia. Le correnti del mare ci hanno portato via la spiaggia che era il nostro più grande tesoro? Non importa, non ci siamo mica arresi. Qualche mese dopo è tornato tutto come prima. E oggi c’è una giornata di sole che sembra di essere in paradiso”.

Alassio, la perla della Riviera. La città degli innamorati. Il budello, il muretto: icone turistiche mondiali. “Però questa non ci voleva proprio: no, questa volta è molto peggio”. La notizia dei due piccoli alberghi – Bel Sit, Al Mare – con ospiti e personale in quarantena ha fatto il giro del mondo. E Galtieri, che è anche titolare dell’hotel Aida, scuote la testa: “Dall’estero hanno cancellato il 95% delle prenotazioni per questa estate. Non verrà nessuno, capite? E metà dei tour operator italiani ci ha detto: no, grazie. L’altra metà è pronta a telefonarci per una disdetta”.

Alassio è in ginocchio, e con la perla della Riviera tutta una regione, la Liguria, che vive di turismo. A Portofino e nel resto del Tigullio, nel golfo Paradiso e alle Cinque terre, a Sanremo e Ventimiglia (ieri il mercato del venerdì, sempre preso d’assalto dai francesi, era incredibilmente deserto: 90% di presenze in meno, e quei pochi con la mascherina al volto) è una cancellazione dietro l’altra. A Montecarlo hanno invitato i propri concittadini ad evitare “anche brevissime vacanze” oltre confine, rassicurando i lavoratori liguri frontalieri: “State pure a casa vostra perché per voi gli uffici sono chiusi, e non preoccupatevi dello stipendio: sarete comunque pagati”. Da qui e solo all’inizio dell’estate la stima è di 600.000 visitatori in meno, con un perdita dai 400 ai 500 milioni di euro. Pasqua e il primo maggio? Per la Federalberghi ligure, addio a un 70% di presenze. Ma è solo l’inizio, dicono.

Pier Paolo Giampellegrini, commissario straordinario dell’Agenzia turistica per la Liguria. “Serve che governo ed Ente nazionale per il turismo rilancino la nostra immagine a livello internazionale”. Ma come? “Facendo capire che questo resta un paese sostanzialmente sicuro – più sicuro di tanti altri – e di una bellezza ineguagliabile. Guardate la nostra Liguria: siamo la regione più “verde” d’Italia, con 30 bandiere blu. E volete sapere una cosa? Ad Alassio gli hotel sono vuoti, ma i milanesi hanno scelto di venire qui lo stesso in questi giorni, nelle loro seconde case: perché si sentono più sicuri. Raccontiamo questo, e forse ci salveremo un’altra volta”.