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Italy

Droga e condanne, vita fuori controllo: «Ecco perché Corona va curato»

Il magistrato di sorveglianza ha concesso all’ex re dei paparazzi la detenzione domiciliare «umanitaria» in una comunità per tossicodipendenti. La psicoterapeuta: «Scelta giusta, ma se lui non riconosce di avere dei disturbi non guarirà»

di Giuseppe Guastella

Fabrizio Corona è malato. Malato di lavoro, di soldi e di sé stesso, e questo lui lo sa perfettamente per averlo ammesso più volte in pubblico. È una malattia psichica che comprende in sé un disturbo della personalità borderline, uno bipolare e un terzo di tipo narcisistico ai quali si unisce una sindrome depressiva, e questo rende la sua condizione incompatibile con il carcere. Lo hanno stabilito le consulenze tecniche che sono riportate nel provvedimento con il quale il magistrato di sorveglianza di Milano Simone Luerti ha concesso all’ex re dei paparazzi la detenzione domiciliare «umanitaria» per i prossimi 4 anni in una comunità per tossicodipendenti, come è stato Corona in passato.

Fabrizio Corona, una vita «spericolata»
Nasce a Catania nel 1974

Fino a giovedì scorso Fabrizio Corona era rinchiuso a San Vittore per un cumulo di condanne tecnicamente corretto, ma oggettivamente sproporzionato (9 anni e 8 mesi), per fatti connessi alla sua frenetica e a volte illegale attività professionale di imprenditore fotografico e della comunicazione, ma soprattutto di personaggio del gossip nostrano. Entrò in carcere la prima volta nel 2007 nell’inchiesta Vallettopoli di Potenza, seguirono condanne per estorsioni tentate e una compiuta, per spendita di monete false, per bancarotta, per la corruzione di un agente di polizia penitenziaria che gli aveva portato una fotocamera in cella e, l’ultima, per una violazione fiscale, unico reato rimasto legato ai soldi accumulati in nero girando come testimonial l’Italia in lungo e in largo che gli è costato la perdita dell’affidamento terapeutico e il rientro a San Vittore.

Che senso possa avere pagare a mezzanotte con soldi falsi il pieno in autostrada quando si sta su una lussuosa Bentley e si è Fabrizio Corona, quindi con certezza di essere riconosciuto, solo lui lo sa. Oppure, perché se sei autorizzato da un magistrato a fare una serata in un posto poi allunghi ad un’altra città dove, come è ovvio, i Carabinieri ti denunciano? Domande che trovano risposta già in una diagnosi psichiatrica del 2014 quando i sintomi che ora vengono confermati da Luerti furono accertati la prima volta.

«Il soggetto bipolare ha dei passaggi di umore e di visione della realtà da una prima fase di eccitamento, generalmente collegata a pensieri di tipo persecutorio, ad una fase depressiva», spiega la psicoterapeuta Vera Slepoj secondo la quale Corona «non è in grado di contenere le sue pulsioni». Il borderline sta, appunto, «al confine tra nevrosi e psicosi» mentre il narcisista «concentra su di sé qualsiasi azione tanto che non riesce ad avere grande affettività e relazioni sentimentali. Ma, attenzione, questo non vuol dire che ami se stesso», aggiunge Slepoj che condivide la detenzione domiciliare per Corona: «Ma se non collabora con chi lo cura, lavorando su di sé e riconoscendo i suoi disturbi, non guarisce». Per due volte Fabrizio Corona, difeso dall’avvocato Antonella Calcaterra, ha ottenuto l’affidamento in prova per uscire dalla coca e per due volte gli è stato revocato. L’ultima a marzo perché aveva vissuto la libertà «come fonte ossessiva di guadagno, in un rapporto insano col denaro», quello che accumulò a mazzette in un controsoffitto. Per lui, scrive Luerti, la droga era «automedicazione dal malessere generato dalla malattia» psichiatrica che, come ha detto la Consulta, è incompatibile con il carcere tanto quanto quella che colpisce il fisico.

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