Italy

Coronavirus e trasporti, Fugatti: ''Stiamo usando tutti i mezzi a disposizione''. Un vettore privato: ''Non è vero, alcuni sono fermi. Si faccia come in Emilia Romagna''

TRENTO. "Non tutti i vettori lavorano e ci sono ancora mezzi che possono essere utilizzati per togliere pressione al trasporto pubblico". Così il titolare di un'azienda del settore, che aggiunge: "Non tutte le imprese sono state coinvolte, mentre alcuni si sono trovati costretti a rinunciare agli incarichi perché i servizi sono pagati troppo poco: il momento è delicato ma comunque non si può lavorare tante ore per rimetterci soldi".

"Sostanzialmente abbiamo preso tutti i bus a disposizione", ha spiegato il presidente Maurizio Fugatti in conferenza stampa (sotto video di domenica 25 ottobre), ma non sarebbe così. L'ordinanza della Provincia per recepire il Dpcm prevede di abbassare la percentuale della capacità dei mezzi pubblici e potenziare le linee negli orari di punta con 50 vettori e altrettante corse per cercare di limitare gli assembramenti e quindi la possibile diffusione del coronavirus: si passa dall'80% al 65% per i mezzi su gomma con apertura simultanea di tutte le porte e 70% per i servizi ferroviari. Una capienza che dovrebbe restare al 100% invece per le tratte inferiori ai 15 minuti (Qui ordinanza della Pat).

Intanto sono però numerose le segnalazioni di code e assembramenti in stazione, senza dimenticare le fermate degli autobus come riportato anche da Il Dolomiti nei giorni scorsi (Qui articolo). Una criticità evidenziata anche dal dirigente generale alla mobilità della Provincia: "I problemi sono legati principalmente alla fascia giovanile delle scuole superiori. Raccomandiamo agli studenti la massima auto-responsabilità: ci sono casi di assembramenti, mascherine indossate male oppure abbassate" (Qui articolo).

Un'organizzazione dettata anche dal numero limitato dei mezzi a disposizione. "Ci sarebbero ancora veicoli e vettori che potrebbero intervenire per ottimizzare il sistema: ho alcuni bus fermi, però si dovrebbe intervenire per trovare prezzi equi: il turismo è fermo e restano solo i servizi scolastici. Alcuni sono costretti a rinunciare perché altrimenti andrebbero in perdita, altri hanno accettato solo per fare un po' di liquidità e fatturato perché altrimenti le banche non concedono più credito. La situazione attuale è che poche aziende con bilanci importanti alle spalle lavorano, molte raccolgono le briciole e tante invece hanno i bus parcheggiati: si possono coinvolgere di più le ditte che ruotano intorno a Cta, mentre sono tagliate fuori quelle non consorziate".

Insomma, sembra che ci siano i margini di manovra per migliorare la situazione. "Si potrebbe inoltre seguire l'esempio dell'Emilia Romagna: c'è un accordo e gli autisti del privato possono guidare in via straordinaria le linee del pubblico. Questo permetterebbe di avere ulteriori possibilità per gestire meglio l'utilizzo dei mezzi. La Provincia dovrebbe poi controllare meglio come vengono suddivisi i servizi e verificare come sono utilizzati i soldi comunque di derivazione pubblica. E servono risorse per quantomeno pagare il giusto le tratte che vengono coperte: il momento è difficile ma non si può lavorare in perdita".

Un ulteriore passo sarebbe quello di cadenzare meglio l'uscita degli studenti dalle scuole. "I ragazzi prendono d'assalto sempre il primo autobus e poi diventa difficile farli scendere. E' veramente difficile gestire l'affluenza e la capienza effettiva sul bus. E' necessario spingere per avere un'entrata o un'uscita dagli istituti più organizzata per evitare assembramenti e persone in coda". 

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