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Da torinocentrico a "scentrato", vaga senza meta il torpedone Pd

Festa regionale in Val d'Ossola e direzione itinerante su e giù per il Piemonte: si parte il 3 agosto all'inseguimento di Cirio. "Difficile fare opposizione a chi non fa niente" dichiara il segretario Furia che vagheggia un neo centralismo democratico

“A Roma martedì da Zingaretti? No, non vado. Partecipo via skype. Devo lavorare e poi questo partito è ora che diventi più smart”. E cosa c’è di più agile, innovativo, più smart per dirla con il segretario piemontese del Pd Paolo Furia, di una corriera? Torino-Villadossola sono 180 chilometri, due ore in macchina, ben di più sul torpedone democratico contando pure le fermate lungo il tragitto e con l’incognita dell’imbottigliamento. E si, perché “il Pd itinerante”, come lo chiama Furia spiegando che è “quello che porta il Piemonte uno nel Piemonte due”, decide di muoversi proprio il 3 di agosto, giornata contrassegnata fin d’ora col bollino rosso. O magari sarà proprio per questo, si sa quanto i simboli e la nostalgia contino da certe parti, che la Festa dell’Unità in Val d’Ossola cui è stata attribuita la qualifica di regionale ospiterà l’assemblea regionale del partito, chiamando capataz e gregari fin quasi sul confine con la Svizzera. Dunque puntuali: si incomincia alle 17 “e si inizierà a entrare nel vivo di quell’impostazione tematica che abbiamo deciso di dare al partito, in vista della conferenza programmatica di novembre”.

Scuola, sanità, lavoro, cultura e via così con tutte le materie distribuite tra i dieci membri della segreteria che Furia, come spiegava ieri uscendo dalla riunione di via Masserano, è convinto “riporteranno il Pd a parlare con quei mondi con cui da tempo non si parlava più: i medici, gli infermieri, i sindacati della scuola”. Ma sui temi il nuovo corso zingarettoso del Pd piemontese vuole tessere un filo assai più solido e resistente con il gruppo consiliare a Palazzo Lascaris presieduto da Domenico Ravetti: una sorta di linea diretta tra il membro della segreteria e i consiglieri che, nelle commissioni, si occupano delle varie questioni in agenda del partito.

Fuor di dubbio che sia la Regione il terreno su cui si misurerà e in parte ha già incominciato a farlo il Pd, uscito malconcio dalle urne ed entrato in quello che se non è un letargo, certo non può dirsi ancora un’opposizione da far perdere il sonno al centrodestra. “Difficile fare opposizione a chi per ora non ha fatto niente” ribatte il segretario regionale. Sarà. Certo una delle poche cose fatte dal nuovo inquilino di piazza Castello è stata subito, si presume involontariamente, copiata da quello di via Masserano. Alberto Cirio esordisce con le giunte in trasferta nelle province e Furia trasferisce, via pullman, l’assemblea all’imbocco della valle Antrona.

Via dal centro e dal Torino-centrismo. E quel “Piemonte uno – Piemonte due” che diventa un tormentone pari a “volante uno – volante due” di Indietro tutta. Sì, la vita è tutta un quiz e quella del Pd in Piemonte per ora sembra il Rischiatutto: non pigiare il pulsante prima del tempo. “Meglio concordare, rafforzare, condividere, piuttosto che uscite individuali”, spiega Furia premettendo di essere “pienamente in linea con quanto ha detto Daniele Valle criticando i tagli alla cultura da parte della giunta Cirio”, ma osservando anche che “quei tagli sono solo paventati”.

Sottigliezze, aggiustamenti di rotta apparentemente leggeri, ma che raccontano quel che capita e probabilmente capiterà da qui in avanti. Con tutte le variabili e le incognite del caso, compresa l’influenza che potrà avere tra i banchi dem di via Alfieri la presenza dell’ex presidente Sergio Chiamparino, sul cui futuro da consigliere dopo il frettoloso annuncio di abbandono dopo la sconfitta e successivo ripensamento: tutto è, appunto, un quiz.

“Daremo battaglia per avere la commissione sulla legalità, come chiesto da Domenico Rossi”, promette Furia. E sulla controversa questione della commissione sull’Autonomia il segretario ribadisce come “il modello giusto è quello indicato dalla precedente amministrazione” e spiega che “una commissione è necessaria e noi siamo pronti a presiederla”. Ma lo zingarettoso Furia è ancora più pronto a cambiare registro pure sulla comunicazione: “Serve rafforzare il raccordo tra partito e consiglieri. Dobbiamo inviare messaggi chiari, efficaci e per questo vanno concordati, soprattutto in alcuni casi per rafforzarli”, spiega, mentre il Cominform 4.0 ha già mosso i primi passi anche sui social: “le pagine facebook del gruppo e del partito sono collegate”.

Cosa potrà, invece, cambiare proprio nell’assetto della segreteria piemontese del Pd nel caso in cui la forte frizione tra l’area zingarettiana e quella (post) renziana che si sta consumando in provincia di Alessandria evolva in rottura, è un incognita non priva di conseguenze anche pesanti. La richiesta all’attuale segretario Fabio Scarsi di farsi da parte e d andare a un congresso straordinario, avanzata dalla sinistra guidata dal tesoriere regionale Daniele Borioli pare essere stata solo mitigata e posticipata da trattative che sarebbero arrivate a meno di un passo dalla rottura. E a Torino, anche tra i parlamentari, c’è chi avvisa: se l’area Zingaretti forza la mano ad Alessandria, si ridiscute tutto anche a livello regionale.

L’aria che tira non è quella dell’unità predicata dal governatore laziale e la frattura, con le appena accennate conseguenze in via Masserano, potrebbe arrivare anche prima della gita in val d’Ossola quando a Palazzo Lascaris sarà chiuso per ferie senza che dalla giunta Cirio sia arrivato qualche provvedimento da far mutare l’atteggiamento del Pd che Furia descrive di “attesa sospesa”. Come chi aspetta il pullman.

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