Italy

E se il rilancio dell’Italia arrivare dalle Alpi svizzere? A Davos il piano per sbloccare il nostro Paese

AL WORLD ECONOMIC OUTLOOK

di Giuliana Ferraino, inviata a Davos

E se la spinta per rilanciare l’Italia, schiacciata dal suo enorme debito pubblico e vincolata dai paletti del fiscal compact europeo, venisse dal cuore delle Alpi svizzere? È l’ambizione, almeno sulla carta, della sessione a porte chiuse intitolata «Italy Vision 2030, overcoming the challenges», il progetto per realizzare “un piano strategico” per sbloccare il nostro Paese, in collaborazione con il World Economic Forum. La riunione è in programma domani pomeriggio, al Centro Congressi di Davos, dalle 17.30 alle 18.45, nel giorno in cui arriva anche il premier Giuseppe Conte, invitato a partecipare insieme al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Sono stati chiamati ad aderire all’iniziativa tutti gli italiani al Forum e hanno già confermato la loro presenza una dozzina di persone, tra cui Andrea Illy, che vorrebbe fare del piano la base del suo programma per la candidatura alla presidenza di Confindustria; Marco Alverà, Ceo di Sanm; Philippe Donnet, Ceo di Generali; Stefano Scabbio, amministratore delegato di Manpower Italia: Nerio Alessandri, numero uno di Technogym; Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad; Alberto Nagel, consigliere delegato di Mediobanca; Gianmario Verona, rettore dell’Università Bocconi. Doveva esserci anche Francesco Caio, presidente di Saipem, ma deve tornare questa sera a Roma. Si siederanno al tavolo insieme al fondatore e presidente esecutivo del Wef, Klaus Schwab, che dal canto suo ha invitato alla discussione alcuni leader internazionali.

Al di là dell’instabilità politica, l’interesse «è molto forte e l’Italia resta un Paese dove investire e fare affari», ci conferma Brian T. Moynihan, Ceo di Bank of America Merrill Lynch, ricordando che l’ultima riunione internazionale del board della banca d’investimento americana si è tenuta proprio nel nostro Paese. È’ una visione di lungo termine, con un orizzonte temporale di 10 anni (i cinesi ragionano a scadenze trentennali), rispetto al breve termine che domina la nostra politica economica. E Un tentativo di scuotere la mancanza di progettualità e di iniziativa del Paese. Si vedrà. Giuliana Ferraino